“La Fratellanza e l’Amicizia”: Valori e Insegnamenti dell’Islam

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In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

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LA FRATELLANZA E L’AMICIZIA:

 VALORI E INSEGNAMENTI DELL’ISLAM

Lezione  Domenica 01 Maggio 2016

 (a cura di Umar A.Frigo)

Si inizia la Lezione  in Nome di Dio (Bismi-Llàh), con le invocazioni di benedizioni e il saluto di Pace divini sull’Inviato di Allàh sayyidinà Muhammad,  e con il saluto di Pace (Salàm) a tutti i partecipanti presenti al Corso. (Questa Lezione è stata preparata e condotta dal fratello Umar A.Frigo con l’autorizzazione e le indicazioni del Tema da trattare da parte dell’Insegnante Shaykh Anwar, assente per impegni importanti).

In un mondo dove sembra regnare sempre più lo scontro dell’uno contro l’altro, è forse bene soffermare la nostra attenzione su valori importanti quali: «la Fratellanza e l’Amicizia», valori che dovrebbero essere messi in atto nei nostri rapporti con gli altri, aiutandoci cosi a contrastare la “fitna” [1], e cioè la sedizione, la falsità, l’errore, l’inganno, la violenza, la rottura dei rapporti personali, che ogni giorno purtroppo aumenta sempre più tutto intorno a noi.

Domanda: Gli insegnamenti dottrinali e sapienziali dell’Islam possono essere di aiuto allo sviluppo della Fratellanza e dell’Amicizia tra gli esseri umani? E questi insegnamenti sono validi solo per i musulmani e solo tra loro, o sono insegnamenti e valori di “ordine universale” ai quali ogni essere umano, a prescindere dalla razza, credente o non credente, o da altre apparenti differenze esteriori, può trarne vantaggio?

RispostaPer avere una risposta vediamo assieme alcuni tra i molteplici insegnamenti sulla Fratellanza e sull’Amicizia presenti nell’Islam, presi dal Sacro Corano, parola di Dio, presi dalla vita e dai detti (Sunna) dell’’Inviato di Allàh sayydinà Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) e presi da alcuni Maestri Spirituali (Shuyukh) dell’Islam. Ognuno trarrà poi  le proprie riflessioni , e  deciderà, liberamente, come utilizzare questi insegnamenti, perché come insegna Allàh:                                                                                «Non c’è costrizione nella Religione (là ikrà’h fì d-Dìn[2].

  • INSEGNAMENTI DAL CORANO

Allàh cosi parla ai Credenti (muq’minun) (nel Corano, ultima Rivelazione divina)

«In verità i credenti sono fratelli (innamà al-muq’minuna ikhwatun): portate quindi la Pace tra i vostri fratelli e temete Allah. Forse vi sarà usata misericordia. O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com’è infame l’accusa di iniquità rivolta a chi è credente! Coloro che non si pentono sono gli iniqui. O credenti, evitate di far troppe illazioni (zanna), ché una parte dell’illazione è peccato. Non vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto? Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre accetta il pentimento, è misericordioso».[3]

Allàh dice chiaramente che i credenti sono fratelli tra loro, e perciò li invita ad essere portatori tra di loro di un saluto di Pace (Salàm), e non di guerra o di divisione, come purtroppo sempre più succede ai nostri giorni. Invita al rispetto reciproco, a non schernire un fratello e tanto meno a diffamarlo. E ancora, cosa molto importante, Dio ci mette in guardia sul non fare troppi pensieri, troppe supposizioni, troppe illazioni sui fratelli, perché ciò porta al peccato. Le troppe illazioni portano ad attribuire ad un fratello cose malevoli e non veritiere, frutto solo di nostre creazioni e supposizioni mentali, e non di atti esteriori che abbiamo visto compiere effettivamente dal fratello, come invece dovrebbe essere. Il fare supposizioni sugli altri, apre una porta molto pericolosa dalla quale può entrare la diffamazione, l’inimicizia, l’astio, e infine la rottura del rapporto amichevole e fraterno, che invece dovrebbe essere sviluppato tra gli esseri umani.

Allàh l’Altissimo parla anche a tutti gli uomini (annàs)

«O uomini (Ya ayyuhà an-nàs), in verità Noi (Allàh) vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. In verità presso Allàh, il più nobile [il più degno di onore] tra di voi è colui che ha più timore (taqwà) di Dio. In verità Allah è Sapiente, ben informato.»[4]

Allàh, ricorda a tutti gli uomini (uomini e donne) che se essi trovano attorno a loro delle diversità di popoli, di razze, di colore della pelle, di culture, di modi di vita, di pensiero, etc. è perché Lui, che è il nostro Creatore, ha voluto e decretato che sia cosi. Forse in questo Suo disegno ci invita a riflettere su questi Suoi Segni ed intravedere la Sua Grandezza e la Sua Magnificenza e la Sua Illimitatezza nel creare ciò che vuole e come Egli vuole. Allàh ci dice poi chiaramente il perché ha creato queste diversità e cioè: «perché noi ci si conosca a vicenda». In questo Suo scopo troviamo due istruzioni molto importanti: 1) Un chiaro invito a sviluppare la “conoscenza” per non rimanere nell’ignoranza. 2) Ad aprirsi ed avvicinarsi “vicendevolmente” gli uni agli altri. Conoscenza e vicinanza ,  il contrario  cioè di – ignoranza e lontananza -. Se si rimane nell’ignoranza, è risaputo che sorge automatico e quasi istintivo respingere e rifuggire da ciò che non si conosce, questo atteggiamento sviluppa però l’individualismo, il rinchiudersi in se stessi, e ci preclude l’accettazione del diverso.

