Il Comportamento con i non musulmani e la corretta immagine dell’Islam

In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

As-Salàmu ‘alaykum wa Rahmatullàhi wa Barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

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IL ‘COMPORTAMENTO’ (Mu’àmala) CON I NON MUSULMANI

E LA ‘CORRETTA IMMAGINE’ DA DARE DELL’ISLAM

– [Fonte: http://www.doctrine-malikite.fr/forum/Le-comportement-avec-les-non-musulmans-et-l-image-de-l-Islam_m54486.html ]

– Libera traduzione italiana e note, a cura di Umar A.Frigo (Vr, 20 aprile 2015)

DOMANDA

Sentiamo parlare, dalle varie fonti d’informazione, degli orribili atti commessi nel nome dell’Islam, o degli atti di discriminazione o d’insulto o anche di omicidi che si vogliono attribuire all’Islam.

So che una parte di responsabilità di queste notizie, ricade sui mezzi moderni d’informazione (media) che fanno spesso degli amalgami e confondono cultura e religione o confondono il vero Islam e i suoi principii chiari (da più di 1400 anni) con le ideologie e le varie sette (di fanatici) che hanno solamente come scopo il potere e questo basso mondo (dunya). Ma penso che una parte di responsabilità ricada anche sui nostri Sapienti (Ulamà) musulmani che a mio avviso non fanno abbastanza per parlarci del corretto comportamento (mu’àmalàt) del musulmano, dei principii dell’Islam, e per mostrare la ‘bellezza’ dell’Islam all’umanità intera.

L’Islam è la Religione della pace e dell’amore, la radice trilittera araba stessa della parola Islam  “S-L-M” che deriva da Salâm (pace) ed Istislâm (sottomissione), dunque sottomissione a Dio e pace con le creature, mostra questo. I principii dell’Islam, e la Storia della vita (Sira) del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) e dei suoi Compagni (Sahàba), mostra con chiarezza che l’Islam significa: «Il buon comportamento» (mu’àmala).[1]

Avrei piacere perciò che voi cari Sapienti musulmani (‘Ulamà), ci esponiate ciò che ha detto l’Islam a proposito delle Genti del Libro (Ebrei e Cristiani) e dei non musulmani e come deve essere il comportamento del musulmano – soprattutto nei paesi non musulmani – dove esso è spesso visto (suo malgrado) come un ambasciatore dell’Islam?

RISPOSTA                                                                                                    

Abbiamo parlato in modo dettagliato sull’argomento del dialogo interreligioso e del dialogo in Islam nella rubrica «dialogo interreligioso», vedi Articolo al seguente link: http://www.doctrine-malikite.fr/Dialogue-interreligieux_a65.html

Così come abbiamo parlato del comportamento islamico ispirato dal nostro beneamato Profeta (il nostro modello) nella rubrica «comportamento» e nella rubrica «misericordia e saggezza nella scuola profetica» vedi link: http://www.doctrine-malikite.fr/Comportement_a45.html

Vedere anche l’Articolo «Il rispetto per gli altri e per le loro opinioni e prevenire gli inconvenienti» link: du respect de l’autre et la prévention de l’inconvénient

Cercheremo qui di riassumere le ‘idee essenziali’ sul dovere del buon comportamento del musulmano verso gli altri, ivi compreso verso i non musulmani. Citiamo in prima istanza alcuni versetti coranici intorno all’argomento, questi versetti si rivolgono difatti all’umanità intera e non solo ai musulmani.

ALLAH (DIO) DICE NEL CORANO        Corano

«O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. In verità presso Allàh, il più nobile [il più degno di onore] tra di voi è colui che ha più timore di Dio (taqwà). Allàh è perfettamente Sapiente e ben informato».[2]

«Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida una persona senza che questa abbia ucciso un’altra o portato la corruzione sulla terra, è come se avesse ucciso l’umanità intera. E chiunque avrà salvato una persona, sarà come se avesse salvato l’umanità intera».[3]

«(…) Aiutatevi l’un l’altro a praticare la pietà (birr) e il timore di Allàh (taqwa), e non appoggiatevi gli uni agli altri per commettere iniquità e prevaricazioni. Temete Allàh, Egli è severo nel castigo».[4]

