4° Forum sulla “Famiglia Italiana Musulmana” (Vr 01.12.2013)

2013 Nuovo Logo Cons.Isl.amico VR  [Sezione dei Nuovi Musulmani che parlano lingue diverse dall’arabo]

Raccolta INTERVENTI (a cura di Umar Frigo)

4° FORUM «SULLA FAMIGLIA ITALIANA MUSULMANA»  

Titolo del Forum

«Come può vivere la Famiglia italiana musulmana con la Fede?»

Ospiti del Forum

Dr. Aboulkheir Breigheche (Tn)

Dr. Ali Abu Shwaima (Mi)

Dr. Abdul Rashid Morgan (Bs)

Dr. Abdel Wahab Ciccarello (Ud)

Izzeddin Elzir – Presidente UCOOI (Fi)

Con la partecipazione di nuovi musulmani e musulmane di Verona-Brescia-Vicenza-Trento, Padova

Domenica 1 Dicembre 2013 – Ore 15,00 VERONA

presso Hotel Holiday Inn San Martino Buonalbergo (Vr) 

Programma Lavori Forum e Oratori

H.14,30 Benvenuto e Preghiera (Salàt Asr);  H.15,00 Apertura con Corano e parola del C.I.V.;  H.15,30 L’importanza della fede di Dr. Ali Abu Shwaima;  H.16,00 Il comportamento del credente nella Famiglia di Dr. Abdel Wahab Ciccarello;  H.16,30  Preghiera (Salàt Maghreb) + Pausa Thè;  H.17,00 Ruolo della Fede per superare le difficoltà di Dr. Aboulkheir Breighech;  17,30 Mezzi pratici per sfidare le difficoltà di Dr. Abdul Rashid Morgan;  H.18,00  All’ombra di un versetto coranico di Umar F.; H.18,15 Parola di una sorella italiana di Iman; H.18,30 Domande dei partecipanti al Forum; H.19,00 Chiusura lavori Forum di Shaykh Anwar e Redouane; H.20,00  Cena offerta dal C.I.V.

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«L’importanza della Fede»

Dr. Ali Abu Shwaima

[Giordano, Medico, fondatore e Imâm della Moschea di Segrate (Mi); co-fondatore dell’UCOII (Unione Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia); dirigente del FIOE (Federazione Organizzazioni Islamiche in Europa].

Bismillahi r-Rahmani r-Rahim – In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Allàh, gloria a Lui l’Altissimo, ci dice nel Suo Corano che ha creato l’uomo, gli ha poi dato la migliore forma e poi ha insufflato in lui il Suo Spirito (Ruh) dandogli così la vita. L’uomo per essere in equilibrio, ha perciò l’esigenza di dare soddisfazione a questi due suoi elementi (corpo e spirito) di cui è stato composto dal Suo Creatore. Se l’uomo soddisfa solo l’esigenza dello spirito, egli s’innalzerà verso i cieli avvicinandosi alla natura degli angeli che sono puro spirito, l’uomo però ha anche il corpo da tenere in considerazione. Se invece l’uomo vuole soddisfare solo la sua parte corporea e terrena, si avvicinerà alla natura degli animali, tralasciando così la sua parte spirituale. Perciò l’uomo per essere un ‘Vero e completo uomo’ deve trovare il giusto equilibrio nel soddisfare questi due elementi di cui è composto. L’uomo potrà fare questo conoscendo prima di tutto quale sia l’esigenza del suo corpo e qual sia l’esigenza del suo spirito. L’uomo ha una ‘mente’ razionale che discerne e un ‘cuore’ che prova l’amore verso un qualcosa a lui esterno. Anche questi due elementi devono essere in equilibrio. Si può credere in una cosa con la ragione, poiché la si accetta come giusta, ma poi se non è amata anche dal cuore, l’uomo non la metterà in pratica, rimanendo così solamente un qualche cosa di teorico. Qui entra in funzione la Fede: si crede, con i sensi e con la mente su una cosa giusta, poi questa credenza viene trasmessa al cuore che la traduce in azione, passando così dalla teoria alla pratica.

Come per il corretto utilizzo delle varie cose materiali inventate e fatte dall’uomo vi è la necessità di avere un libretto d’istruzioni, così pure la Fede (imàn) è il libretto d’istruzioni che ci ha dato Dio per il buon utilizzo del nostro corpo e del nostro spirito. Nella Storia dell’uomo ci sono stati diversi tentativi d’istruzioni inventate dall’uomo su come impostare la propria vita, ma che non hanno portato la tranquillità e la pace. Perché? Perché non sono le istruzioni arrivate da Colui che ha creato l’uomo e che conosce come sia fatto, cioè da Dio. Dio ha mandato agli uomini i Suoi Profeti con le istruzioni del perché l’uomo sia stato creato e di quale sarà la sua fine, e anche come essere felice in questa vita e nell’altra. Questa è la Fede (imàn) è la «fitra» «la purissima Natura originaria (fitra) che viene da Allàh, e secondo la quale Egli ha plasmato gli uomini» (Cor.30,30). Al-fitra è l’istinto primordiale di rivolgersi a Dio che nasce dal cuore, è una disposizione innata e connaturata nell’uomo già dalla sua nascita e creata da Dio stesso affinché l’uomo si rivolga ‘naturalmente’ a Dio ed accetti di sottomettersi a Lui, suo Creatore, ed accetti così la Religione originale e pura della “sottomissione a Dio” (islam) e perciò anche di seguire gli insegnamenti dei Suoi Inviati. Con la Fede (imàn) noi possiamo perciò realizzare la nostra vera natura ed essere dei veri Uomini e vere Donne.

Dio ci ha dato degli atti di adorazione da fare per Lui (ibadà), sono da compiere però in una misura giusta, e se l’uomo li segue avrà così l’equilibrio in sé. Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto: «Se si frusta il proprio cammello per farlo correre più forte e arrivare prima alla meta, si uccide il cammello e non si arriva più alla meta» (hadith). Chi agisce in questo modo ha due perdite: il proprio bene (il cammello) e l’arrivo alla meta prefissata. Se noi guardiamo l’insieme degli insegnamenti di Dio che troviamo nell’Islam, si vedrà che viene data soddisfazione al corpo e allo spirito con misura e equilibrio. Nell’Islam non c’è il celibato, e non c’è nemmeno il rapporto libero e sfrenato tra uomo e donna, ma viene invece consigliato fortemente il matrimonio (il matrimonio è la metà dell’Islàm) che regolamenta con equilibrio questo rapporto e questa esigenza naturale tra uomo e donna.

Nell’Islam c’è chi fa di più e chi fa di meno di ciò che insegna la Religione, e ciò in base alle proprie forze e grado di fede. Nell’Islam c’è una parte di obbligo (fard) per tutti e una parte facoltativa (Sunna – detti e fatti del Profeta Muhammad) nella quale dobbiamo gareggiare per avvicinarci di più a Dio, non bisogna però giudicare male chi fa solamente le cose obbligatorie (fard). Ai nostri giorni ci sono alcuni Fratelli che vogliono che i musulmani si comportino tutti come loro, siano tutti uguali come delle fotocopie a loro o a ciò che loro hanno compreso dell’islam, però questo non è corretto, perché l’islam è aperto e libero, e come dice Dio nel Corano: «Non c’è costrizione nella Religione (là ikrà fì-ddìn)» (Cor. 2,256). Riportiamo questo importante detto (hadith) del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) che ci insegna la giusta misura e il giusto equilibrio nella pratica religiosa: «Tre uomini vennero alla casa delle mogli del Profeta (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) a far domande sul culto (atti di adorazione) fatto dal Profeta e quando ne furono informati, fu come se lo considerassero poca cosa, e dissero: “In che cosa divergiamo dal Profeta, al quale sono stati perdonati i peccati commessi primi, ed i peccati futuri?” Uno di loro aggiunse: “Quanto a me, io pregherò sempre per l’intera notte”, un altro: “Ed io digiunerò tutto il tempo senza interruzione”, e l’ultimo: “Ed io mi asterrò dalle donne e non mi sposerò mai”. L’Inviato di Allàh (salla Allàhu ‘alayhi wa sallàm) andò da loro, e chiese: “Siete voi che avete detto così e così? Per Allàh, non sono forse io più timorato di Allàh di voi? E più timorato adoratore di Allàh di quanto lo siate voi? Eppure io digiuno e faccio interruzione, prego e vado a dormire, e mi unisco alle donne (mi sposo). Chi prova avversione per il mio comportamento (Sunna) non è dei miei.»(hadith) Perciò se noi seguiamo la Sunna del nostro Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) salvaguardiamo la nostra Fede, camminiamo nella nostra vita terrena con equilibrio e felicità, e ci manteniamo nella Via Retta.

l’essere umano per avere l’equilibrio ed essere felice nella vita, come viene anche insegnato nei libri di medicina, ha bisogno di avere queste quattro cose:

1) Essere sano nella psiche (mente).

2) Essere sano nel corpo.

3) Donare. (Avere la possibilità di donare agli altri).

4) Essere libero. Un credente che crede in Dio ed ha la Fede riesce a soddisfare queste quattro cose.

1) Che cosa disturba la psiche (mente)? Per esempio le preoccupazioni del futuro: se si avrà il lavoro, se i figli avranno ciò di cui necessitano, se si avrà la salute, etc.. Oppure le preoccupazioni del passato: ‘se avessi fatto questo avrei avuto quest’altro’, etc. Tutto ciò provoca uno stato interiore psichico di ansia, di depressione. Dio ci dice invece nel Corano che si bisogna agire ed operare, ma che non dobbiamo preoccuparci troppo del risultato, perché è Lui che pensa a noi, tutto è nelle Sue mani, è Lui che decide tutto. Perciò il musulmano che si affida a Dio accetta anche il sesto Pilastro della Fede: Credere nel Decreto Divino (Qadar) sia nel bene che nel male, fa quello che è giusto fare e poi accetta ciò che il Suo Creatore ha deciso per lui, e non è soggetto perciò a stati di ansia o di depressione ma bensì avrà una situazione psichica equilibrata, sana e serena.

