6^ Lezione (Corso -I Pilastri dell’Islam) la Shahada

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In nome di Dio, Misericordioso e Clementissimo

6^ LEZIONE [Corso-I Pilastri dell’Islam]

1° PILASTRO: «SHAHADA» “La Testimonianza che non c’è divinità all’infuori di Allàh e che Muhammad è l’Inviato di Allàh”.

(Domenica 09/03/2014)

fiore ciliegio 2

 5° Punto]  CONDIZIONI (SHURUT) [1]  DA SODDISFARE DELLA TESTIMONIANZA DI FEDE ( Shahada

In questa Lezione Shaykh Anwar affronta il tema delle condizioni (shurùt) necessarie e da soddisfare affinché la testimonianza di fede (shahada) sia valida e veritiera. Dopo aver chiesto agli studenti quali potevano essere queste condizioni (compito che aveva dato nell’ultima Lezione), vengono prese in considerazione queste 7 condizioni (shurùt) necessarie, segnalate da una sorella, per rendere valida la ‘Testimonianza di Fede’ (Shahada).

1. La Conoscenza, Scienza (al-‘Ilm)                                                                                      2. La Certezza (al-Yaqìn)                                                                                                          3. La Sincerità, Purezza d’intenzione (al-Ikhlàs)                                                           4. L’Amore  (Mahabba)                                                                                                             5. La Veridicità  (as-Sidq)                                                                                                        6. L’Accondiscendenza, Docilità (al-Inqyàd)                                                                  7. L’Accettazione (al-Qabùl)

Shaykh Anwar per aiutare a capire cosa sono le condizioni (shurùt) fa questo esempio: Io prendo un accordo con un partecipante al Corso che se viene prima degli altri partecipanti gli darò € 100. Come Condizione (shart) deve preparare la sala per il Corso, pulizia, mettere il tavolo per l’insegnante, le sedie per gli studenti, la lavagna con i gessi, il thè per la pausa, etc. Se non adempie però a queste condizioni (shurùt) preliminari dell’accordo, dopo non prenderà quanto pattuito. Cosi è per chi viene assunto per un lavoro, avrà una data retribuzione mensile a patto che esegua determinati compiti e impegni preventivamente pattuiti con Condizioni specifiche (shurùt) contrattuali.

Queste sette condizioni che andremo ad esaminare assieme, vengono prima della testimonianza di Fede (shahada) e se ben comprese e messe in atto, la testimonianza di Fede porterà i suoi frutti e la sua ricompensa da parte di Allàh.

1. La Conoscenza, Scienza (al-‘Ilm)

Bisogna conoscere, sapere, essere consapevoli che dicendo «là ilàha» «non c’è divinità» si nega qualsiasi idolo o divinità, e dicendo «illà Allàh» «se non Allàh» si conferma coscientemente e consapevolmente che “il solo e unico Dio è Allàh” senza alcun associato e solo Lui ha diritto di essere adorato. Dice Allàh l’Altissimo: «Sappi, abbi conoscenza [fa-’lam -è un ordine imperativo coranico – da ‘ilm, conoscenza], che non c’è divinità all’infuori di Allah, quindi chiedi perdono per il tuo peccato e del peccato e anche dei credenti e per le credenti. Allah ben conosce il vostro agitarvi sulla terra e la vostra finale dimora.» (Corano sura Muhammad 47, vers.19)  Allàh in questo versetto da un ordine imperativo alla conoscenza, al sapere (‘ilm) che cosa comprende la parola là ilàha illà Allàh, altrimenti poi non si è capaci di metterla in pratica correttamente, perché non si conoscono le sue condizioni, le sue regole.

2. La Certezza (al-Yaqìn)

Quando si ha la completezza della conoscenza delle condizioni della testimonianza della Fede (là ilàha illà Allàh) si raggiuge la certezza (yaqìn) e non si hanno più dubbi. Dice Allàh l’Altissimo: «I veri credenti solo coloro che hanno fede in Allah e nel Suo Inviato senza farsi prendere dal dubbio, e si sforzano combattendo sulla Via di Allàh con i loro beni e con se stessi: costoro sono davvero sinceri (as-sàdiqùn).» (Corano sura Al-Hujuràt 49, vers.15) . Il Profeta (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) ha detto: «Se uno crede in Allàh e nel Suo Inviato, senza dubbio alcuno (con certezza), esso entrerà in Paradiso» (hadith).