«Se uno degli idolatri (mushrikìn) ti chiede protezione [dovuta ai vicini], accordagli protezione, così che ascolti la Parola di Dio (kalàm Allàh), poi fallo pervenire là dove egli si trova in sicurezza» (Corano Sura At-Tawba 9:6)

«Allàh non vi vieta di essere buoni e giusti con coloro che non vi combattono nella Religione e non vi cacciano dalle vostre case – [5], perché Allàh ama i giusti (muqsitìn). Allàh vi vieta unicamente di frequentare coloro che vi combattono nella Religione e vi cacciano dalle vostre case e aiutano gli [altri] alla vostra espulsione. Egli vi proibisce di prenderli come amici intimi [alleati] e quelli che li prendono per alleati, quelli sono gli ingiusti».[6]

IL PROFETA DELL’ISLAM – MUHAMMAD –      4.muhammad-300x291

(su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Sono stato inviato per perfezionare la nobiltà del comportamento (akhlàq karim)».[7]

Ed anche: «Niente ha più peso per un credente, nella bilancia del Giorno della Risurrezione di un buon carattere. Dio detesta l’uomo grossolano che pronuncia delle parole oscene».[8]

Numerosi sono i detti (hadîth) autentici del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) che vietano di fare del male o di recare danno alla vita che Dio ha reso sacra. Suicidio, omicidio, farsi del male, fare il male, o dire del male, tutto ciò è chiaramente vietato nei testi del Corano e della Sunna. Perché la vita è il deposito (amâna)[9] di Dio in ciascuno di noi.

Allàh nel Corano promette l’inferno a colui che si uccide o a colui che uccide un’altra persona senza una ragione legale (come per esempio l’auto difesa): «Chi uccide un credente volontariamente, ha come compenso l’inferno, dove resterà eternamente. Allàh si adira contro di lui, lo maledice e gli prepara immenso castigo».[10]

Cosi pure per quanto riguarda le Battaglie (guerre) l’Islam ha stabilito sin dal loro inizio un ‘Regolamento’ che protegge: le donne, i vecchi, i civili, i bambini, gli uomini di religione e i loro luoghi di culto così come gli alberi da frutto (o viventi) e gli animali. Anche per i prigionieri di guerra c’è l’obbligo di un buon comportamento nei loro confronti.

Si può vedere a proposito del rispetto della vita l’articolo: «La Legge divina (Sharia) e la conservazione della vita e della persona» di Muhammad Tantawî, Mufti dell’Egitto.

  1. IL BUON COMPORTAMENTO VERSO LA “GENTE DEL LIBRO”  (AHL AL-KITAB) EBREI E CRISTIANI : E’ UN DOVERE

Allàh dice nel Corano: «E non disputate con la Gente del Libro se non nel modo migliore (wa là tujàdilù ahl al-kitàb illà bi-llatì hiya ahsanu)».[11]

Il Profeta Mohammad (su di lui la preghiera e la pace divine) durante la sua missione, sia come capo religioso che come uomo di stato, ha dato prova di una grande sensibilità e di rispetto nelle sue relazioni con “La Gente del Libro”, gli Ebrei ed i Cristiani. Nello spirito della Rivelazione divina, il Profeta Mohammad vietava di fare del male ai non musulmani e chiedeva ai musulmani di trattarli bene. A questo proposito egli ha detto: «Colui che fa del male ad un Ebreo o ad un Cristiano, troverà in me il suo avversario nel Giorno del Giudizio». (hadîth)

La prima cosa che il Profeta Mohammad (su di lui la preghiera e la pace divine) fece dopo essersi stabilito a Medina, dove era stato invitato dagli stessi Medinesi come capo, fu di concludere un «Trattato»[12] tra i musulmani e la Gente del Libro (gli Ebrei e i Cristiani). Secondo questo trattato, i musulmani garantivano a ebrei e cristiani la libertà di praticare la loro religione e accordavano loro gli stessi diritti e obblighi dei quali godevano i musulmani stessi.