2) Che cosa disturba la sanità del corpo? Due cose: può essere una malformazione fisica (handicap) che non dipende dall’uomo stesso; oppure gli stati di malattia che dipendono dall’uomo per una sua negligenza, cioè quando l’uomo è sregolato e non si prende cura del proprio corpo. Il musulmano, obbedendo agli insegnamenti di Dio il Suo Creatore, segue invece una vita sana, si alimenta con cibi sani e si astiene da ciò che può danneggiare il suo fisico. Dà inoltre al suo corpo il giusto riposo e non lo sottopone a eccessi negativi, è regolato e attento e non sregolato e negligente. Con questo buon comportamento contribuirà a tenere così, sano e in forma il proprio corpo.

3) Che cosa disturba o limita il Donare? Il donare del proprio tempo, di sé stessi, dei propri soldi agli altri. Sicuramente è l’avarizia! Il pensare solo a sé stessi. Il musulmano invece è continuamente spronato da Dio nel Corano e dall’esempio del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) ad essere generoso con gli altri, perché sa che Dio è generoso con lui, sa che gli altri sono le creature di Dio, e sa che Dio sarà soddisfatto se lui è di aiuto ed è utile con le creature di Dio. L’avarizia perciò è una cosa condannata dall’islam e il buon musulmano difficilmente cadrà vittima di questa malattia e non sarà perciò limitato nel donare agli altri.

4) Che cosa può impedire la libertà? Due cose: Una dittatura che ci impedisce di fare ciò che di onesto desideriamo fare, quali per esempio fare l’appello a Dio (da’wa), riunirci in gruppo o altre cose lecite. La “necessità”, essere cioè costretti a fare delle cose. Per esempio se una persona ha un debito o un mutuo, non può accontentarsi di fare un lavoro tranquillo e poco impegnativo, che lo lascerebbe libero di stare più con la sua famiglia e di non essere schiavo del lavoro, ma sarà costretto a lavorare tante ore per pagare il suo debito, o il suo mutuo. Quando ci sono questi due impedimenti all’uomo viene a mancare la libertà e di conseguenza l’equilibrio.

Il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) ci ha insegnato una bella invocazione (du’à) rivolta a Dio da recitare al mattino e alla sera per vincere i problemi e le malattie della vita, con la quale vediamo ancora una volta confermato che l’islam e la Fede sono fondamentali per superare tutti i problemi. Questa è la Du’à (invocazione):

«Oh mio Signore (Allàhumma), mi rifugio in Te contro le preoccupazioni, la tristezza, l’impotenza, la pigrizia, la vigliaccheria, l’eccesso di debiti, e la dominazione degli uomini. Oh mio Signore, proteggi il mio corpo, il mio udito la mia vita. Oh mio Signore, mi rifugio in Te contro la miscredenza, e la povertà. Oh mio Signore, mi rifugio in te contro il supplizio della tomba. Non c’è divinità all’infuori di Allàh».

 *  (Fine Intervento)  *

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«Ringraziamenti»

Dr. Izzeddin Elzir

Presidente UCOOI

[Palestinese, vive in Italia a Firenze da 20 anni, Imam della Moschea di Firenze, Presidente dell’UCOI (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia).]

Bismillahi r-Rahmani r-Rahim – In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Il Presidente dell’UCOOI Izzeddin Elzir viene invitato a dire alcune sue parole ai presenti del Forum. Egli fa un brevissimo intervento nel quale ringrazia il Consiglio Islamico di Verona (C.I.V.) dell’invito a questo Forum, ormai arrivato alla sua 4° manifestazione. Ringrazia poi gli Ospiti in sala il Dr. Abu Shwaima e il Dr. Aboulkheir Breighech, in quanto sono stati i Pionieri in Italia nel far conoscere l’Islam, e a sviluppare i primi contatti con gli italiani e le istituzioni italiane.

Izzeddin Elzir dice che per lui, questi Fratelli sono come dei maestri dai quali ha molto da imparare. Sono stati i fondatori nel 1970 a Perugia dell’«Unione degli studenti musulmani in Italia» (USMI), con lo scopo di favorire i contatti tra le presenze islamiche nelle varie università italiane e i musulmani già presenti sul territorio. Nel 1989 sono stati tra i promotori della creazione dell’«Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia» (UCOII).

Assieme a loro va il ringraziamento anche al Dr.Abdel Wahab Ciccarello, e a tutti i Musulmani più anziani presenti in sala, che tanto hanno fatto per far conoscere l’Islam in Italia.

Il Presidente dell’UCOII Izzedin Elzir, visto il successo di questo tipo specifico di Forum «Sulla Famiglia Italiana Musulmana» si augura di poterlo organizzare di nuovo prossimamente, assieme al Consiglio Islamico di Verona (CIV), a livello Nazionale.

* (Fine intervento) *

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«Il ‘comportamento’ del credente nella Famiglia»

Dr. Abdel Wahab Ciccarello

[Italiano, Direttore di Islamic Relief Italia (IRI) Organizzazione umanitaria internazionale, che ha la finalità di alleviare la sofferenza delle persone più povere del mondo; Organizzazione non-governativa (ONG) indipendente, che sostiene progetti di emergenza e di sviluppo in oltre 30 paesi.]

Bismillahi r-Rahmani r-Rahim – In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Ringrazio Shaykh Anwar dell’invito a partecipare a questo Forum, e mi complimento con il Centro islamico di Verona per le sue buone iniziative che sono di stimolo per tutti noi. Con i Sapienti già presenti al Forum non c’è bisogno delle mie parole ma, come insegna Allàh nel Corano «Ricorda in modo che il ricordare sia di giovamento ai credenti» porterò anche il mio contributo.

Il mio intervento cercherà di centrarsi su ciò che è l’aspetto più importante della nostra Fede (Imàn) dopo la Dottrina (‘Aqida) e cioè il «comportamento» del fedele, perché si possono conoscere tanti versetti del Corano, tanti detti (hadith) del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) ma ciò che poi rimane è il modo in cui noi mettiamo in pratica ciò che conosciamo. Ci sono molti Orientalisti che probabilmente ne sanno più di noi, o altri che studiano molto, ma poi contraddicono con il loro comportamento ciò che hanno imparato. Ciò si applica al singolo individuo, ma anche alla famiglia, riunione principale della Società.

Nell’Islam, creare una famiglia è una cosa veramente raccomandata. Il fatto che il matrimonio sia l’unica strada, senza alternative, per creare una famiglia, è supportato da tante prove del Corano e della Sunna. Perciò l’importante è stabilire molto chiaramente nelle nostre menti e nei nostri cuori, ma anche nella Società dove viviamo, che questo è il nostro modello naturale di famiglia sul quale non possiamo transigere, e cioè tra un uomo e una donna. Ai nostri giorni purtroppo assistiamo a una forte pressione dei mass media che ci vogliono fare accettare con continue discussioni che il matrimonio non è solo tra un uomo e una donna, ma per noi musulmani la cosa è chiara e non abbiamo null’altro da dire se non ciò che ci ha detto Allàh, e cioè che ci ha creati da un maschio e da una femmina affinché ci conosciamo, ci amiamo, e costruiamo una famiglia come l’islam ci insegna. Noi dobbiamo trovare sostegno in ciò che crediamo nella Rivelazione di Allàh (Corano) e nella Sunna del Profeta (sas) e sostenerle poi nelle nostre convinzioni. Il Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) ha detto ai giovani: «Chi tra di voi lo desidera e ha la possibilità di sposarsi che lo faccia, e chi non può deve praticare il digiuno» perché questo lo aiuta ad avere pazienza fino a che Allàh gli darà la possibilità di sposarsi. Perciò l’invito del Profeta è di sposarsi e di farlo da giovani. Bisogna anche però chiarire che nell’Islam non esistono i matrimoni forzati, imposti dai genitori, ma ci deve essere il consenso tra le due parti.

Ai nostri giorni, sia ad Est che ad Ovest, vediamo che il matrimonio viene ritardato sempre più, e ciò porta a degli effetti negativi nella Società, effetti di disordine e di corruzione morale (fitna) tra i due sessi. L’uomo e la donna hanno delle esigenze naturali che ci ha dato Allàh, e se non diamo loro una risposta adeguata e cioè nel solco degli insegnamenti dell’Islam, le persone, uomini e donne, tendono a dare sfogo a queste esigenze e ciò sarà fatto nel modo errato e più deleterio. La conseguenza è che, o non si creano, o si distruggono le famiglie e così si mina la base essenziale della Società.

Allàh ha descritto con una ‘parola’ il Matrimonio rivelando la sua importanza e questa parola è «Mithàq» che in italiano si può tradurre con «Patto». Alcuni Sapienti contemporanei e Orientalisti paragonano questo ‘patto’ al livello degli altri tipi di patti di natura commerciale, dove due parti s’incontrano e si mettono d’accordo sulle varie regole relative a questo patto.

Questa interpretazione però, limita molto l’importanza del matrimonio: Allàh dice nel Corano «Mithàq ghalìzan» (Cor.4,21), che significa «un Patto di estrema importanza», perciò non è un patto uguale agli altri patti. Inoltre se noi guardiamo come Allàh abbia usato questa parola in altre parti del Corano (Sura Baqara in 5 versetti; Sura Nisà in 5 versetti; Sura Al-Imràn; Sura al Maida, e altre sure), vediamo che questo stesso temine è usato per indicare il ‘patto tra le persone ed Allàh’, il Patto primordiale dell’uomo con Allàh (Cor.7,172).