La Fratellanza e l’Amicizia perciò richiedono: “Conoscenza” e “Vicinanza”.

Allàh l’Altissimo, ci dice poi qual è il ‘segno’ che distingue chi ha più valore, chi vale più di un altro, e non si tratta di “cose esteriori” dell’uomo: i beni materiali che esso possiede, la posizione sociale, la fama nel mondo, ecc. ma bensì di “cose e qualità interiori e più nobili” all’uomo, e di ciò che c’è nel suo cuore e cioè: «il timore di Allàh (taqwà)», il Creatore dell’uomo. Il timore di Allàh comporta il ricercare la soddisfazione (ridà) di Allàh, per tutto ciò che elargisce con generosità all’uomo, e il ricercare la Fratellanza e l’Amicizia con tutte le altre creature di Allàh, va certamente in questa direzione.

Dice ancora Allàh:

«Aiutatevi l’un l’altro nella pietà (birr) e nel timore (taqwà) di Dio».[5]

 «Adorate Allah e non associateGli nulla; e ancora si abbia perfetta bontà nei confronti dei genitori, dei parenti, degli orfani, dei poveri, del vicino che vi è parente, e del vicino che vi è estraneo, di chi è compagno, del viandante, e di ciò che posseggono le vostre destre. In verità Allah non ama l’insolente, il vanaglorioso».[6]

Allàh invita l’uomo a sviluppare in se stesso una “perfetta bontà” verso il prossimo, a partire da chi ha più vicino a lui, e via via allargandosi verso l’esterno. Bontà! e non cattiveria e odio.

  • INSEGNAMENTI DALLA VITA (SUNNA) DEL PROFETA MUHAMMAD (sas)

I detti, gli atti, e i consigli, sulla Fratellanza e sull’Amicizia tra gli uomini, che ci sono arrivati dal Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) sono moltissimi. Considerando che Allàh dice di lui «O Muhammad non ti ho inviato se non come Misericordia (Rahma) per i Mondi»[7] non può che essere cosi.

Il Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) pronunciò il suo ultimo Sermone (Khutba) il giorno 9 del Mese di Dhul Hijja, 10 anni dopo dell’Egira (emigrazione da Mecca a Medina, febbraio 632 D.C.) nella Valle Uranah del monte Arafat (circa 20 km da Mecca), davanti a circa 100.000 pellegrini. Le sue parole erano molto chiare e concise e sono state dirette a tutta l’umanità, ne riportiamo solo alcuni passaggi:

«O Gente, cosi come considerate sacri questo mese (Dhul Hijja), questo giorno (arafa) e questa città (Mecca), allo stesso modo considerate la vita e la proprietà di ogni musulmano come una cosa di fiducia (amàna). Restituite i beni che vi sono stati affidati ai legittimi proprietari. Non fate del male (non nuocete) a nessuno in modo che nessuno possa fare del male a voi. Ricordate che un giorno incontrerete il vostro Signore (Allàh) e che Egli vi chiederà conto delle vostre azioni (…).

Tutta l’Umanità deriva da Adamo ed Eva, un arabo non ha alcuna superiorità su un non arabo, né un non arabo ha alcuna superiorità su un arabo; anche un bianco non ha alcuna superiorità su un nero, né un nero ha una superiorità su un bianco, eccetto che per il timore di Allàh (taqwà) e le buone azioni (a’màl hasàn) (…)

Imparate che ogni musulmano è fratello di ogni musulmano e che i musulmani costituiscono una fratellanza. Nulla è legittimo per un musulmano se appartiene ad altro fratello musulmano, i beni di un fratello sono inviolabili, salvo con il suo consenso libero e volontario. Perciò non fate ingiustizia tra di voi (…).

Ricordate! un giorno sarete davanti ad Allàh e risponderete delle vostre azioni, perciò fate attenzione e state in guardia, non allontanatevi dal sentiero della giustizia dopo che io sarò andato (dopo la mia morte). O gente, nessun Profeta o Inviato di Allàh verrà dopo di me, ne sorgerà una nuova Fede. Perciò o Gente, questo è un motivo affinché voi comprendiate e capiate bene le parole che ora vi trasmetto (…). (riportato da Al Bukhari).

Alcuni hadîth [8]  del Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm)

«Allàh aiuta il servo nella misura in cui egli aiuta il suo fratello».

Chi è il fallito nella Umma (comunità)

L’Inviato di Allàh (s.a.s.) disse: «”Sapete chi è il fallito?” “Tra noi il fallito è chi non ha più né denaro né beni”, risposero. Lui allora disse: “Fallito nella mia Comunità (Umma) è colui che il Giorno della Resurrezione arriverà portando preghiera, digiuno, ed elemosina rituale, ma arriverà anche avendo insultato un primo, accusato falsamente un secondo, dissipato i beni di un terzo, versato il sangue di un quarto, e percosso un quinto. Ed ecco che questo prenderà qualcosa delle sue buone azioni, quest’altro anche prenderà qualcosa [e così via]: e se le sue buone azioni verranno meno prima che sia esaurito ciò che è a suo carico, si prenderà qualcosa delle cattive azioni di quelli [che ha maltrattato] e saranno gettate su di lui. Poi egli sarà gettato nel Fuoco [dell’Inferno]».[9]

I Credenti sono come un unico corpo

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «La parabola adatta ai credenti nel loro amore reciproco, nella loro reciproca misericordia, e nel loro reciproco affetto è quella del corpo: quando un membro di esso soffre, le altre membra del corpo si chiamano l’una con l’altra, in ragione di quel dolore, con l’insonnia e la febbre»[10].                                                    Bellissima ed eloquente immagine di come deve essere la fratellanza.