3. La Sincerità, la Purezza d’intenzione (al-Ikhlàs) [2]

Il Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) ha detto: «Chi ha detto ‘là ilàha illà Allàh’ (non c’è divinità all’infuori di Allàh) con sincerità (ikhlàs) andrà in Paradiso». Inoltre chi dice la shahada con sincerità (ikhlàs) avrà l’intercessione ultima (shafà’a) del Profeta Muhammad nel Giorno del Giudizio nei confronti di Allàh.

Dice Allàh l’Altissimo: «Non spetta forse ad Allah il Culto Sincero, Puro? Quanto a coloro che si sono presi patroni-protettori altri che Lui dicendo: “Noi non li adoriamo [gli idoli] se non affinché ci avvicinino ad Allah”, ebbene Allàh giudicherà fra loro delle loro discordie. Ma Allah non guida chi è un bugiardo, miscredente (kaffàr).» (Corano sura Az-Zumàr 39, vers.3).  Vedere anche il Corano ‘la Sura Ikhlàs’ nr.112 ‘La Sura del   Sincero’.

4. L’Amore (Mahabba)

Dice Allàh l’Altissimo: «E fra gli uomini vi sono coloro che prendono all’infuori di Allàh degli associati [idoli] uguali a Lui, e che li amano dello stesso amore che hanno per Allah. Ma coloro che veramente hanno fede, hanno per Allah un amore ben più intenso e grande  (ashadda hubb). Se gli empi potessero vedere, [come] quando vedranno il castigo [dell’inferno], che tutta la forza (quwwa) appartiene interamente ad Allah, e che Allah è implacabile nel castigo!» (Corano sura Baqara 2, vers.165) 

Bisogna perciò ‘amare’ il significato di là ilàha illà Allàh. Quando si fa la preghiera, si legge il Corano, si fa la Umra o il Pellegrinaggio, si fa il dhikr Allàh (ricordo di Dio), e altre pratiche devozionali, esse devono essere fatte ‘con amore’, e non sentirsi obbligati e farle solamente come un obbligo religioso. Bisogna, piano piano, trasferire l’amore che abbiamo nel nostro cuore per questo basso mondo (dunya), nell’amore per Allàh e per l’altro mondo (akhira).

Dice il Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm): «Ci sono tre qualità che chiunque le possiede, potranno assaporare la dolcezza della Fede: 1) Avere un Amore esclusivo per Allàh e per il Suo Inviato. 2) Se si ama qualcun altro, che sia solamente per amore di Allàh. 3) Temere il ritorno alla non-credenza (kufr) in Allàh [l’Unico], condizione della quale si è stati salvati da Allàh, poiché si teme di essere gettati nel fuoco dell’inferno» (Hadith da Anàs Bin Malik).

5. La Veridicità, forza della sincerità (as-Sidq)

Nei rapporti umani corretti ci deve essere sincerità, il suo contrario è la bugia, la falsità. Nel dire la parola “là ilàha illà Allàh” non c’è divinità all’infuori di Allàh, in cosa consiste la veridicità (sidq)? Consiste nel dirla non solo con la lingua ma anche con il cuore. Se questa parola viene detta solo con la lingua, ma non anche con il cuore, ciò è ipocrisia (nifàq) e non è veridica.

Dice Allàh l’Altissimo: « 1.Alif, Lâm, Mîm.  2.Pensano forse gli uomini che li si lascerà dire [che sia sufficiente per essi dire]: «Noi crediamo!» senza che essi siano messi alla prova? 3.Ben già mettemmo alla prova quelli che furono prima di essi, e ben conoscerà Allàh coloro che saranno stati veritieri (sidq) e ben conoscerà i mentitori (kàdhibìn).» (Corano sura Al-‘Ankabut 29, vers.1,2,3) Testo Arabo versetti:

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Queste prove possono essere sia per il bene che per il male. Allàh prova cosi l’uomo per vedere se egli quando è nella felicità sa ringraziare Allàh (shukr), rispettando inoltre la Sua Legge, e se l’uomo quando è nel male, lo sa sopportare ed accettare con la pazienza (sabr). E’, in effetti, nella gioia o nella disperazione che l’uomo ha la tendenza a perdere la padronanza e l’equilibrio di se stesso, solo il vero credente riesce a rimanere calmo, sereno ed equilibrato di fronte agli avvenimenti esteriori della vita (felici o infelici). Shaykh Anwar, a tal proposito dice di imparare questi tre versetti del Corano sopra riportati e ricordarli ogni giorno come valido aiuto, quando Allàh ci mette alla prova.