Allàh ci dice nel Corano che dobbiamo mettere tutto al Suo servizio se vogliamo la Sua Misericordia ed entrare in Paradiso, e tra questo tutto c’è anche il matrimonio. Se il matrimonio è basato ‘semplicemente’ su un aspetto di questo basso mondo, cioè la bellezza, la ricchezza, la fama, il matrimonio si può certamente fare, però il Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm), in un celebre hadith, ci ha raccomandato di sposare la donna (o l’uomo) che è Religiosa e che ha la Fede. Perché? Perché se il matrimonio non è un atto di amore per Allàh, prima di tutto, e poi tra le due persone, quel matrimonio presto o tardi andrà in crisi. Se non riusciamo a comprendere la natura profonda del matrimonio, non riusciremo a dare al matrimonio il significato che esso ha.

Tra i vari significati del matrimonio Allàh ci ha detto in modo molto chiaro: «E tra i Suoi segni (di Allàh) vi è il fatto che ha creato da voi stessi (min anfusi-him) delle spose, affinché in esse troviate la quiete (sakìna); e ha stabilito tra voi amore (mawadda) e misericordia (rahma). Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.» (Cor.30,21). Allàh ha chiamato il matrimonio uno fra i Suoi ‘segni’ (ayat Allàh). Il termine arabo «ayat» ha tra i suoi significati: segno; prova, evidenza, ma sarebbe più corretto tradurlo come ‘miracolo’. Senza dubbio il matrimonio può diventare un miracolo, sta a noi farlo diventare tale se seguiamo ciò che Allàh dice, oppure farlo diventare un disastro se non siamo in grado di dare il significato profondo che il matrimonio dovrebbe avere.

Il significato del matrimonio e della famiglia che si crea è quello di un ‘mutuo aiuto’ tra i credenti, per entrare insieme in Paradiso. Se non diamo alla famiglia un significato ultrarreno e la limitiamo semplicemente a questo mondo, allora dimentichiamo cosa stiamo a fare in questo mondo. Allàh ci dice: “Ogni essere umano troverà la morte” (Corano), il senso della vita si trova perciò tra la nostra venuta in questo mondo ed il nostro ritorno ad Allàh, lo scopo di questa vita è che se (con le nostre opere) ci allontaniamo dal fuoco dell’inferno ed entriamo in Paradiso, questa è la vittoria, questo è il senso della vita. Perciò il matrimonio, la famiglia, i figli, la carriera, i titoli di studio, se non sono in funzione di questo scopo (ultraterreno) sono inutili, anzi dannosi. Qualunque cosa facciamo, se non la facciamo per Allàh, è inutile e nelle peggiori delle ipotesi ci allontana dalla Retta Via. In sintesi, bisogna intendere la Famiglia islamica come un luogo nel quale possiamo crescere, aiutarci gli uni con gli altri ad avvicinarci ad Allàh.

Come si fa a creare questo luogo di miglioramento e di avvicinamento ad Allàh? Per stabilire che cosa sia una famiglia islamica bisogna guardare quello che ci dice Allàh, e quello che ci ha detto il Profeta. Una famiglia di credenti è quella dove la fede (imàn) è al primo posto. Se dobbiamo definire che cosa sia la Fede, il matrimonio ne è un esempio molto calzante. Potremmo definire la Fede come nient’altro che: “l’Amore”, l’amore tra moglie e marito, tra madre e figlio, tra i fratelli. Allàh ci parla però dell’amore come un ‘atto di fede’, come ‘la fede’ stessa. Allàh ci dice: «Quelli che credono sono quelli che hanno l’amore più forte per Allàh» (Corano). I diversi tipi di amore sono legittimi, sono belli, sono parte della nostra vita, ma se non diamo l’amore più grande, quello che ha più preminenza nel nostro cuore ad Allàh, se Allàh non viene prima di chiunque altro o di qualunque altra cosa, non avremo capito niente dell’amore, e l’amore rimarrà una cosa molto superficiale, legata a dei sentimenti, che possono essere anche molto belli, ma che sono destinati a sparire, legati a dei momenti che finiscono, ma che non ci potranno garantire né l’accesso al Paradiso né la pace in questo mondo, perché i momenti di gioia sono succeduti normalmente da momenti di tristezza e viceversa, la vita è fatta così. Ma è l’amore per Allàh, quello che definisce il credente.

Ma come si fa ad avere questo Amore? Non è una questione di pensiero o di sentimenti, è una questione di comportamento (khuluq). Il Profeta Muhammad (sas) ha detto: “Ciò che fa entrare maggiormente le genti in Paradiso è il buon comportamento”. L’Amore per Allàh o per le Sue creature non è una filosofia: un pensiero, ma è un aspetto molto pratico e concreto. Allàh dice: «Dì (o Muhammad), se veramente amate Allàh, seguitemi, Allàh vi amerà e perdonerà i vostri peccati» (Cor.3,31). L’Islam è una Religione molto pratica, la Via giusta è indicata da Allàh attraverso l’esempio del Profeta Muhammad (sas), tutta la sua vita è un esempio per capire come mettere in pratica quest’amore, come amare Allàh, e come attraverso l’amore di Allàh, il nostro Creatore, amare le persone, a partire dalla nostra famiglia. Quindi per creare una famiglia dove questo amore sia vivo, dobbiamo guardare alla migliore delle famiglie: la famiglia del Profeta Muhammad (sas), dobbiamo guardare al migliore degli amanti, cioè di coloro che sapevano amare: il Profeta Muhammad (sas), alle mogli del Profeta (sas) che sono le nostre madri, e ai Compagni del Profeta (ra), che amavano il Profeta come nessun altro ha mai saputo amare un uomo quanto il Profeta.

Fratelli e Sorelle, noi non possiamo certo trasmettere ai nostri figli la fede, la fede è un dono esclusivo di Allàh, come ci ha rivelato Lui stesso con questo ayat coranico: «Non sei tu (o Profeta) che puoi guidare coloro che ami: è Allàh che guida chi vuole Lui» (Cor.28,56), versetto che si riferisce in particolare al caso di Abû Talîb, zio paterno dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) e padre di Ali (che sposò Fatima, figlia di Muhammad e che sarà il quarto califfo). Il Profeta cercò sino all’ultimo di convertirlo all’islam, ma suo zio rifiutò di testimoniare la sua fede temendo, con malinteso senso dell’onore, che la gente potesse scambiare per paura della morte la sua conversione. Come noi sappiamo nell’Islam non c’è costrizione come viene detto nel Corano: «Non c’è costrizione nella Religione» [là ikràh fì d- dìn] (Cor.2,256). Guardando a noi, che siamo diventati musulmani, è un buon motivo per ringraziare Allàh e dire: «Lode ad Allàh che ci ha guidati a ciò, noi non saremmo stati capaci a ben orientarci se Allàh non ci avesse guidati» (Cor.7,43). Perciò se Allàh ci ha detto di guardare al Profeta come esempio «Voi avete nell’Inviato di Allàh un modello sublime» (Cor.33,21), dobbiamo guardare a lui per far sì che la fede sia il motore principale della nostra famiglia, dove i figli, le figlie, il padre e la madre si amino nell’amore per Allàh. L’esempio è il miglior insegnamento. L’essere umano impara meglio dall’esempio delle persone che dai libri, basta osservare i bambini, ma anche noi adulti. Per noi credenti i migliori esempi sono tutti i Profeti, Abramo, Mosè, Gesù, ed in particolare Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine), il sigillo dei Profeti con il quale Allàh ha concluso la Sua Rivelazione per tutta l’umanità.

Come si comportava il Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine)? Noi dobbiamo conoscere la sua vita (Sira) e cercare di imitare il suo comportamento all’interno della nostra famiglia, la famiglia si baserà perciò sulla fede e non sull’interesse, o sull’opportunità, o sulla bellezza esteriore che passa. Se noi guardiamo la vita del Profeta Muhammad (sas) troveremo un uomo estremamente romantico, estremamente affettuoso, troviamo il modello in assoluto di un amore, che è l’amore per Allàh, che si rifletteva nell’amore per le persone che stavano con lui. Lui ci è stato descritto nei minimi particolari da tantissimi detti e fatti (hadith) e tra coloro che ci hanno trasmesso i maggiori hadith c’è sua mogie Aisha (r.a.), che era molto vicina a lui, che ci ha trasmesso bellissimi insegnamenti. Se noi, fratelli e sorelle, potessimo mettere in pratica solo un poco di questi insegnamenti, la nostra vita coniugale, la nostra famiglia, diventerebbe tutto molto più fonte di gioia e di pace per noi. Il Profeta Muhammad (sas), quando stava con la sua famiglia, aiutava la sua famiglia nelle  faccende domestiche, si rammendava i suoi abiti. Aisha ha raccontato che il Profeta era così romantico ed affettuoso nei suoi confronti, che quando lei beveva un po’ di latte dall’unico bicchiere che avevano in casa, il Profeta metteva poi le sue labbra là dove Aisha aveva messo le sue labbra, per bere anche lui. Aisha ha raccontato: “Quando mangiavo un pezzo di carne, il Profeta poi ne mangiava un pezzo anche lui prendendola da dove l’avevo mangiata io”. Sono piccole cose, ma quanti tra noi uomini sono in grado di mettere da parte l’orgoglio e fare altrettanto e cercare di imitare il Profeta? Se lo facciamo, prima di tutto prendiamo delle ricompense da Allàh perché seguiamo la Sunna del Profeta e poi creiamo amore e affetto nella nostra famiglia. Il Profeta ci ha insegnato anche di scherzare, di essere allegri in casa, e di essere affettuosi con i nostri figli ma soprattutto con le nostre mogli, trasmettendo loro gioia, perché loro si curano di noi, della casa, dei nostri stessi figli, e hanno diritto e bisogno delle nostre attenzioni, non dimentichiamolo.