Dei diritti e della misericordia verso i fratelli

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Di colui che non ha misericordia per gli uomini, Allàh non avrà misericordia (rahma)»[11]. Da scrivere a grandi lettere, e leggere tutti i giorni.

E disse ancora: «”Non nutrite [tra di voi] reciproche invidie, non accordatevi tra voi per influenzare fraudolentemente le compravendite, non odiatevi l’un l’altro, non voltatevi reciprocamente le spalle, non entrate in una compravendita già prossima a realizzarsi proponendo migliori condizioni: e siate servi di Allah come fratelli. Il musulmano è fratello del musulmano: non è ingiusto nei suoi confronti, non lo disprezza, e non gli nega il suo aiuto. Il timor di Dio (taqwà) sta qui”, e indicò tre volte il petto, “ed è già abbastanza male per una persona il fatto che disprezzi il suo fratello musulmano. Tutto del musulmano è sacro e inviolabile per il musulmano: il suo sangue, i suoi beni e il suo 0nore”».[12] (Muslim)

Sul diritto del vicino

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Chi ha fede in Dio e nell’ultimo Giorno, non arrechi disturbo al proprio vicino; chi ha fede in Dio e nell’ultimo Giorno tratti l’ospite con generosità; chi ha fede in Dio e nell’ultimo Giorno, parli bene o taccia».[13]

Ed ancora: «Il migliore dei compagni presso Allàh l’Altissimo è chi è migliore con il suo proprio compagno, e il migliore dei vicini presso Allàh l’Altissimo è chi è migliore con il proprio vicino».[14]

Qui si parla del vicino, senza specificare che sia musulmano! Perciò è un chiaro consiglio a stare attenti alle nostre azioni che non rechino danno a chi abbiamo vicino a noi, a casa, al lavoro, o in altre occasioni, e chiunque esso sia.

Sull’amore per i fratelli

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Un uomo si recò in un altro villaggio a far visita ad un suo fratello. Allah l’Altissimo fece si che sul suo cammino vi fosse un Angelo ad osservarlo; quando l’uomo passò da lui gli chiese: ‘Dove intendi andare?’ ‘Intendo andare da un mio fratello che vive in questo villaggio,’ rispose. L’Angelo gli domandò: ‘C’è forse da lui un qualche beneficio che ti spetta, cosi che vai ad occuparti di quello?’ ‘No,’ rispose l’uomo, ‘lo vado a visitare solamente perché lo amo in Allah l’Altissimo.’ L’Angelo allora gli disse: ‘lo sono inviato a te da parte di Allàh a dirti che come tu ami il tuo fratello in Lui, così Egli ama te’»[15]

E disse anche: «Allah l’Altissimo chiederà il Giorno della Resurrezione: ‘Dove sono coloro che si sono amati reciprocamente nella Mia Maestà? Oggi lo li riparerò sotto la Mia ombra, perché questo è un Giorno in cui non v’é altra ombra che la Mia.’» [16]

E disse: «Per Colui nella Cui Mano è l‘anima mia, non entrerete nel Giardino [del Paradiso] finché non avrete fede (imàn), e non averte fede finché non vi amerete (tahàbbu) l‘un l‘altro. E non dovrei forse mostrarvi una cosa che, quando la metterete in atto, vi amerete l‘un l’altro? Diffondete tra di voi il saluto di Pace (as-salama).»[17]

L’Amore reciproco è il collante che tiene unite le persone e allontana la divisione la lotta.

Sulla calma e la gentilezza nei rapporti

Dice Allàh: «Non sono uguali la buona azione e la cattiva, ma tu respingila [quella cattiva] con ciò che è migliore; ed ecco colui con il quale vi è inimicizia diviene come caldo amico. Ma non incontrano ciò se non coloro che hanno pazienza; e se non coloro che hanno una parte immensa».[18]

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse ad Ashajj Abdu l-Qays: «Vi sono in te due virtù che Allàh ama: la mitezza e la calma».[19]

E disse: «Allàh è Gentile (Ar-Rafìq), e ama la gentilezza in ogni cosa» (inna Allaha Rafìqun yuhibbu ar-rafq fì al-amri kullihi muttafaq ‘alayhi).[20]

E ancora: «Facilitate, e non fate difficoltà. Annunciate la buona novella, e non rendetevi odiosi».

 E anche: «Volete che vi dia notizia di chi è escluso dal Fuoco [del’Inferno], o forse disse di colui al quale il Fuoco è interdetto? E’ interdetto a chiunque sia vicino [agli altri], modesto, tenero e accomodante».[21]

L’Islam insegna all’uomo ad essere gentile, calmo, e a non essere grossolano, agitato o violento.