Quando una delegazione di Vescovi Cristiani venne a Medina in provenienza di Najran, una città del sud-ovest dell’Arabia, il Profeta li ricevette nella sua Moschea e li invitò a fare le loro preghiere dentro alla Moschea. I Musulmani recitavano da un lato della moschea le loro preghiere, e i Cristiani le recitavano dall’altro lato. Nel corso di questa visita, il Profeta discusse cortesemente con essi su numerosi argomenti.[13]

Questo prova la considerazione del Profeta per la Gente del Libro e la grande preoccupazione di stabilire una solidarietà umana tra i credenti di tutte le religioni.

Allàh a proposito del Nègus, il Re Cristiano dell’Abissinia al tempo del Profeta ha rivelato: «Tra le genti del Libro, ci sono alcuni che credono in Allàh e in quello che è stato fatto scendere su di voi e in quello che è stato fatto scendere su di loro, sono umili davanti ad Allàh e non svendono a vile prezzo i segni Suoi. Ecco quelli che avranno la mercede da parte del loro Signore. In verità Allàh è rapido al conto».[14]

Il Profeta stesso ha compiuto la preghiera funebre islamica per il morto (salat janazah) in occasione ed in omaggio alla morte del Negus. Bisogna ricordare inoltre lo scambio proficuo tra questo Re dell’Abissinia nato nel Cristianesimo e i Compagni del Profeta, e della sua difesa dei musulmani che si erano rifugiati in Abissinia per sfuggire dai Quraisciti politeisti della Mecca, che volevano che il Re li consegnasse a loro, per riportarli alla Mecca [come prigionieri].

Potremmo citare anche lo scambio intercorso con i Vescovi Cristiani di Egitto e il loro Re.

I comportamenti del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) erano sempre il modello del perdono, della misericordia e della magnanimità.

«Zayd ibn Sa’na, un sapiente ebreo di Medina venne dal Profeta per esigere un suo credito. Strattonò l’abito dalla sua spalla, lo prese brutalmente al collo e gli disse con durezza: “voi, della tribù dei Bani ‘Abdul-Muttalib, ritardate (tumâtilûn) il saldo dei vostri debiti!” ‘Omar che era presente, rimproverò l’ebreo in tono duro. Il Profeta sorrise e disse: «Oh Omar, io e lui (l’ebreo), avevamo più bisogno di altre parole da parte tua, e cioè che tu mi raccomandassi di regolare bene il mio debito, e che raccomandassi a lui di richiedere il suo dovuto con buone maniere». Poi aggiunse: «Mancano al termine del debito, tre giorni». Ed egli ordinò a ‘Omar di pagare l’ebreo e di dargli in sovra più venti misure “‘”, per averlo spaventato.

Questo ‘buon comportamento’ (mu’àmala) del Profeta fu la causa dell’entrata nell’Islam di questo sapiente ebreo che disse: “Tra i segni della profezia di Muhammad che io conoscevo, non ne mancava nessuno, ed in lui li riconobbi tutti, salvo due: la sua magnanimità che vince la sua collera, e il surplus d’impeto d’ira cieco nei suoi confronti, che aggiunge solamente magnanimità alla sua magnanimità. Così io l’ho messo alla prova con la scusa ‘del debito’. Ed io lo trovai allora, com’è descritto (nei Libri antichi) [paziente e magnanimo]. Quanto al mio debito donatelo ai poveri tra i musulmani.»[15]

Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) aveva un vicino di casa ebreo, che ogni mattina scaricava delle immondizie davanti alla casa del Profeta. Uscendo da casa il Profeta toglieva queste immondizie, senza fare il minimo rimprovero al suo vicino. Un giorno, uscendo da casa il Profeta non trovò le solite immondizie. Chiese notizie del suo vicino di casa ebreo, e gli fu detto che era a letto malato. Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) andò allora a rendergli visita. Nel vederlo entrare, l’ebreo ebbe paura, credeva che venisse a fargli del male, o a vendicarsi di lui! Ma il nostro amato Profeta (sas) lo tranquillizzò e gli spiegò che veniva solamente per portargli sostegno e conforto per la sua malattia. Toccato da questo gesto [di generosità e di magnanimità], l’ebreo si converte all’Islam!