Per terminare, citiamo questo hadith del Profeta (sas) nel quale ci riporta l’importanza del ricordo (dhikr) di Allàh nelle nostre case: «La differenza tra la famiglia dove Allàh è spesso menzionato e la famiglia o la casa, dove Allàh non viene menzionato, è come la differenza tra il vivo e il morto» (hadith). Il Profeta (sas) ci ha perciò raccomandato di non fare di una casa una tomba, dove uno va, mangia, beve, dorme e poi esce, ma piuttosto di farne un luogo dove la nostra fede possa crescere attraverso la relazione coniugale e attraverso il ricordo di Dio (dhikr Allàh). Le varie formule rituali (adhkar) che il Profeta ci ha insegnato da recitare dentro le nostre case, e cioè quando entriamo in bagno, quando usciamo, quando entriamo in casa e quando usciamo, prima di dormire, quando ci svegliamo, quando mangiamo ed altre formule ancora, sono tutte occasioni per fare il ricordo di Allàh (dhikr Allàh). E’ importante perciò per noi conoscere queste formule (adhkar), praticarle ed insegnarle ai nostri figli. Queste formule rituali danno luce e vita nelle nostre abitazioni e alle nostre famiglie.

 * (Fine intervento)  *

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«Ruolo della Fede per superare le difficoltà, le sfide e i problemi nella famiglia italiana musulmana»

Dr. Aboulkheir Breighech

[Siriano, Medico, Imàm della Moschea di Trento; Presidente del Consiglio dei Garanti dell’”Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose; Vice Presidente FIOE (Federation of Islamic Organisations in Europe)].

Bismillahi r-Rahmani r-Rahim – In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Come medico, solitamente prima di dare la medicina, faccio l’anamnesi e cioè la storia del paziente, poi faccio la diagnosi ed infine do la cura adatta. Allora anche in questo Forum, prima di dare delle risposte (le medicine) a come superare le difficoltà e i problemi nella famiglia, chiedo a voi partecipanti del Forum quali siano le vostre difficoltà, i vostri problemi, le vostre crisi, che incontrate nella famiglia musulmana che vive qui in Italia.

Riportiamo poi le vostre risposte con un breve elenco su questo foglio con il Titolo:

Problemi/difficoltà (riportate dai partecipanti al Forum in sala):

-Problema 1) Conflitti di generazioni tra figli e genitori. Inizia una bambina figlia di musulmani, dicendo che alcuni figli su certi argomenti non la pensano come i genitori, quindi si creano dei conflitti tra di loro.

-Problema 2) Come spiegare ai figli il Credo, le Regole, i Principi dell’Islam. Un padre dice che il loro problema come famiglia musulmana che vive in Italia, è la figlia che si innamora di un ragazzo italiano non musulmano. Noi come genitori facciamo fatica a gestire questo rapporto che si sta creando, si parla con lei, si intrattiene un dialogo, ma si arriva ad un certo punto nel quale sembra che non possiamo intervenire più di tanto.

Una sorella dice che la figlia chiede perché da grande non potrà innamorarsi e sposare un ragazzo non musulmano. Noi come genitori musulmani riportiamo quello che insegna l’islam ma non è così facile farlo accettare a lei e trovare il giusto modo di insegnarlo.

-Problema 3) Differenze culturali dei due sposi. Un fratello parla del problema della differenza della cultura araba e della cultura italiana, nei matrimoni misti. Problema molto importante. Anche se sono tutti e due musulmani, ma sono di due mondi diversi.

-Problema 4) Differenze Religiose delle famiglie di origine dei due sposi. Una sorella italiana musulmana con genitori italiani cristiani, parla della differenza religiosa delle famiglie di provenienza, fattore che comporta delle grosse difficoltà. Cioè la famiglia di provenienza italiana e cristiana alla quale si vuole molto bene, crea delle difficoltà e dei problemi nel matrimonio perché non accetta la scelta della figlia della religione islamica e delle regole islamiche che si cerca di praticare.

-Problema 5) La solitudine della famiglia musulmana in Italia e la non conoscenza dell’Islam (della società italiana). Una sorella, italiana e musulmana, parla della solitudine della famiglia musulmana nella Società italiana. Non essendoci ancora una Comunità islamica ben formata, la famiglia si ritrova il problema di vivere l’islam e le feste islamiche un po’ da soli. Anche l’insegnamento dell’Islam, della Sunna, dei limiti legali etc. è un problema per le famiglie islamiche in Italia. Inoltre i nostri figli sono spesso soggetti a critiche a scuola e dai compagni italiani perché diversi da loro.

Problema 6) Poca o non conoscenza dell’Islam del marito musulmano. Una sorella italiana musulmana, dice che nella sua tesi appena stampata sulla ‘donna italiana musulmana’, è risultato spesso che le donne italiane musulmane sposate con uomini musulmani provenienti da Paesi musulmani, riscontrano in loro delle rigidità e spesso poca conoscenza della propria religione. Questo può essere un conflitto familiare nelle famiglie miste.

-Problema 7) Le Feste religiose italiane e la famiglia islamica (come comportarsi). Una sorella italiana musulmana parla del problema oggettivo della famiglia musulmana in Italia che è il Natale e delle varie festività che non sono islamiche, le quali però, vivendo in Italia, coinvolgono anche le nostre famiglie. Perciò c’è il discorso dei rapporti con i nostri parenti ed i nostri amici italiani, e quindi anche noi stessi abbiamo a volte delle incoerenze, perché o siamo troppo rigidi o siamo troppo morbidi. Bisogna trovare il giusto comportamento in modo intelligente.

-Problema 8) Vivere in un Paese non musulmano. Una sorella dice che l’origine di tutti questi problemi già esposti, è perché viviamo in una Società non musulmana, da questo nascono le varie difficoltà, problemi con la scuola, i bambini, le feste, il lavoro etc.

Un fratello parla del problema dei figli musulmani e dei nonni italiani che non sono musulmani, come gestire questo rapporto?

Il Dr.Aboulkheir, ringrazia per tutti questi interventi e aggiunge che tra i vari problemi esposti non ha visto per esempio un problema importante che è la ‘mancanza di spiritualità’, di fede, di conoscenza del Corano, di conoscenza delle regole islamiche. Perciò uno dei problemi e delle sfide che incontriamo e viviamo è quello della ‘non conoscenza’. Perché se noi conosciamo la nostra fede, le nostre regole, il nostro corano, i nostri valori, i nostri principi, possiamo superare molti dei problemi.

Facciamo un esempio: «I conflitti coniugali». Quando il marito e la moglie conoscono molto bene quali siano le regole, i valori, i principi, che conducono al benessere della vita in questo mondo e nell’altro mondo, credo che si superino questi problemi molto bene e molto meglio. Il Profeta Muhammad (sas) dice: “Il migliore tra di voi è colui che tratta meglio sua moglie” e la sua famiglia. E il Profeta raccomanda alla moglie di collaborare con il marito, di essere gentile con lui: questi nostri valori sono la cura migliore per superare questi conflitti coniugali. Perché? Perché il tipo di vita che si fa nella famiglia islamica, e come è stato accennato prima, cioè la nostra vita [di musulmani cioè sottomessi a Dio] è una forma di adorazione a Dio (ibàda), quando si dorme, quando si mangia, quando si discute, quando facciamo altre cose, per cui si cerca di prendere questo ‘lato spirituale’ della nostra vita.

Un altro dei grossi problemi è anche quello della ‘debolezza della nostra fede’, cioè di non conoscere bene la nostra fede ma ancor più di non conoscere bene Allàh, gloria a lui l’Altissimo. Cioè quando c’è un conflitto familiare e noi sappiamo e conosciamo che Allàh è il Perdonatore (Al-Ghafùr), il Clementissimo (Ar-Rahìm), il Gentile (Al-Latif), il Misericordioso (Ar-Rahmàn), conosciamo tutti i 99 Nomi di Allàh, conosciamo i loro significati, cerchiamo di essere come Allàh in questi Suoi Nomi e come Lui ci ha insegnato di esserlo. Cerchiamo di vivere il significato vero del senso del perdono tra marito e moglie, capiamo bene quali ricompense ha il figlio quando ci sono i conflitti e lui conosce l’insegnamento del buon trattamento dei genitori, la pietà filiale (birr). Tutte queste cose ci aiutano a superare le difficoltà. Abbiamo la fede che tutte le difficoltà che incontriamo siano delle prove che questa vita ci procura, che la vita sia un passaggio ed è piena di problemi ma abbiamo nello stesso tempo la sicurezza e la fiducia in Allàh che ci aiuta a superarle.

Abu Darr, un compagno del Profeta (sas), aveva una fiducia totale in Allàh: è successo che egli era andato al mercato e gli dissero di correre a casa sua perché era stata bruciata. Lui rispose: “No, la mia casa non può essere bruciata.” Gli hanno risposto: “tutto il tuo quartiere è stato bruciato”. Lui ha ripetuto “No! la mia casa non può essere stata bruciata”. Allora gli chiesero come mai fosse così sicuro? Rispose: “perché questa mattina il Profeta mi ha insegnato una du’à (una richiesta a Dio) e io l’ho recitata, e chi la fa, in quel giorno non gli possono succedere dei danni”. Guardiamo quale grande fiducia e fede aveva questo compagno. Siamo forse noi come lui?

Anche questa storia è utile per conoscere la forza della Fede. Una donna con la fede in Dio, era la moglie di un falegname che fabbricava porte, questo falegname era stato condannato a morte dal Re. La sera il falegname andò a letto triste perché il giorno dopo sarebbe stato giustiziato. Sua moglie gli disse: “non ti preoccupare, Allàh è Unico e le porte sono tante. Stai tranquillo vedrai che tutto andrà bene”. Arrivato il mattino le guardie bussarono alla porta del falegname, lui uscì e offrì le sue mani per essere arrestato e portato all’esecuzione della condanna a morte. Le guardie però gli dissero: “noi siamo venuti a chiamarti non per giustiziarti, ma perché il Re è morto e perciò siamo venuti a dirti che devi preparare la cassa da morto per la sepoltura del Re”. Guardiamo quale grande fede aveva questa donna, Allàh è Unico e ci troverà una via di uscita, la soluzione. Perciò la fiducia in Allàh, la Conoscenza di Allàh, il rapporto con Allàh, la sincerità verso di Lui, sono dei modi per risolvere tanti dei nostri problemi nella famiglia. Perciò termino scrivendo sul foglio dei vari Problemi della famiglia italiana musulmana, alcune soluzioni per superarli.