Sul saluto di Pace (as-salam)

Si tramanda da ‘Abd Allàh ben ‘Amr: «Un uomo chiese all’Inviato di Allàh (sas): “Quale è l’Islàm migliore?” Lui rispose: “Elargirai da mangiare, e rivolgerai il saluto di Pace (as-salama) a chi conosci, e a chi non conosci”».[22]

E ancora: «Quando Allah ebbe creato Adamo, gli disse: ‘Vai e rivolgi il saluto di Pace a quelli,’ e intendeva un gruppo di Angeli seduti, ‘quindi ascolta come essi ti saluteranno, perché sarà il saluto tuo e dei tuoi discendenti.’ Egli allora disse loro: ‘Sia la Pace su di voi (assalamu ‘alaykum).’ Gli Angeli risposero ‘Sia la Pace su di te, assieme alla misericordia di Allah’, aggiungendo ‘…assieme alla misericordia di Allah (wa rahmatu Allàh)».[23]

Riflessione importante: il saluto del musulmano assalamu ‘alaykum” è un saluto “primordiale” che risale addirittura ad Adamo e agli Angeli, è il saluto che viene usato in Paradiso, usiamolo con fierezza e gratitudine per averlo ricevuto fino ai nostri tempi. Il saluto di Pace inoltre aiuta l’uomo ad entrare in Paradiso come detto in questo hadith: «Per Colui nella Cui Mano è l‘anima mia, non entrerete nel Giardino [del Paradiso] finché non avrete fede (imàn), e non averte fede finché non vi amerete (tahàbbu) l‘un l‘altro. E non dovrei forse mostrarvi una cosa che, quando la metterete in atto, vi amerete l‘un l’altro? Diffondete tra di voi il saluto di Pace (as-salama)

Sulla visita all’ammalato

Si tramanda da ‘Ali: “Ho sentito l’lnviato di Allah (sas) che diceva: «’Non v’è musulmano che di mattino vada a trovare un altro musulmano ammalato senza che settantamila Angeli preghino su di lui fino a quando farà sera; né lo va a trovare la sera senza che settantamila Angeli preghino su di lui fino a quando farà mattina. E gli appartengono dei datteri colti nel Paradiso’».[24]

Sul divieto della diffamazione e di dire il falso sugli altri

Allàh l’Altissimo dice: «Non  dare ascolto ad alcun miserabile spergiuro, a chi parla male degli altri, seminatore di maldicenza» (Corano 68:10-11).

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Chi diffama gli altri non entra nel Giardino [Paradiso]».[25]

Allàh l’Altissimo dice: «E non seguire ciò di cui non hai conoscenza» (Cor.17:36).

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «La veridicità guida alla pietà (birr), e la pietà al Giardino (Paradiso): e un uomo dice il vero fino a che viene ascritto presso Allàh come veridico. La menzogna guida all’empietà, e l’empietà guida al Fuoco (Inferno): e un uomo mente fino a che vien ascritto presso Allàh come mentitore».[26]

 Sul divieto di maledire una persona

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse:«Non conviene certo ad un uomo veridico maledire di frequente».[27]

Ed ancora: «Non maleditevi l’un l’altro, invocando l’uno contro l’altro la maledizione di Allàh, o la Sua ira, o il Fuoco[28]

Ed ancora: «Il credente non si dedica ad ingiuriare né a maledire, non è empio e indecente, né parla in modo osceno».[29]

Quanto purtroppo invece è usata ai nostri tempi ‘la maledizione’, anche tra gli stessi musulmani.

Sulla proibizione dell’odiarsi l’un l’altro

L’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Non odiatevi né invidiatevi gli uni gli altri, non voltatevi reciprocamente le spalle, non troncate le relazioni tra voi: siate servi di Allah, come fratelli. E non è lecito per un musulmano rompere con il suo fratello per più di tre [giorni][30]

Di come sia proibito spiare gli altri

l’Inviato di Allah (s.a.s.) disse: «Guardatevi dal pensiero (malevolo) (zanna), perché il pensiero (malevolo) è il discorso più menzognero che vi sia.  Non mettetevi a cercare bramosamente né a spiare, non anelate avidamente, non invidiatevi né odiatevi gli uni gli altri, e non voltatevi reciprocamente le spalle: siate servi di Allah, come fratelli, come Egli vi ha ordinato. Il musulmano è fratello del musulmano: non è ingiusto con lui, non lo lascia solo e non lo disprezza».[31]

E per finire:

l’Inviato di Allah (s.a.s.) disse:

«Nessuno di voi è vero credente se non desidera per il fratello ciò che desidera per sé stesso».[32]

E Allàh per mezzo del Suo Inviato dice:

«O Miei servi: Io ho proibito l’oppressione a Me stesso e l’ho proibita tra di voi, quindi non opprimetevi l’un l’altro».[33]

  • INSEGNAMENTI DA ALCUNI MAESTRI SPIRITUALI (SHUYUKH) DELL’ISLAM

Alcuni spunti per una buona fratellanza e amicizia tra gli uomini

Sheikh At-Tâdilî (mistico sufi del Marocco) dice che le qualità proprie del vero credente – fanno sì che quando tu sei irritato con lui, egli ti risponde con l’equanimità […]. Esse lo portano anche a perdonare colui che gli ha fatto un torto, a sforzarsi di riallacciare le relazioni di amicizia con colui che le ha rotte, a soddisfare le richieste di colui che ha respinto le sue.

L’amicizia e la fratellanza obbligano alla sincerità, sia esteriore sia interiore, in effetti, tu sei lo specchio dei tuoi fratelli: essi vedono in questo specchio ciò che è nascosto in profondità […]. E v’è un adagio che dice: “Nessuno dissimula una cosa senza ch’essa traspaia dal suo volto e dalle parole che si lascia sfuggire” […].

L’amicizia implica la modestia (nelle relazioni) tra fratelli, il controllo degli impeti del carattere proprio di ciascuno, la convinzione di essere inferiori agli altri fratelli […]. Questa amicizia conduce a far finta di non notare i passi falsi dei fratelli, a nascondere i loro difetti, […] a cercargli tutte le scuse possibili, mettendo in pratica l’insegnamento di questo detto profetico che dice: «Cerca per tuo fratello settanta scuse e se non le trovi, rivolgiti all’anima tua con sospetto e dille: Quello che vedi in tuo fratello è ciò che è nascosto in te!» (hadith).