Si riporta anche a proposito di Abdullâh Ibn Amr (che Dio sia sodisfatto di lui) quanto segue. Quando si sacrificava un animale per farlo poi cuocere a casa sua, egli si assicurava che una parte di questa carne fosse offerta al suo vicino di casa che era ebreo, ricordando il seguente insegnamento del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) che ha detto: «Jibril (Gabriele) mi ha talmente raccomandato [il buon comportamento] a proposito del vicino di casa, che ho temuto che fosse designato come erede.» (hadith)

  •  Il Califfo Omar a Gerusalemme: un meraviglioso esempio Umar-300x300     

 Il Califfo Omar (2° Califfo dell’Islam) affidò gli affari dello stato ad Ali e si avviò verso Gerusalemme. Aveva con sé come scorta solamente un servitore e un solo cammello che cavalcavano ciascuno al loro turno. Il giorno del loro arrivo a Gerusalemme era il turno del servitore di cavalcare il cammello. Questi disse al Califfo Omar: «O Comandante dei Credenti (Amìr al-mu’minìn) ti cedo la montatura, sarebbe un misero effetto agli occhi delle persone se montassi io il cammello, mentre tu lo guidi a piedi.» «No»! rispose Omar, «non voglio mostrarmi ingiusto. L’onore dell’Islam è ampiamente sufficiente per noi tutti.»

Abu Obaid, Khalid, Yazid e gli altri ufficiali dell’esercito musulmano [già posizionati presso Gerusalemme] si erano avvicinati per ricevere il Califfo Omar, tutti loro portavano delle tuniche eleganti di seta, ciò rese il Califfo Omar furioso. Fece allora dei vivi rimproveri ai suoi generali dicendo loro: «Siete dunque cosi tanto cambiati nello spazio di due anni? Che cosa è quest’abbigliamento stravagante? Anche se aveste fatto ciò 200 anni fa, vi avrei dimesso.» Gli ufficiali risposero: «Siamo in un Paese, dove la qualità del vestito attesta il rango dell’uomo. Se portassimo dei vestiti ordinari, ispireremmo poco rispetto alle persone. Tuttavia, portiamo le nostre armi sotto i nostri abiti di seta.» Questa risposta acquietò la collera del Califfo.

In seguito il Califfo Omar, dopo essere entrato a Gerusalemme, senza l’uso delle armi, firmò il ‘Trattato di pace’ conosciuto fino ai nostri giorni sotto il nome di «Patto di Omar» (Patto Ummariyya).   Si presentò come segue:

«Dal servitore di Dio (abd Allàh) e Comandante dei credenti (Amir al mu’minìn) Omar. Gli abitanti di Gerusalemme sono garantiti sulla sicurezza della loro vita e dei loro beni. Le loro chiese e croci saranno preservate. I loro luoghi di culto resteranno intatti. Essi non potranno essere confiscati o distrutti. Questo trattato si applica a tutti gli abitanti della città. Le persone saranno completamente libere di seguire la loro religione, essi non dovranno subire nessun disagio o disturbo».[16]

Il Patriarca Cristiano Ortodosso di Gerusalemme ha pubblicato il 1 gennaio 1953 una copia dell’originale del manoscritto della libreria di Al-Fanar (in uno dei distretti amministrati da Istanbul) di ciò che sarebbe «Il Patto di Omar».[17]

Le porte della città di Gerusalemme erano aperte [senza l’uso delle armi, ma su ordine del Patriarca Cristiano]. Omar si diresse direttamente verso il Tempio di Davide (Masjid Al-Aqsa) e fece la sua preghiera sotto l’arcata di Davide. Visitò poi la più grande Chiesa Cristiana della città. Egli si trovò lì proprio quando venne l’ora della preghiera islamica del pomeriggio (Salàt al-‘Asr). Il Patriarca Cristiano Sofronio disse a Omar: «Puoi fare la tua preghiera nella Chiesa». Omar rispose: «No!, se faccio questo, potrebbe arrivare un giorno che i musulmani prendano questa scusa per impossessarsi della vostra Chiesa.»

Così, preferì fare la sua preghiera sulla gradinata all’esterno della chiesa. Di più, diede uno scritto al Patriarca Cristiano nel quale decretava che le gradinate delle chiese non dovevano essere utilizzate per la preghiera in comune né per la chiamata alla preghiera.