Soluzioni ai problemi/difficoltà:

-Soluzione 1) La Conoscenza. Poiché l’ignoranza (della Religione), dei mariti, delle mogli, dei figli, di qualsiasi persona, è una delle fonti principali per tanti dei nostri problemi. Per cui nella misura in cui si conoscono veramente le regole islamiche, i valori, i principi della fede islamica, si supereranno con meno difficoltà i problemi di tutta la vita. Chiediamoci: Conosciamo il nostro Corano e cosa sia il Corano? Chi è Allàh? Chi è Muhammad (sas)? I Fratelli ci hanno detto che è il nostro migliore esempio, ma noi abbiamo studiato la sua Storia (Sira)? Conosciamo come si comportava in famiglia, come si comportava sua figlia Fatima con lui? E lui con sua figlia? Come si comportava con sua moglie? E sua moglie/mogli con lui? Perciò la Conoscenza è uno dei modi migliori per risolvere i nostri problemi famigliari.

-Soluzione 2) Il nostro rapporto personale con Allàh. Questo rapporto è alla base della nostra vita: quando mettiamo questo nostro rapporto con Allàh al centro della nostra vita, le cose saranno più semplici. Mentre quando non c’è Allah, allora entra lo shaytan (il diavolo) che ci complica la nostra vita. Nelle difficoltà con la moglie, con il marito, con i figli, se sopportiamo con pazienza queste difficoltà per amore di Allàh, questo ci aiuterà molto a superare le difficoltà.

-Soluzione 3) Il Comportamento. Com’è stato già detto da altri Fratelli, tradurre queste conoscenze in comportamento, seguendo l’esempio del profeta Muhammad (sas) cioè passare dalla teoria alla pratica, questo ci aiuterà certamente a superare tanti problemi in famiglia.

-Soluzione 4) Vivere con il gruppo e non isolati. Anche se ci sentiamo forti nella fede, se siamo sapienti, se abbiamo molta conoscenza, esperienza, ma viviamo però lontani dalla comunità, dal gruppo, lo shaytan è sempre in agguato e ci può aggredire. Il Profeta (sas) ha detto; “Quando uno è da solo, shaytan è vicinissimo a lui, se questo musulmano si siede vicino ad un altro musulmano, shaytan fa più fatica a deviarli, se questi due si siedono (stanno in compagnia) di un terzo fratello, o più fratelli, shaytan incomincia ad allontanarsi“. Perciò una cura per i nostri problemi è vivere in gruppo insieme con i musulmani, perché insieme possiamo superare molti dei nostri problemi. Quando un fratello si allontana dal gruppo è come la pecora che si allontana dal gregge: si smarrisce, e quando è rimasta da sola arriva il lupo ad assalirla. Perciò bisogna sfruttare le occasioni dove dei musulmani si riuniscono, come questa assemblea, in Moschea ect. e parteciparvi per non restare da soli.

-Soluzione 5) La Fiducia. E’ importante avere la fiducia in Allàh, nel Suo Profeta, nel programma islamico, il Corano, la Sira, la Sunna, e che con questo programma di vita che Allàh ci ha regalato, possiamo superare molti nei nostri problemi. Come è importante avere anche la fiducia nel gruppo dei musulmani.

Per terminare, a conferma delle soluzioni che porta la Fede e l’Islam, aggiungo che come Medico, con i molteplici contatti che ho e che ho avuto negli anni con moltissime persone, posso dire che molti pazienti (non musulmani), mi raccontano i loro problemi, le loro difficoltà e mi dicono: “voi (musulmani) con la vostra Religione, con i vostri valori, con i vostri principi, aiutateci a superare le nostre difficoltà, i nostri problemi, perché abbiamo visto le vostre famiglie, e sono per noi un buon esempio”.

  * (Fine intervento) *

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«Mezzi pratici per sfidare le difficoltà»

Dr.Abdul Rashid Morgan

[Italiano, Dottore in Scienze Islamiche con Laurea dell’Università di Sanà-Yemen, arabofono, traduttore italiano delle khutbe del Venerdi alla Moschea di Brescia]

Bismillahi r-Rahmani r-Rahim -In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Sono felice di essere qui oggi tra voi, incontrare i nostri Fratelli sapienti più anziani che hanno passato un’intera vita in Italia ad invitare (da’wa) la gente all’Islam. Non sono qui per insegnare ma per condividere assieme a voi, come fratelli, alcune cose che ho imparato dell’Islam. Quando mi è stato chiesto di dire alcune parole al Convegno sulla Famiglia e sulla Fede, la prima cosa che ho pensato è stata la ‘Bellezza della fede’ e come essa si ‘rifletta sul cuore’. Se il cuore trova questa fede in Allàh e riesce a sentire la sua dolcezza, come spesso ha ricordato il Profeta, e poi tradurla in opere che ci ha indicato il Profeta (sas), questo non può che riflettersi positivamente sulla famiglia. Questa è la ‘Base’ della felicità per la famiglia.

Nel mio discorso volevo trattare un qualcosa di più ampio che è la benzina [la forza] che ci porta avanti. Mi ricordo questo versetto del Corano: «Se la gente dei villaggi, delle città, cioè gli uomini credessero (amana) e avessero timore (taqwa) di Allàh, apriremmo per loro Benedizioni (barakàt) di ogni tipo (naqira), dal cielo e dalla terra» (Corano), cioè non ‘una’ benedizione ma ‘benedizioni di ogni tipo’ da sopra e da sotto ci arriva questo bene che riempie la vita, che ti riempie il cuore. Allàh dice: «Voglio per voi ciò che è facile», Allàh facilita le cose per i credenti, mentre per chi non segue la Sua Via, Allàh renderà loro la vita difficile. Cioè per chi si distoglie dal ricordo di Dio (dhikr Allàh) e dalla Scrittura che ha inviato con i Suoi Profeti per ricordare alla gente chi sia Dio, del perché sia stato creato l’uomo e dove andrà dopo la morte, «chi si distoglie da ciò avrà una vita sciacca, stretta, difficile, dura» (Corano). Perciò seguendo questo versetto non distogliamoci dalla retta Via e avremo così una vita facile. Dice Allàh: «Tà-Hà non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice, per metterti in difficoltà.» (Cor.20,1-2).

Come possiamo portare questa fede nei nostri cuori e poi metterla in pratica affinché si rifletta nella nostra famiglia? Iniziamo con il chiederci prima di tutto cosa sia la Fede (imàn). In un famoso hadith (hadith Jibril) il Profeta Muhammad stesso (sas) risponde alle domande dell’angelo Jibril (dicendo poi ai compagni “questo è Jibril che è venuto ad insegnarvi la vostra religione”) e alla domanda dell’angelo Jibril su “cos’è la Fede (imàn)?” gli risponde: «E’ che tu creda in Allàh, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Inviati, nel Giorno del Giudizio, e che tu creda nel decreto divino (qadar), sia nel bene che nel male.» Iniziamo allora a chiederci se questi sei Principi della Fede sono ben presenti in noi e nella nostra famiglia, come possono poi tradursi in un’opera o in opere che Allah e il Profeta ci hanno indicato.

Credere in Allàh, vuol dire avere ‘fiducia in Allàh’, ma chi è Allàh? Allàh è il Signore dei mondi (Rabbi ’alàmin), il Creatore (Al-Khaliq) dell’Universo, potremmo qui citare tutti gli attributi di Allàh, ma fermiamoci un attimo a pensare e a riflettere assieme. Noi leggiamo il Corano, ripetiamo i versetti coranici, ma spesso coinvolti dalla frenesia della vita e dalle nostre molteplici attività, non ci soffermiamo a capire e a meditare su chi sia Allàh. Cerchiamo invece di fermarci un po’ ed entrare nelle Grazie di Allàh, nella Benevolenza del Creatore dell’Universo, in Colui che ci soccorre quando abbiamo bisogno di aiuto come Lui stesso ci ha detto: «Se Allàh vi soccorre non avrete nessuno che vi potrà vincere» (Corano). Allàh è il Paziente (Al- Sabr), è l’Amorevole (Al-Wadùd), Colui che ha messo amore (mawadda) e misericordia (rahma) tra il marito e la moglie nella famiglia (Cor.30,21). Perciò all’interno della nostra famiglia è importante capire chi è Allàh, capire e avere la fiducia che Lui è con te per aiutarti se tu segui la Sua Via, questa è un Sua promessa e Allàh mantiene la Sua promessa, come è ben citato in un famoso detto santo (hadith qudsi): «Il Profeta, la Grazia e la Pace divine siano su di lui, ha detto: “Allâh, sia Egli esaltato, dice: ‘Io sono secondo l’idea che il Mio servo ha di Me, ed Io sono con lui quando Mi menziona; e se Mi menziona in cuor suo, lo menziono in cuor Mio. E se Mi menziona in pubblico, Io lo menziono in un pubblico migliore di quello; e se si avvicina a Me di un palmo, Mi avvicino a lui di un cubito, e se si avvicina a Me di un cubito; Mi avvicino a lui di un braccio; e se viene da Me camminando, vado da lui correndo’».