A questo riguardo il grande Sufi Jâlal-ud-dîn Rumî ha detto: «Se scopri un difetto in tuo fratello, devi sapere che tale difetto esiste in te stesso […]. Elimina il difetto che ti ferisce: in realtà ti sei ferito da te stesso […]. Tutti i difetti: la prepotenza, l’odio, la gelosia, la bramosia, l’assenza di pietà, l’orgoglio, se esistono in te non ti feriscono, ma quando li scopri negli altri, ti spaventi e ne sei ferito».

“L’amicizia – continua a dire lo Sheikh at-Tâdilî – implica che ci si informi delle preoccupazioni dei fratelli, che si presti loro aiuto nella misura del possibile, che si vada sovente a trovarli per rendere loro visita e rinnovare l’alleanza con loro».

«La nobiltà del carattere (màkarim al-akhlàq) è il cuore dell’Islam, e in un hadith celebre il Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) ha detto:

«Sono stato inviato [da Allàh] per perfezionare la nobiltà del carattere». (hadith)

Essa presuppone la rinuncia al desiderio di comandare tra i Fratelli, la rinuncia all’ostentazione e agli onori. Il fratello non dovrà vantarsi di essere superiore ai suoi fratelli per la Scienza, per la conoscenza o per gli stati [spirituali], ma rifletterà piuttosto sulla lentezza con cui sbarazza la propria anima (nafs) dalle passioni e con cui procede alla ricerca di quello che può accontentare i suoi fratelli».

Il ‘vero credente’, attraverso la pratica delle prescrizioni divine e dell’educazione spirituale Muhammadiana comprende che: il solo Giudice è Allàh!

Comprende anche che le credenze possono essere differenti o divergenti, ed egli comprende e comunica con l’altro amando per lui il bene e rispettandolo: perché l’essere umano, qualunque sia la sua razza o la sua religione, è generato dal soffio (ruh) di Allàh.[34]

In una parola, la Via insegnata dall’Islam è la via dell’Unione, dell’Amicizia e della Fratellanza, con tutte le Creature di Allàh e con tutto il Suo Creato.

Che Allàh ci protegga tutti dalle inside di Satana (shaytan) che ci vuole mettere in lotta l’uno contro l’altro, e farci dividere, che Allàh tenga i nostri passi saldi nella Via Retta  (siràt al mustaqim) e che Allàh tenga i nostri cuori rivolti al Suo nobile Volto, Amin!

NOTE

[1] Il termine fitna plurale fitan designa in maniera del tutto generale il ‘disordine’ che è causato dagli uomini in diversi ambiti a causa dell’oblio dei principi tradizionali, e i relativi ‘turbamenti’ che inevitabilmente si scatenano, in maniera spesso incontrollabile. Al livello dei rapporti tra i sessi, la fitna è l’azione di ‘seduzione’ che una persona esercita su altri a causa della sua bellezza e del suo fascino (o della sua malizia), e che provoca ‘turbamento’ nella misura in cui si attua al di fuori di quanto è lecito ed opportuno; in campo politico o sociale, la fitna è la ‘sedizione’, designando ciò che viene posto in essere per sovvertire l’ordine e rivoluzionare i rapporti sociali, quando ciò non sia giustificato dalle disposizioni tradizionali che in casi estremi permettono ai credenti di ribellarsi a chi detiene la sovranità; nella Religione, la fìtna si identifica all’azione di alterazione dei principi, e finanche di profanazione, esercitata dalle sette e dai gruppi che rifiutano l’Ortodossia tradizionale.

[2] Corano Sura Baqara 2:256.

[3] Corano Sura Hujuràt 49:10-11-12.

[4] Corano Sura Hujuràt 49:13.

[5] Corano Sura Al-Maida 5:2.

[6] Corano Sura An-Nisà 4:36.

[7] Corano Sura Al-Anbyà 21:107.

[8] Tratti dal Libro “I Giardini dei Devoti” di An-Nawawì Ed. Orientamento/Al-Qibla.

[9] (Muslim) An-Nawawì hadîth nr.219 pag.153, “Cap.26: del divieto dell’ingiustizia e dell’ordine di respingere le iniquità”.

[10] An-Nawawì hadîth nr.225 pag.155, “Cap.27: dell’onorare quanto dei musulmani è sacro e inviolabile; esposizione dei loro diritti, e della sollecitudine e della misericordia che si devono avere nei loro confronti”.

[11]An-Nawawì hadîth nr.227 pag.156, “Cap.27.

[12] (Muslim) in An-Nawawì hadîth nr.236 pag.159, “Cap.27.

[13] An-Nawawì hadîth nr.309 pag.194. “Cap. 39: del diritto del vicino, e di ciò che è raccomandato al riguardo”.

[14] (Tirmidhì) An-Nawawì hadîth nr.312 pag.195, “Cap. 39.

[15] (Muslim) An-Nawawì hadîth nr.361 pag.223. “Cap.45: del fare visita a quanti sono caratterizzati dal Bene, manifestando amore per loro”.

[16] (Muslim) An-Nawawì hadîth nr.377 pag.231. “Cap.46: dell’eccellenza dell’amore in Allàh”.

[17] (Muslim) An-Nawawì hadîth nr.378 pag.231. “Cap.46”.

[18] Corano Sura Fussilat 41:34-5.