Dice Allàh l’Altissimo: «E chi è più iniquo di chi inventa menzogne contro Allah e che ha qualificato di menzogna la Verità quando essa sia giunta a lui? Non c’è forse nell’Inferno una dimora preparata per i miscredenti? E chi ha portato con se la Verità e ha creduto in essa (vi si è attenuto), quelli sono i timorati di Allàh.» (Corano sura Az-Zumar 39, vers.33). 

6. L’Accondiscendenza, la Docilità (al-Inqyàd[3]

La Testimonianza di fede shahada e ciò che essa comporta ha bisogno di essere accettata, ascoltata, seguita, con accondiscendenza e docilità. Dice Allàh l’Altissimo: «E volgetevi al vostro Signore pentiti, e sottomettetevi a Lui prima che vi giunga il castigo, poiché dopo non sarete soccorsi.» (Corano sura Az-Zumar 39, vers.54) 

Dice ancora Allàh l’Altissimo: «E quando vien detto loro: “Seguite quel che Allàh ha fatto scendere [al Profeta Muhammad]”, rispondono: “noi seguiamo piuttosto la via dei nostri padri tale come l’abbiamo trovata.” Farebbero ciò anche se satana li invitasse al tormento del fuoco dell’inferno? Machi si sottomette interamente ad Allah e compie il bene, egli si afferra all’ansa saldissima. In Allah è l’esito di tutte le cose!» (Corano sura Luqman 31, vers.22) 

7. L’Accettazione (al-Qabùl)

La Testimonianza di Fede (shahada) richiede di essere ricevuta e accettata dentro di noi, incondizionatamente senza porre alcun nostro limite. Dice Allàh: «Quando veniva detto loro: “Non c’è divinità all’infuori di Allah” essi si gonfiavano  d’orgoglio (kibar) e dicevano: “dovremo forse noi abbandonare i nostri dei per un poeta folle (majnùn)?” No! egli [Muhammad] è venuto con la Verità (Haqq) e ha confermato gli Inviati precedenti.» (Corano sura As-Saffàt 37, vers.35-37). 

Shaykh Anwar a proposito di questa mancanza di accettazione racconta un episodio accaduto all’inizio dell’Islam. Al tempo del Califfo Umar, una persona ricca e di un ceto sociale elevato, aveva fatto la shahada ed era entrato nell’islam. Mentre stava facendo la Umra e girava intorno alla Kaba, dietro di lui c’era un povero che senza volerlo pestò sulla veste lunga del ricco. Egli allora, indispettito, si è fermato e ha dato uno schiaffo al povero. Questi è andato poi dal Califfo Umar per lamentarsi dello schiaffo ingiustamente ricevuto. Il Califfo Umar ha informato allora il ricco che per la legge del taglione, il povero aveva diritto di restituirgli lo schiaffo ingiustamente ricevuto. Il ricco rispose che per la sua posizione sociale non poteva accettare di ricevere davanti alla gente uno schiaffo da uno che socialmente era inferiore a lui (questo ovviamente secondo la sua visione erronea), e allora a causa di questo suo sciocco orgoglio, non ha accettato le regole (e le condizioni implicite nella shahada) ed ha preferito abbandonare l’Islam e i suoi insegnamenti.

– Fine Lezione –

NOTE

(1) «Shart» (plurale shurùt) ha questi significati: condizione, presupposto, condicio sine qua non, condizione o condizioni affinché un contratto, un lavoro, sia valido.

[2] «Ikhlàs» ha diversi significati però tutti collegati con la sincerità: sincerità nell’adorazione a Dio; assoluta devozione a Dio; culto sincero; purezza adorativa; pura intenzione.

[3] «Inqyàd» può significare: Condiscendenza, arrendevolezza, remissività, docilità. Il suo contrario è ostinazione, caparbietà.

Questa voce è stata pubblicata in 4° CORSO- "I Pilastri dell'Islam" (Al Arkàn al Islàm) (2013). Contrassegna il permalink.

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