Questo è Allàh! basta perciò un piccolo nostro sforzo per avere il Suo grande aiuto e la Sua immensa Benedizione nella nostra vita. Innanzi tutto come dice il Profeta: «La Fede (l’Imàn) è credere in Allàh» e poi tutto il Corano spiega chi è Allàh, e tutta la vita del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) spiega chi è Allàh, ma riusciamo noi a capire che è il Soccorritore? L’Amorevole? Il Misericordioso e il Clementissimo? Cominciamo perciò a sentire tutto ciò vicino a noi e allora arriveremo per Suo volere (bì-‘idni Allàh) e con una nostra grande fiducia in Allàh, a superare quei conflitti, quelle grandi sfide che a volte ci impauriscono, e ci scoraggiano. Nella famiglia, il padre, la madre, i figli, sono ognuno al proprio livello un tassello dalla famiglia: se ognuno riuscisse a mettere a posto sé stesso [con Dio], se ognuno riuscisse a conoscere bene l’islam, si riuscirà certamente a convivere bene assieme e a superare meglio i vari problemi della vita familiare.

Credere negli Angeli, significa avere effettivamente in noi questa fede negli angeli. La fede negli angeli è all’inizio una concezione teorica: il Corano li descrive che essi sono stati creati dalla luce, sono esseri puri che non possono compiere peccati; però è bello anche sentire in noi che Allàh li ha messi vicino a te per proteggerti, che abbiamo gli angeli davanti e dietro di noi che ci proteggono «Ci sono gli angeli davanti e dietro (ogni uomo) e vegliano su di lui per ordine di Allàh» (Cor.13,10). Allàh ha portato per noi, per questa nostra famiglia, degli angeli, ed ognuno di noi viene protetto da loro, gratuitamente, senza che Allàh ci richieda ringraziamenti o riconoscenza. Poi per chi ha ancora più fede, vengono anche gli angeli della misericordia (rahma), angeli che vengono in quella famiglia quando c’è il ricordo di Allàh (dhikr), quando c’è la recitazione del Corano. Perciò, ricollegandoci al tema della famiglia: cerchiamo di mettere in pratica gli insegnamenti della Sunna e facciamo nelle nostre famiglie queste riunioni del dhikr Allàh, come ricorda l’hadith «la differenza tra la casa nella quale si fa il dhikr Allàh e la casa dove non si fa il dhikr Allàh è come la differenza tra il vivo e il morto». Allàh è Generoso (Al-Karim) e quando una famiglia si riunisce per richiamare gli angeli della Sua Misericordia, Lui fa scendere la Sua misericordia dal cielo in quella famiglia.

Credere nei Libri (Testi Sacri rivelati) di Allàh: come si riflette ciò nella famiglia? Anche questo ha un aspetto teorico ed un aspetto pratico. L’aspetto teorico è capire e credere che questi Testi Sacri siano un dono che Allàh ha dato all’umanità fin dal suo inizio e attraverso i Suoi Profeti, affinché l’uomo conosca la Retta Via. Allàh ha mandato molte Scritture Sacre, alcune le conosciamo, altre no, ma Allàh ad ogni popolo, ad ogni comunità ha mandato un Suo Inviato, ha mandato i Suoi insegnamenti e queste sono alcune delle Sue Scritture: la Bibbia [Toràh rivelata a Mosè], i Salmi [Zabùr rivelati a Davide], Il Vangelo [Ingil rivelato a Gesù], e il nostro Corano [Al-Quran rivelato a Muhammad], la pace su tutti loro.

L’aspetto pratico di credere nelle Scritture, è sicuramente il sentirle e viverle nella vita della: famiglia, ecco che allora promuoveremo questa Scrittura Sacra all’interno della nostra famiglia per ‘alimentare’ quella fede che ci da la forza di affrontare le difficoltà della nostra vita e della nostra famiglia. Allàh, con la Sua ultima Rivelazione del Corano, ci ha donato una grande Grazia, poiché esso funge da supervisore (discrimine-furqàn è uno dei nomi del Corano) sulle Scritture precedenti e sappiamo anche che il Corano è sotto la protezione di Allàh contro ogni manipolazione o cambiamento, e ciò ci fa capire anche la grande Grazia di come esso si sia preservato integro nel tempo. Se si va a ricercare il Vangelo originale in lingua aramaica non si trova più, troviamo la traduzione latina, che è stata fatta dal greco. Quale immensa Grazia (Favore divino) è perciò avere con noi la Scrittura integrale di Dio (Al-Quran) portata dall’angelo Jibril (Gabriele) al Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) che lui poi recitava alle genti e che ci ha tramandato integralmente così come l’ha sentita, tanta è stata la sua fedeltà al messaggio divino che quando sentiva «Qul» (Dì – riporta) riportava anche «Qul! Huwa Allàh ahad (Dì! Egli Allàh è Uno)». Perciò per le famiglie musulmane, anche dei neoconvertiti, quando la sera si è tutti riuniti in casa, bisogna sforzarsi di trovarsi per leggere assieme un passaggio del Corano, o anche un solo versetto e meditarci sopra, insegnare una sura ai propri figli: sicuramente ciò porta la sua benedizione (barakà) dentro la famiglia. Ciò si tradurrà in una famiglia, nella quale ci sarà più pace e più tranquillità (sakina).

Credere negli Inviati (di Allàh), anche questo ha un aspetto teorico e un aspetto pratico. L’aspetto teorico è conoscere che Allàh ha mandato sempre all’umanità dei Suoi Inviati, da Adamo, a Noè, ad Abramo, a Mosè, a Gesù e al sigillo Muhammad (la pace si tutti loro), Profeta dopo Profeta, non ha lasciato mai nessuna comunità senza Profeti che portassero il Suo Messaggio: «Ad ogni comunità inviammo un Inviato [che dicesse]: Adorate Allàh e fuggite gli idoli» (Cor.22,75). Allàh non vuole opprimere i Suoi servi, punire quelli che non credono in Lui, o premiare quelli che obbediscono a Lui, ciò non gli porterebbe nessun vantaggio, il Suo Messaggio inviato tramite i Suoi Messaggeri è “che l’uomo si ricordi di Lui” il loro Creatore e che non Lo dimentichino. Perciò dobbiamo conoscere e ricordarci del Profeta Abramo e di come la nostra Tradizione sia così fortemente collegata ad Abramo, e dobbiamo studiare bene l’islam, anche all’interno della nostra famiglia, di modo che possiamo affrontare le domande che ci arrivano nella società in cui viviamo. E’ difficile immaginarsi nell’Islam una vita in cui non si studi, non si apprenda, quando il primo versetto del Corano è «Iqrà! Leggi! studia, nel Nome di Colui che ha creato» (Corano 96,1). Perciò ricordarci di questo e portare la Scrittura Sacra, la fede negli Inviati di Allàh nella nostra vita in famiglia, ci aiuta a seguire gli insegnamenti di Allàh arrivati tramite loro e ciò porterà le benedizioni di Allàh in famiglia.

Credere nel Giorno del Giudizio (Yawm al qiyàma) e nell’altra vita (akhira). Come può questo credo riflettersi sulla famiglia? Bisogna che ogni membro della famiglia creda fermamente in questo pilastro e si ricordi che ci sarà un Giorno del Giudizio finale per tutti noi «l’opera pia consiste nel credere in Dio nel Giorno del Giudizio..»(Cor 2,177). Che ognuno dovrà stare davanti ad Allàh per rendere conto di ogni sua azione. Il Profeta Muhammad (sas) ricorda agli uomini: «Ognuno di voi è pastore dei suoi figli, se ne deve prendere cura e non li deve abbandonare». Il Genitore perciò si deve ricordare che è responsabile e pastore del suo gregge (figli) e dovrà rispondere ad Allàh della sua famiglia. Ricordiamoci dell’hadith nel quale il Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace) vedendo una persona che abusava della sua cammella, caricandola di troppo peso e di troppo lavoro, gli disse: «Allàh ha più potere su di te che tu sulla tua cammella». Ricordandoci di questo hadith cercheremo perciò di non appesantire nostra moglie di troppo lavoro, di non essere prepotenti con lei, perché sappiamo che c’è Qualcuno più Grande e al di sopra di noi che può trattarci nello stesso modo. Dice un altro hadith: «Come sei con gli altri, Allàh è così con te», oppure «Come ti comporti con gli altri, Allàh si comporta con te». Se per esempio noi evidenziamo le debolezze, gli errori dei nostri fratelli, Allàh farà così con noi, e se Allàh vuole cercare i nostri errori ci sbugiarda davanti a tutti anche all’interno delle nostre case. Chi invece copre, protegge (come una coperta) in questo mondo una debolezza, un errore di qualcuno, Allàh coprirà nel Giorno del Giudizio le sue mancanze. Capire e avere certezza che in quel Giorno saremo davanti ad Allàh, sicuramente ha un effetto su di noi e sul come ci comportiamo verso la nostra famiglia.

Credere nel Decreto divino (al qadar). Credere nel decreto divino ha un riflesso positivo sulla nostra esistenza come individui, ma anche sulla famiglia. Se, passato un certo periodo ognuno di noi guarda la sua vita e cerca di capire le scelte che Allàh gli ha fatto fare, le situazioni in cui l’ha messo, la moglie che ha sposato, lo studio o il lavoro che ha intrapreso, capisce che Allàh ha scelto, forse una cosa diversa da quello che lui voleva, ma migliore, una cosa che veramente gli fa del bene ed il meglio per lui. Se noi non arriviamo a capire questo con la nostra riflessione, Allàh nel Suo Corano ci mette comunque in guardia e ci avvisa che è così, ci avvisa che a volte l’uomo desidera una cosa che crede un bene ed invece è un male per lui o viceversa e l’uomo non lo sa, ma Allàh ha un altro progetto per lui. Il Corano con i suoi versetti (ayat) da sempre una giusta risposta ai nostri quesiti della vita. Per esempio nella Sura Al-Kahf 18 vers.65-82, Allàh ci spiega attraverso il sapiente Al-Khadir, i motivi delle azioni dello stesso apparentemente illogiche, che nemmeno il Profeta Mosè aveva capito. Allàh ha un Suo progetto per ognuno di noi e spesso non capendo il Bene che Allàh ci fa arrivare, noi non Gli siamo riconoscenti. il Profeta Muhammad (sas) ci ha insegnato a non guardare quelli che sono più in alto o che hanno più di noi, ma invece a chi è più in basso ed ha meno di noi, questo è meglio per noi perché ci aiuta a diventare riconoscenti verso Allàh per la grazia che ci ha donato. Prima di desiderare cose che piacciono a noi, iniziamo a ringraziare Allàh per ciò che già ci ha donato e continuamente ci sta donando. Per chi ha timore (taqwa) di Allàh è certamente più consono per lui (come servitore) l’atteggiamento del ringraziamento (shukr).