[19] (Muslim) An-Nawawì hadîth nr.631 pag.357. “Cap.74:della mitezza della calma e della gentilezza”.

[20] An-Nawawì hadîth nr.632 pag.357. “Cap.74”.

[21] An-Nawawì hadîth nr.641 pag.359. “Cap.74”.

[22] An-Nawawì hadîth nr.846 pag.442. “Cap.131:dell’eccelnza del saluto di Pace, e dell’ordine di diffonderlo”.

[23] An-Nawawì hadîth nr.847 pag.442. “Cap.131”.

[24] An-Nawawì hadîth nr.900 pag.459. “Cap.144: del fare visita all’ammalto”.

[25] An-Nawawì hadîth nr.1538 pag.691. “Cap. 257: di come sia vietata la diffamazione…”.

[26] An-Nawawì hadîth nr.1544 pag.694. “Cap.260: del divieto di dire il falso”.

[27] An-Nawawì hadîth nr.1555 pag.705. “Cap.264: del divieto di maledire una persona, e altre creature…»

[28] An-Nawawì hadîth nr.1557 pag.705. “Cap.264”.

[29] An-Nawawì hadîth nr.1558 pag.705. “Cap.264”.

[30] An-Nawawì hadîth nr.1570 pag.711. “Cap.269: della proibizione dell’odiarsi…»

[31] An-Nawawì hadîth nr.1573 pag.713. “Cap.271: del non spiare gli altri”.

[32] An-Nawawi 40 Hadith (nr.13).

[33] Hadith qudsì nr.17

[34] Corano Sura 32:9 : «[Allàh] gli diede [all’uomo] la sua forma perfetta e ha insufflato in lui del Suo spirito (ruh)» .

assalamu ‘alaykum

che la Pace sia su di voi

Rose

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Le Regole di vita e i costumi virtuosi (akhlàq) del Profeta Muhammad (sas)

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In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

che la Pace, Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

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«LE REGOLE DI VITA E I COSTUMI VIRTUOSI (akhlaq) DELLA PROFEZIA 

(Adab al-ma’isha wa akhlàq an-Nubuwwa)

del Profeta MUHAMMAD (le benedizioni e la pace divine siano du di lui)

(da Imàm Al-Ghazali)

Ai nostri giorni, c’è molta confusione e molta ignoranza sull’Islam, purtroppo, anche da parte dei musulmani stessi, sui suoi Valori, Principii, sulle sue regole, e su come dovrebbe essere “correttamente praticato”. Come in tutte le cose l’uomo ha sempre bisogno di un “esempio” da seguire per lo sviluppo personale di ciò che lo interessa. E’ bene perciò chiedersi quale sia – l’esempio corretto – da seguire per un musulmano, che vuole sviluppare al meglio la sua Religione,  il suo rapporto personale con il Suo Creatore Allàh l’Altissimo, e il corretto e rispettoso rapporto con le creature di Allàh e con tutto il Suo Creato e ciò che contiene.

Dice Allàh l’Altissimo, il nostro Creatore (Al-Khàliq), Il Sapiente (al-‘Alìm), il Saggio (Al-Hakìm), il Vero (Al-Haqq), La Luce (An-Nùr), Colui che Guida (Al-Hàdì) eccelsa Maestà la Sua, a tutti gli uomini:

Cor. 33.21 L'esempio nel Profceta Cir.o

«Voi avete nell’Inviato di Allàh un modello sublime, un esempio perfetto»

(laqad kàna lakum fì Rasuli-Llàh uswatun hasanat) (Cor. Al-Ahzàb 33:21),

Ci è richiesto perciò, da Allàh stesso, di conoscere il nostro Profeta, la sua vita, i suoi miracoli, la sua nascita, i suoi modi, il suo comportamento (adab), le sue regole, la sua fede, i suoi segni, i suoi ritiri, il suo culto, insomma tutto di lui. Che cosa è migliore dell’acquisire la conoscenza della sua vita? Sa’d ibn Hisham (compagno del Profeta) disse: «Andai a trovare ‘Aisha (sia Dio soddisfatto di lei e di suo padre) e la interrogai sul comportamento dell’Inviato di Dio. Essa disse: “Non leggi tu il Corano?” Io risposi: “Sì”. Allora, essa soggiunse: “il comportamento dell’Inviato di Dio era il Corano”».

La conoscenza della vita (sira) del nostro Profeta Muhammad (sallà Allahu ‘alayhi wa sallàm) renderà Allàh soddisfatto di noi perché allora saremo capaci di conoscere meglio il Suo Inviato e saremo più pronti a prenderlo ad esempio per noi stessi, a correggersi e ad imitarlo ed a guadagnare cosi la salvezza in questa vita (dunyà) e nella vita dell’Aldilà  (akhira). Più conosceremo chi era il nostro Profeta e più aumenterà l’amore (mahabba) per lui nei nostri cuori, perché lui era l’Uomo perfetto (al-insanu l-kamil), il Migliore di tutte le creature la più Nobile di tutte le creature di Allàh, inviato da Allàh come  Misericordia per tutti i mondi: “Noi (Allàh)  non ti abbiamo inviato (oh Muhammad) se non come misericordia (rahma) per i mondi“(Cor.21:107).  Questo amore per il Profeta ci porterà a desiderare sempre più seguirne il suo bellissimo esempio, e ci attireremo cosi l’Amore di Allàh come è detto nel Corano: «Dì [oh Muhammad]: Se amate Allàh, seguitemi: Allàh vi amerà[1]