  • La Moschea di Omar     Moschea di Omar .2

Il Califfo Omar volle costruire una Moschea a Gerusalemme. Chiese prima al Patriarca Cristiano di Gerusalemme quale posto sarebbe stato più conveniente per questo suo progetto. Il Patriarca suggerì il Sakhra, vale a dire la roccia dove Allàh si rivolse al Profeta Yakub (Gacobbe). I cristiani avevano ammucchiato in quel luogo delle immondizie per irritare gli ebrei. Omar accettò il consiglio ed egli stesso prese parte alla pulizia del luogo. Gerusalemme, città di Gesù era così testimone del senso dell’equità che caratterizzava l’Islam e che è una conseguenza del buon dialogo, del rispetto, del riconoscere e dell’accettazione dell’altro. Quando ogni traccia d’impurità fu tolta, si costruì una Moschea in questo luogo, che esiste ancora ai nostri giorni, ed è conosciuta sotto il nome di “Moschea di Omar”.

  1. RELAZIONE CON GLI ATEI  (I NON CREDENTI) E CON I PAGANI 

La madre di Asmà (la figlia di Abu Bakr) venne a Medina per rendere visita a sua figlia e a portargli anche dei regali. Asmà però non ha voluto fare entrare sua madre in casa sua e nemmeno accettare i suoi regali, perché sua madre era ancora pagana. E’ in questa situazione che fu rivelato al Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) questo versetto coranico: «Allàh non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allàh ama coloro che si comportano con equità».[18]

Asma accettò allora di ricevere sua madre in casa e di prendersi cura di lei.

Il versetto coranico mostra bene come il dialogo vada oltre la tolleranza che è un termine estraneo all’Islam, perché tollerare, è accettare a malincuore; l’islam esalta piuttosto “l’amore” del prossimo (amare il bene per gli altri) e “la bontà”, che sono i motori del conoscersi a vicenda e del buono scambio: «O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda».[19]

Si può citare inoltre, sempre in questo senso, anche il patto di Hudaybiyya e la delegazione di Thaqîf e di altri esempi della Storia della vita del Profeta (Sîra).

  1. IL ‘RICONOSCIMENTO RECIPROCO’ : UN’ALTRA DIMENSIONE DEL DIALOGO

Spesso, il concetto di «tolleranza» è utilizzato nella cornice del dialogo inter-religioso. Questo concetto, sia nel Corano sia nella Sunna, non si trova da nessuna parte. Tollerare, può condurre ad accettare qualcuno a malincuore o di contro voglia o con delle riserve che poi alimentano una certa distanza nei suoi confronti. Alcuni storici pretendono che questa parola è nata dai conflitti tra protestanti e cattolici.

Nell’Islam, la tolleranza è sostituita dall’amore del prossimo e ad un “riconoscimento reciproco”, vale a dire che esige un dialogo permanente ed una condivisione tra le parti del dialogo. «O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda».[20]

Il credente (mu’min) grazie alla sua educazione spirituale (adab) è portato ad amare l’altro, perché il suo cuore è riempito di amore di Dio e del suo Profeta e «Dio non ha posto due cuori nel petto di nessun uomo»[21] perciò ne deriva che il credente può solamente amare le creature senza distinzione (mawaddata[22] ishfâq, una misericordia verso l’universo) e comunicare con esse senza pregiudizi.

Il ‘vero credente’, attraverso la pratica delle prescrizioni divine e dell’educazione spirituale Muhammadiana comprende che: il solo giudice è Allàh!

Comprende anche che le credenze possono essere differenti o divergenti, ed egli comprende e comunica con l’altro amando per lui il bene e rispettandolo: perché l’essere umano, qualunque sia la sua razza o la sua religione, è generato dal soffio di Allàh.[23]

  • Il Profeta Mosè (a.s.) e il Faraone

Leggiamo nel Corano come Allàh ha ordinato al Profeta Mosè e a suo fratello Aronne (su di loro la pace) di – parlare bene –  e di – essere dolci – nella comunicazione (Da’wa) nei confronti di uno dei più grandi tiranni che il mondo abbia mai conosciuto: il Faraone

«Andate da Faraone: in verità si è ribellato! Tenetegli un linguaggio dolce. Forse ricorderà o temerà [Allàh]. Dissero: «O Signor nostro, temiamo che si scagli contro di noi o che accresca la ribellione». Rispose: «Non temete. Io sono con voi ed ascolto e vedo. Andate pure da lui e ditegli: ”In verità noi siamo, tutti e due, gli Inviati (Rasul) del tuo Signore. Lascia partire con noi i figli di Israele e non tormentarli più. Siamo venuti da te con un segno da parte del tuo Signore e sia la Pace su chi segue la retta via».[24]

Si può dire perciò in conclusione che, il musulmano deve rispettare tutti e usare delle buone maniere con ogni creatura di Dio. L’Islam ci ordina inoltre di rispettare anche il mondo animale e vegetale (cioè tutta la Creazione di Dio).