Tutto quanto detto si traduce nella Fede (imàn) che è nel cuore, ma va anche di pari passo con l’Islàm e cioè con le opere (‘amàl). Nel linguaggio Coranico e della Sharia spesso la parola imàn (fede) è sinonimo di islàm, che è l’opera. Il Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) ci ha insegnato i cinque Pilastri dell’Islàm come opere da compiere: «l’Islàm è che tu testimoni [con la voce] che non c’è divinità all’infuori di Allàh e che Muhammad è l’Inviato di Allàh; che tu compia la preghiera (salàt); che tu versi l’elemosina obbligatoria (zakàt); che tu digiuni (syam) nel Mese di Ramadan; e che tu faccia il Pellegrinaggio (hajj)». Le opere perciò fanno parte della Fede, sono la Fede stessa. La strada Maestra per arrivare ad Allàh è l’Islam, ed è quella che ti fa arrivare ad Allàh più velocemente, come ci ha detto il profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) in questo hadith «…Affinché il mio servo si avvicini a Me [Allàh], nulla mi è più gradito di quanto gli ho prescritto. Con le sue pratiche supererogatorie egli si avvicina ancor più a Me, al punto che Io lo amo. E se Io lo amo, Io sono il suo orecchio con il quale egli sente, il suo occhio con il quale egli vede, la sua mano con la quale egli lavora e il suo piede con il quale egli cammina. Se egli mi chiedesse qualcosa, Io gliela darei, e se egli cercasse la Mia protezione, Io certamente gliela darei». (Hadith 38 – 40 Hadith Nawawi).

Partiamo perciò dai cinque pilastri dell’Islam, che sono la base e mettiamoli in pratica nella nostra vita familiare, cerchiamo di conoscerli bene, di insegnarli ai nostri figli, di farli assieme. Facciamo assieme la preghiera (salàt) e questo porterà una benedizione (barakà) ed una protezione in casa per i problemi e le sfide della vita. Impariamo con la zakàt a donare agli altri perché avremo comunque una ricompensa nell’altra vita. Abbiamo una promessa di Allàh che quando noi doniamo ci ritorna moltiplicato. Anche il Pellegrinaggio può essere un bene per la famiglia, perché magari Allàh accetterà le du’à per la nostra famiglia fatte alla Sua Casa.

Mettere in opera la fede nella nostra vita familiare ci darà perciò la benzina, il combustibile giusto, per superare i problemi e le sfide della vita, con l’aiuto di Allàh.

*  (Fine intervento)  *

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«All’ombra di un versetto coranico»

Umar A.Frigo (italiano)

Bismillahi ar-Rahmani r-Rahim -In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Cari fratelli e sorelle in Allàh, assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu a tutti voi, ognuno con il suo proprio nome, e grazie a tutti voi di essere qui presenti a questo Forum. Vorrei soffermarmi assieme a voi su queste belle parole di Allàh, Gloria a Lui l’Altissimo, prese dal Suo Nobile Corano, nelle quali ci parla degli effetti per chi ha Fede, uomo o donna, e perciò per estensione, utili anche per la famiglia dei credenti. Dice Allàh nel Corano (16:97):

(Cor.16,97)

«Colui il quale, uomo o donna, avendo Fede (Mu’min) compie opera buona ed integra (il bene), ecco che [Noi] gli faremo vivere dolcissima-buona (tayyba)* vita! E daremo loro, il loro premio per quanto di meglio avranno operato.» (An-Nahl 16, vers.97)

* Nota: «Tayyba» ha i seguenti significati in italiano: Buona, eccellente, piacevole, gradevole, deliziosa, dolcissima, migliore.Vedi anche «Tàbat nafsuhu»: sentirsi felice, essere di buon umore.

Commentario (tafsir) di Ibn Kathir

«Dio promette ad ogni credente (mu’mìn), uomo o donna, che faccia delle opere buone, pie, virtuose (‘amila sàlihan) conformandosi agli insegnamenti contenuti nel Corano e nella Sunna del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine), mentre il suo cuore crede in Dio e nel Suo Inviato, che lo retribuirà con la più bella ricompensa e gli farà vivere una buona- dolcissima (tayyba) vita.

Cosa significa la buona-dolcissima vita? (hayawatan tayybatan) Ibn Abbas e altri hanno detto che essa è quella che procura al credente i beni leciti e buoni. Al-Hassan, Mujahid e Qatada hanno dichiarato che essa è il Paradiso. Al-Dahak ha detto che è l’adorazione a Dio (‘ibàda) in questo basso mondo e i beni leciti. In verità, la ‘buona vita’ contiene tutto ciò, la prova è in questo detto (hadith) del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) che ha detto: «Avrà successo chiunque ha accettato l’Islam, ha ricevuto dei beni (rizq) che gli sono sufficienti, e si è accontentato di ciò che Dio gli ha accordato.» (hadith da Imam Ahmed)

L’Imam Ahmed cita anche l’hadith riportato da Anas ibn Malik nel quale il Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) ha detto: «Dio non farà torto ad un credente (mu’mìn) per una buona azione che lui ha fatto. Gli donerà dei beni di questo mondo (dunyà) e lo retribuirà nell’altra vita (àkhira)». (hadith da Ahmed e Muslim)

Commentario di Mufti Shafi Usmani

Che cosa è ‘buona vita’? Secondo la maggior parte dei commentatori, l’espressione ‘buona vita’ usata in questo versetto significa una vita pura e piacevole (nella contentezza) nella vita di questo basso mondo (dunyà), mentre alcuni autorevoli commentari (tafsir) hanno dato il significato alla vita nell’Aldilà (akhira). Guardando da vicino la spiegazione data dalla maggioranza dei commentari, ‘buona vita’ non vuol dire che una tale persona non potrà mai incontrare la povertà o la malattia. Al contrario, significa che un credente (mu’min), anche se deve affrontare la povertà o il dolore, ha due cose con lui che lo proteggono dal diventare infelice. La prima cosa risiede nella sua abitudine di vivere in sobrietà, moderazione e di contentamento (qanà’a), segno distintivo di una vita semplice e questo funziona anche nelle ristrettezze della vita.

In secondo luogo, vi è la fede in Dio e la convinzione che si stanno per ricevere le grandi ed eterne benedizioni nell’Aldilà (akhira) come ricompensa di tutto ciò che si sta soffrendo a causa della povertà o del dolore. Diversa è invece la condizione del non credente e del peccatore di fronte a queste prove della vita. Se questa persona deve affrontare la povertà e il dolore, non ha nulla a cui rifarsi affinché possa aiutarlo a tenerlo equilibrato e a dargli sollievo e conforto. In questo stato (di disperazione), egli rischia di perdere la sua sanità mentale, fino anche ad arrivare al pensiero del suicidio.

Dice Ibn ‘Atiyyah che per i credenti pii, Allàh Ta’ala, li benedice con una vita piena di soddisfazione, di appagamento e di grazia, e questo anche qui in questo basso mondo (dunyà), togliendo dai loro cuori l’avidità per i beni di questo stesso mondo. L’avidità è un desiderio che mantiene l’uomo in stato di insoddisfazione continua ed in ogni circostanza.

Perciò anche se i credenti si trovano a fronteggiare giorni di povertà, o una malattia di qualche tipo, essi hanno sempre un forte sostegno e aiuto su cui ripiegare: Essi sono credenti perfetti nelle promesse fatte da Allàh. Hanno forti speranze di vedere la facilità dopo la difficoltà e del conforto dopo il dolore. Questi punti di forza fanno si che la vita del credente non diventerà mai disperata e penosa, e sarà perciò ‘una buona e dolcissima vita’.

Il vero credente è certo che per ogni sua difficoltà (in questo basso mondo) avrà sempre una ricompensa, qui e anche quando sarà nell’altra vita. La ricompensa per ogni sua difficoltà arriverà a lui nella forma di Benedizioni divine (Barakà) che sono grandi ed eterne. Pertanto, con questa fede in Allàh nel cuore, il credente trova facilità nel sopportare con pazienza (sabr) le variazioni di questo mondo e le condizioni mutevoli di questa vita, le quali, non faranno mai di un credente una persona che soffre di ansia, di apprensione e di noia. Questa è la ‘dolcissima, eccellente e buona vita’, ed un credente ha la fortuna ed il favore divino (fadl) di averla in contanti, sul posto, proprio qui in questo mondo.

Shaykh Ahmad at-Tijani (r.a.) ha detto: «In occasione di ogni male, sforzati continuamente nel ricercare il soccorso di Allàh. Altrimenti la tua impazienza nei confronti della decisione di Allàh diventerà un’abitudine e allora dalla tua vita non otterrai nessun profitto. Ciò deve essere eseguito di volta in volta; una volta tu ti fermerai in accordo con la decisione di Allàh senza spazientirti e senza richiedere il sollievo; un’altra volta tu implorerai il sollievo di Allàh.

  Colui che si incammina verso Allàh in questo modo, le porte della felicità saranno per lui aperte nell’Aldilà e verrà ad ottenere una buona ed eccellente vita, ciò che è realizzato nella Parola di Allàh, sia Egli Glorificato ed Esaltato, “Daremo una vita eccellente a chiunque, uomo o donna, sia credente e compia il bene”». (Cor.16,97)

Termino questo breve intervento con questo bellissimo detto (hadith) del nostro amato Profeta sayyidinà Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine). Si tramanda da Suhayb ben Sinân che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Che cosa meravigliosa la condizione del credente (mu’min)! Infatti in qualsiasi situazione sia, questa è un bene (khayr) per lui, e ciò non avviene se non per il credente: se lo coglie motivo di felicità egli ringrazia (shukr), e ciò è un bene per lui, e se lo coglie difficoltà, porta pazienza (sabr), e ciò è un bene per lui.» (da Muslim e An-Nawawi – h.27 del Riyadu s-salihin).