Riportiamo qui di seguito ‘alcuni estratti’ del bellissimo Libro del grande Sapiente Al-Ghazali [2] (che Allàh sia soddisfatto di lui) dal titolo: «Le regole di vita e i costumi virtuosi della Profezia» (Adàb al-ma’ìsha wa akhlàq an-nubuwwa) tratto dal Libro 10 del Testo in lingua italiana «Scritti scelti di Al-Ghazàli» Edizioni Utet. Al-Ghazali ci presenta con queste parole questo suo Libro:

“In questo libro ho creduto bene di limitarmi a ricordare le buone maniere e i costumi dell’Inviato di Allàh, su di lui le benedizioni e la pace divine, che dalla Tradizione (islamica) (Hadith) sono riferiti con le rispettive catene dei trasmettitori. Quindi io cucirò assieme a gruppi le tradizioni (hadîth) senza le catene dei trasmettitori, affinché si abbiano riuniti in questo libro, insieme con la raccolta delle regole di buona educazione (adab), il rinnovamento e il rafforzamento della fede tramite la constatazione dei nobili costumi di Muhammad, su di lui le benedizioni e la pace divine, del quale le singole tradizioni (hadith) attestano decisamente che fu la più nobile delle creature di Allàh, la più elevata di grado, la più sublime di rango. E quanto più probante sarà la loro attestazione se raccolte assieme! Poi aggiungerò al ricordo dei costumi di lui quello del suo aspetto fisico, poi quello dei suoi miracoli su cui si hanno notizie autentiche, affinché siano cosi chiaramente esposti i lati nobili del suo carattere e del suo comportamento e sia tolto dalle orecchie di chi nega la sua profezia il tampone della sordità”.

  • COME ALLAH EDUCÒ IL SUO AMICO (Walì) ED ELETTO (Mustafà) MUHAMMAD (benedizioni e pace su d lui) MEDIANTE IL CORANO

L’Inviato di Dio era molto umile e fervente nella preghiera; continuamente chiedeva a Dio di adornarlo con belle maniere e nobili costumi. Diceva nella sua invocazione (du’à): «Dio mio, fa bella la mia natura esteriore e interiore». E: «Oh Dio, allontana da me i costumi riprovevoli». Dio quindi esaudì la sua preghiera, tenendo fede alle proprie parole: «ChiamateMi e vi risponderò» (Cor. XL:60). Gli rivelò pertanto il Corano e per suo mezzo lo educò, di modo che la natura di Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) fu il Corano.

Sa’d ibn Hisham[3] disse: «Andai a trovare ‘Aisha (sia Dio soddisfatto di lei e di suo padre!) e la interrogai sul comportamento dell’Inviato di Dio. Essa disse: “Non leggi tu il Corano?” Ed io: “Sì”. Allora, essa soggiunse: “il comportamento dell’Inviato di Dio era il Corano”».

Unicamente il Corano lo istruì con parole come queste:

«Pratica il perdono! Comanda il bene! Allontanati dagli ignoranti!» (Cor. VII:199).

E con queste altre: «In verità Dio ordina la giustizia, la beneficenza, la liberalità verso i parenti e vieta la dissolutezza, il male e la prepotenza» (Cor. XVI:90).

E: «Sopporta pazientemente le sventure che ti colpiscono; questa è la ferma condotta da seguire nelle imprese» (Cor. XLII:43).

E: «Tu perdona loro e sii indulgente, che Dio ama i buoni» (Cor. V:13).

E: «Perdonino anzi e condonino. Non amereste anche voi d’esser perdonati da Dio?» (Cor. XXIV:22).

E: «Non sono cosa eguale la buona azione e la cattiva. Ma tu respingi la cattiva con quella che è migliore. Allora colui che era a te nemico, ti sarà caldo amico» (Cor. XLI:34).

E: «i timorati di Dio… che reprimono l’ira e perdonano agli offensori; Dio ama chi fa il bene» (Cor. IlI:133-134).

E: «Evitate le troppe congetture, che alcune sono peccato, e non spiate gli altri e non sparlate gli uni degli altri» (Cor. XLIX:12).

Quando al Profeta si spezzò un dente incisivo e fu ferito nella battaglia di Uhud[4] così che il sangue prese a colargli sul viso, egli asciugò il sangue dicendo: «Come può aver successo una gente che ha tinto di sangue la faccia del suo Profeta, mentre egli la chiama al suo Signore?». Dio quindi rivelò il versetto: «Dell’Ordine ‘amr [divino] niente ti appartiene, sia che Egli (Allàh) si volga Benigno verso di loro sia che li punisca perché sono iniqui» (Cor. IlI:128) per dargli un insegnamento su quel fatto.

Nel Corano ci sono innumerevoli esempi d’ammonizioni del genere. Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) fu il primo ad essere istruito ed educato, levandosi ed espandendosi poi da lui la Luce (Nur) su tutte le creature, poiché fu istruito mediante il Corano e a sua volta egli istruì con esso le creature. Perciò disse: «Sono stato inviato per attuare, perfezionare i nobili comportamenti». Quindi gli uomini desiderarono di avere buoni costumi e buoni comportamenti.

Quando Iddio ebbe perfezionato il carattere (khuluq) di Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine), lo lodò dicendo: «E certo l’indole tua (oh Muhammad) è nobilissima!» (Cor. LXVIII:4). Sia lode a Lui (Allàh)! Come Egli è sublime e come perfetta è la Sua benevolenza! Guarda quanto straordinaria è la Sua grazia e grande il Suo favore! Egli aveva fatto ricca elargizione a Muhammad – era stato Lui a adornarlo del nobile carattere – ma volle aggiungere l’elogio dicendo: «E certo l’indole tua è nobilissima!».