  • Perché bisogna avere il “rispetto” per tutti?

Perché (tra l’altro) si potrà avere uno scambio corretto con qualcuno solamente quando si ha rispetto per lui, senza il rispetto nessuna buona comunicazione è possibile, e il dialogo cederà allora il posto all’odio, ai pregiudizi, alla violenza, alla discordia e al disordine sulla terra.

I Sufi [25] dicono: «Nell’essere umano (qualunque sia l’essere umano) c’è la Luce di Dio, “il soffio di Dio” (an-nafkh al-ilàhì), è a questo soffio divino che gli Angeli si sono prosternati ed è ciò che Satana (Iblis) invece non ha visto. Non ha visto nell’essere umano che l’argilla e fu velato [su ciò che c’era dietro e al disopra dell’argilla]».

Allàh dice a proposito della creazione dell’uomo:

«[Allàh] gli diede [all’uomo] la sua forma perfetta e ha insufflato in lui del Suo spirito (ruh).»[26]

Perché i nostri Maestri Spirituali (Shuyukh) dicono che non occorre giudicare (o disprezzare) nessuno? Perché difatti nessuno può sapere come sarà la fine della sua vita (una buona o una cattiva conclusione Khâtima), e gli atti valgono solamente per la loro conclusione finale come è risaputo nell’Islam. È probabile che un politeista si trasformi (per la volontà, la guida, e la grazia del Signore) in un santo monoteista (muwahhid) giusto prima della fine della sua vita. Ed è probabile che quello che era musulmano praticante muore infine nell’idolatria o nel peggiore dei peccati (che Dio ci preservi da ciò), come viene detto anche in questo detto (hadith) del nostro Profeta (salla Allahu ‘alayhi wa sallam):

«Il concepimento di ciascuno di voi, nel ventre di sua madre, si compie in quaranta giorni sotto forma di seme, poi come grumo di sangue per uno stesso periodo e come pezzo di carne per pari tempo. Dopo gli viene inviato l’angelo che gli soffia lo spirito di vita e gli ordina le quattro parole prescritte: il suo sostentamento , il termine della sua vita, le sue azioni e la sua infelicità o felicità. Giuro su Allah, oltre al quale non c’è altro Dio, che anche chi agisce come le genti del Paradiso, tanto da non esserci che la distanza di un braccio tra lui e il Paradiso, sarà sopraffatto da quanto è prescritto e agirà come le genti dell’Inferno e in esso entrerà. Chi agisce come le genti dell’Inferno, tanto da non esserci che la distanza di un braccio tra lui e l’Inferno, sarà sopraffatto da quanto è prescritto e agirà come le genti del Paradiso e in esso entrerà».[27]

E Dio fa ciò che vuole, guida chi vuole, Egli è il Solo a conoscere le (vere) intenzioni profonde delle Sue creature ed Egli è il Giusto, il Generoso ed il Potente.

Ciò non esclude evidentemente il buon consiglio reciproco (nasiha)[28], costruttivo, dolce e saggio, dato con le sue buone maniere e le giuste convenienze (‘adab) e le sue corrette condizioni.

Il nostro buon consiglio (nasihaè che il musulmano deve seguire il modello del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) e dei suoi Compagni (Sahaba), ed avere così sempre il ‘migliore comportamento’ (mu’amala) ed il più bel e virtuoso carattere (akhlàq karim) per servire la sua Religione (Dìn) e non nuocere alla sua immagine e per essere un vero e fedele ambasciatore dell’Islam, dovunque esso si trovi.