E La lode spetta ad Allàh il Signore dei Mondi (al hamdu li-Llàh rabbi l’alamìn)

*  (Fine intervento ) *

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«Che cosa ho ricevuto dal Centro Islamico di Verona»

Sorella Iman (italiana)

Bismillahi ar-Rahmani r-Rahim -In Nome di Allàh il Misericordioso, il Clementissimo

Nella realtà in cui viviamo quotidianamente, l’Islam può sembrare qualcosa di esotico o di estremamente lontano e remoto. Probabilmente perché nel mondo d’oggi la Religione non è un elemento dominante dell’individuo come lo è per un Musulmano per il quale invece la Religione è al primo posto: essa rappresenta la quotidianità in cui il tempo viene scandito da numerosi atti di adorazione verso Allah (Gloria a Lui l’Altissimo).

Una delle ragioni della rapida e pacifica diffusione dell’Islam sta nella naturalità e semplicità della sua dottrina: l’Islam insegna ad avere fede e adorare un Dio Unico, insegna all’uomo il buon uso del potere dell’intelletto e della capacità di riflessione. L’approfondimento del sapere è un dovere per ogni Musulmano, uomo o donna che sia. Infatti la prima parola del Corano che Allah (Gloria a lui l’Altissimo) ha rivelato al Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) è stata: «Iqra! bismi rabbika alladhi khalaq» «Leggi! (conosci, studia, impara) in nome del tuo Signore che ti ha creato» (Cor.96,1)

E’ per questo che presso il Centro Culturale Islamico di Verona, in Via Bencivenga dalle 10,00 alle 12,00, con cadenza quindicinale, con l’aiuto di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) e degli insegnamenti di Shaykh Anwar, affiancato dalla preziosa traduzione di Redouane, uomini, donne, ragazzi, musulmani e non musulmani possono approfondire l’elevato e immenso valore della Religione Islamica e conoscere i benefici che Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) ci ha donato attraverso di essa in questa vita e soprattutto nell’altra.

Attualmente il corso è composto principalmente da neo musulmani e da uomini e donne che si stanno avvicinando all’Islam. Siamo un gruppo meravigliosamente vario con storie di vita talvolta simili e talvolta differenti. La cosa bella è che la diversità di ognuno di noi è un vero e proprio arricchimento fin dal primo giorno che se ne entra a far parte.

La prima cosa che mi colpì, quando nel 2008 presi parte alla prima lezione, fu quella sensazione di familiarità e di ospitalità che difficilmente si trovano in un luogo nuovo. E che ancora oggi sento ogni volta che ne prendo parte. Ero finalmente arrivata in quel posto che per anni avevo cercato… mi sentivo stranamente tranquilla ed ebbi la netta sensazione dell’inizio di un cambiamento che ancora non immaginavo mi avrebbe portato a diventare un membro di una famiglia allargata come quella dell’Islam. Fu come un flash, continuavano a ripetere: “studiate, cercate, approfondite, usate il cervello, senza sapere non potete credere…” e io pensavo “ma come?” “E il mistero dov’è?” Era tutta un’altra storia….E da quel giorno con la grazia di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) la Domenica, con il caldo, il freddo, la pioggia o il sole, molti come me che hanno cercato o stanno cercando la Strada Giusta, vengono alla Moschea di Verona per imparare.

Il percorso formativo proposto dal Centro Islamico di Verona è iniziato nel 2007 con il primo Corso «La Scienza della Fede» in cui è stata designata la via della Fede, dove è stata data la possibilità di analizzare l’importanza di essa, ed imparare a conoscere Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) attraverso le Sue stesse parole contenute nel Corano, a comprendere il valore della Testimonianza di Fede (Shahada) e le prove che Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) è l’Inviato di Allah.

Dopo aver compreso quali siano i Pilastri e gli articoli della Fede Islamica abbiamo sviluppato ed approfondito con il secondo corso «La Fede e la Vita», gli effetti della stessa nella vita del singolo ed i suoi effetti a livello sociale, dimostrando la connessione fra Religione e ogni ambito della vita pubblica e privata del credente.

A questo punto del nostro percorso la Fede nel nostro cuore era più forte ed è per questo che abbiamo deciso con il terzo Corso di avventurarci nel mondo dell’haram (vietato) e dell’halal (lecito), argomento sicuramente molto delicato e talvolta ostico anche per chi magari è musulmano da più tempo….Lo studio si è basato sul Corano e sulla Sunna autentica del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine). Sono stati esaminati nel dettaglio i vari aspetti di ciò che è lecito e ciò che non lo è, cercando di evidenziare la saggezza che c’è dietro ogni regola di Allah (Gloria a Lui l’Altissimo).

Da poche settimane è iniziata la quarta tappa del nostro cammino insieme, dal titolo «I Pilastri dell’Islam nei loro aspetti spirituali, teorici e pratici» in modo da coglierne i molteplici insegnamenti e metterli in pratica. Dopo aver acquisito negli anni una serie di informazioni è arrivato il momento di cogliere la vera essenza di quello che abbiamo studiato e vedere come quelle nozioni siamo facilmente applicabili alla nostra quotidianità e siano indispensabili all’essere umano per condure una vita più bella, felice e completa in modo da compiacere al meglio il nostro Creatore.

Vi invito tutti a venire la Domenica al nostro Corso «Conoscere l’Islam» e condividere con noi un percorso. Aiutateci a mettere in pratica ciò che il Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) ci ha insegnato come nell’hadith «Il sorriso è Sunna». Vi assicuro che sarete accolti da una moltitudine di sorrisi e mi auguro che Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) faccia sentire anche a voi quel calore di cui parlavo prima.

Non s’imparano solo nozioni ma s’impara cosa siano la vita, la condivisione, la solidarietà, si condividono i successi e le delusioni, non è forse vero che un dolore diviso è dimezzato ma la felicità divisa è raddoppiata…Inizi a voler bene a persone di cui non conosci nemmeno il nome… gli vuoi bene perché vi unisce un Amore immenso che è «l’Amore di Allah» (Gloria a Lui l’Altissimo).

Vorrei terminare con una perla di sapienza dello Shaykh Abdel Rahmân Pasquini.

«Dopo la Religione [cioè il mettere in pratica i Comandamenti di Allàh (Gloria a Lui l’Altissimo) e i Precetti del Profeta Muhàmmad (su di lui le preghiere e la pace divine)] il culmine della Sapienza consiste nell’amore per tutti gli uomini [maschi e femmine] e nel far del bene, tanto ai buoni quanto ai cattivi.»

Che Allah (Gloria a Lui l’Altissimo) faciliti le nostre azioni e che ci apra i cuori alla Sua scienza.

Al-hamdu li-Llàh rabbi l-‘alamìn – La lode spetta ad Allah Signore dei Mondi.

*  (Fine intervento)  *

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«Chiusura e ringraziamenti»

Shaykh Anwar al Nehmi e Redouane Mriny

A chiusura del Forum interviene con un brevissimo intervento Shaykh Anwar Imàm della Moschea di Verona e Professore di Islam al Centro Islamico di Verona.

Shaykh Anwar ringrazia gli ospiti per i loro preziosi interventi e ringrazia tutti i presenti per la loro generosa partecipazione al Forum, si augura che quanto trattato sia stato di utilità per la vita familiare islamica dei musulmani presenti al Forum.

Prendendo atto dell’importanza che sta assumendo sempre più questo Forum sulle Famiglie italiane musulmane, Shaykh Anwar invita tutti a proseguire e a continuare assieme questo impegno e vista la presenza del Presidente dell’UCOII Izzeddin Elzir lo invita ad organizzare prossimamente, assieme al Consiglio Islamico di Verona (CIV), un Forum a Livello Nazionale sulla Famiglia italiana musulmana.

Shaykh Anwar poi, assieme al fratello Redouane Mriny, fratello che si è occupato dell’organizzazione del Forum e che è il traduttore in lingua italiana dei Corsi della Scuola “Conoscere l’Islam», presentano ai partecipanti del Forum il nuovo Libro appena stampato «La Fede e la Vita» (Al Imàn wa al-Hayat) che riassume il “Libro della Fede e la Vita” dell’autore Dott. Shaykh Yusuf al Qaradawi, nei contenuti delle Lezioni tenute da Shaykh Anwar al Nehmi, presso la Scuola “Conoscere l’Islam” del Consiglio Islamico di Verona (C.I.V.) e rivolta ai non arabofoni. Il Corso si è svolto alla Domenica mattina, dal mese di Settembre 2009 al mese di Luglio 2010.

Attualmente la Scuola “Conoscere l’Islam” del C.I.V. sta’ svolgendo, sotto la direzione dell’Insegnante Shaykh Anwar il 4° Corso dal titolo «I Pilastri dell’Islam nei loro aspetti Spirituali, teorici e pratici». Questo Corso è una novità in Italia ed è di un livello molto elevato, in quanto si rifà e ripropone gli insegnamenti Universitari sulla Fede (Imàn) studiati da Shaykh Anwar all’Università nella quale si è a suo tempo laureato, adattandoli agli studenti del Corso.

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Che Allàh accetti i nostri sforzi. Che perdoni i nostri errori e dimenticanze. Che Allàh accresca la Fede (imàn) nei nostri cuori. Che tenga i nostri passi nella Retta Via (siràt al mustaqim). Amin, Amin, Amin

«AL HAMDU LI-LLÀH RABBI ‘ALAMÌN»

« LA LODE SPETTA AD ALLÀH SIGNORE DEI MONDI »

*  (Fine)  *