*

«E’ Allàh che dona il successo, ed è a Lui che chiedo aiuto»  (wa Allàhu al-muwaffiq, wa bi-Hi nasta’ìn)

E la lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi”  (al hamdu li-Lllàh rabbi l-‘alamìn)

 NOTE

[1] «mu’àmala» ha tra i suoi significati in italiano: relazione sociale, comportamento, pratica dei doveri comunitari, condotta verso gli altri. Vedi anche «mu’amàlat»: gli obblighi del credente verso gli uomini, la relazione con gli altri, gli atti con cui gli uomini entrano in contatto fra loro. Vedi inoltre «adab»: buon comportamento, buone convenienze, la buona creanza nel comportamento, garbo, cortesia, buone maniere, educazione, condotta appropriata, attitudine giusta.

[2] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[3] Corano Sura Al-Mà’ida 5:32.

[4] Corano Sura Al-Mà’ida 5:2.

[5] La madre di Asma, la figlia di Abu Bakr, era arrivata a Medina per fare visita a sua figlia portandole inoltre dei regali. Asma non ha voluto fare entrare in casa sua madre ne accettare i suoi regali in quanto sua madre era ancora pagana. E’ in questa situazione che è stato ispirato al Profeta questo versetto coranico, dopo il quale Asma accetta di ricevere in casa sua madre e anche i suoi regali.

[6] Corano Sura Al-Mumtahana 60:8-9.

[7] Hadîth riportato da Al-Bukhârî in “Al-adab Al-mufrad” (273) e Ahmad Ibn Hanbal nel Musnad 2/381.

[8] Hadîth riportato da At-Tirmidhî.

[9] «Amàna»: deposito di fiducia, mandato divino, è complementare alla Luogotenenza (Khilàfa). Dice Allàh: “Noi abbiamo proposto il deposito (amàna) ai cieli e alla terra, e ai monti, ed essi rifiutarono di portarlo, e ne ebbero paura. Ma se ne caricò l’uomo (…)”. (Corano Al-Ahzàb 33:72).

[10] Corano Sura An-Nisà 4:93.

[11] Corano Sura Al-Ankabut 29:46.

[12] «La Costituzione di Medina» o «La Carta di Medina» (Sahìfat al-Medina) che è la costituzione del primo Stato o Comunità islamica nella città di Medina, che ha inoltre messo fine a quasi 100 anni di lotte tribali tra le due tribù più importanti quelle degli “Aws” e quella dei “Khazraj”.

[13] Riferimento: ‘La Sira’ di Ibn Ishâq, vedere anche ‘Nûr Al Yaqîn fî sîrati sayyidi almursalîn’ di Sheikh Muhammad Al Khadrî, Ed.Dar al-jîl Beyrût e Dar ammâr, Oman, 1995, p. 309.

[14] Corano Sura Imràn 3:199.

[15] Riportato da Ibn Hibbàn 1/521.

[16] Rif. At-Tabarì, op.cit.2^ parte, pag. 449.

[17] Biblioteca del Patriarcato di Gerusalemme, Documento n° 552. NB- L’originale di questo Patto è ancora conservato alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

[18] Corano Sura Al-Mumtahana 60:8.

[19] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[20] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[21] Corano Sura Al-Ahzàb 33:4. Si vuole fare qui allusione al fatto che i sentimenti opposti al riguardo di qualcuno o di qualche cosa non possono coesistere nello stesso tempo nel cuore di un uomo credente.

[22] «Mawadda» ha i seguenti significati: Amore mutuo, affetto reciproco, attaccamento; (Vedi Cor. Rùm 30:21); «Isfhaq» è la sollecitudine.

[23] Corano Sura As-Sajda 32:9: «[Allàh] gli diede [all’uomo] la sua forma perfetta e ha insufflato in lui del Suo spirito (Ruh)».

[24] Corano Sura Ta-Hà 20:43-7.

[25] «Sufi» sono coloro che sono ricollegati al Tasawwuf (Sufismo) la Via mistica dell’Islam, e che praticano la “purificazione del cuore” (tazkiya).

[26] Corano Sura As-Sajada 32:9.

[27] Riportato da Abu Abd ar-Rahmàm Abdullah ibn Masud nel Sahih di Al-Bukari e Muslim. E vedi anche “I Quaranta hadit” di An-Nawawi nr.4.

[28] Il ‘Buon consiglio’ «nasiha».

as-Salàmu ‘alaykum

la Pace sia su di voi

Rose

 

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