In seguito l’Inviato di Dio (sas) spiegò agli uomini che Dio ama le belle qualità del carattere e detesta le cattive. Disse ‘Ali [5]: «C’è da rimanere stupiti d’un musulmano che, se a lui viene a chiedergli qualcosa un confratello bisognoso, non si ritiene disposto a fare il bene; quand’anche non avesse sperato ricompensa e temuto castigo, egli avrebbe pur sempre dovuto affrettarsi a mostrare carattere generoso. È un atto questo che addita la via della salvezza». Quindi un uomo chiese ad ‘Ali: «Udisti tali parole dall’Inviato di Dio?». Rispose: «Sì! e cose anche migliori». Quando i prigionieri dei Hayy [6] furono condotti al Profeta, si levò una giovane fra loro e disse: «O Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) se avessi intenzione di liberarmi e non di vendicare su di me le tue genti arabe, sappi che io sono la figlia del capo della mia gente e che mio padre difendeva l’onore, liberava il prigioniero, nutriva l’affamato, distribuiva cibo, diffondeva pace e mai respinse chiunque cercava un aiuto. Io sono la figlia di Hàtim at-Tà’i[7]». Allora Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) disse: «Fanciulla, tutto ciò è invero caratteristica dei credenti. Se tuo padre fosse stato musulmano, noi diremmo: “Dio abbia misericordia di lui”. Liberatela, poiché suo padre amava le nobili qualità di carattere e in verità Dio ama tali qualità».

Si levò Abu Burda Ibn Niyàr[8] a chiedere: «Oh Inviato di Dio, ama Iddio le nobili qualità di carattere?». Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) rispose: «Per Colui nelle cui mani è la mia anima, nessuno entrerà in Paradiso salvo chi è di buoni costumi».

Fra le belle qualità ci sono:

  • avere rapporti sociali improntati a bontà,
  • essere nobili nell’agire,
  • gentili nel tratto,
  • pronti a fare il bene,
  • ad elargire cibi,
  • a diffondere pace,
  • a visitare il musulmano malato, tanto se pio quanto se dissoluto,
  • a seguire il funerale del musulmano,
  • ad avere buoni rapporti col vicino, tanto se musulmano quanto se miscredente,
  • a venerare il musulmano dai capelli bianchi,
  • ad accettare e fare inviti a pranzo,
  • a perdonare,
  • a metter pace fra la gente,
  • a essere generosi,
  • a essere nobili,
  • a essere indulgenti,
  • i primi a salutare,
  • a reprimere l’ira,
  • a scusare gli altri,

a evitare ciò che l’Islam ha vietato,

cioè il divertimento frivolo, la vanità, la maldicenza, la menzogna, l’avarizia, la tirchieria, la durezza, l’inganno, il tradimento, la calunnia, il torto che provoca discordia e spezza i vincoli di parentela, il cattivo carattere, la superbia, la vanteria, la presunzione, l’arroganza, l’orgoglio, la turpitudine, i discorsi osceni, il rancore, l’invidia, la leggerezza, la prepotenza, l’ostilità, l’ingiustizia.

Anas ibn Mâlik[9] (sia Dio compiaciuto di lui!) disse: «Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) non lasciava da parte un buon consiglio senza averci indotto a seguirlo e ordinato di attenerci ad esso, ne mai egli tralasciò, quando parlava di frode di vizio o di una bruttura, senza averci messo in guardia da essa e senza vietarcela».

Al posto di tutto questo basta il seguente versetto del Corano: «In verità Dio ordina giustizia e fare il bene.» (Cor. XVI:90).

Mu’àdh[10] disse: «L’Inviato di Dio mi fece queste raccomandazioni: Mu’àdh, ti raccomando di temere Iddio, di parlare sinceramente, di mantenere il patto, di restituire il deposito dato in fiducia, d’evitare la perfidia, di aver cura per il vicino e misericordia per l’orfano, di parlare con gentilezza, di diffondere pace, di agire bene, di non sperare esageratamente, di restare attaccato alla fede, di studiare a fondo il Corano, di amare l’Altra Vita (akhira), di preoccuparti per il rendiconto delle azioni a Dio, di agire umilmente.  Io ti proibisco di insultare il saggio, di tacciar di menzogna il veritiero, d’obbedire al delinquente, di disubbidire al giusto imam, di suscitare disordini in un paese. Ti raccomando di temere Iddio (taqwà Allàh) presso ogni pietra, albero o zolla di terra, di fare penitenza per ogni colpa segreta in segreto e per ogni colpa pubblica in pubblico».

  • SINTESI DELLE BELLE QUALITÀ DI MUHAMMAD (benedizioni e pace su di lui) SECONDO TRADIZIONI (HADITH) RIUNITE E RACCOLTE DAI SAPIENTI

Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) era il più clemente degli uomini, il più coraggioso, il più giusto e il più amabile. La sua mano non toccò mai la mano di una donna che non fosse della sua abitazione e famiglia, come servitrice o sulla quale non avesse autorità maritale o a riguardo della quale sussistesse impedimento matrimoniale. Egli fu il più generoso degli uomini. Né un dinar né un dirham rimase di notte presso di lui; se avanzava qualcosa ed egli non trovava a chi darla, e la notte sopraggiungeva, non si ritirava nel suo alloggio se non se ne sbarazzava dandola a chi ne aveva bisogno.

Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) delle cose che Dio gli donava prendeva come riserva di cibo, ma per un anno soltanto, quanto era più facile trovare: datteri e orzo. Il resto lo destinava per la causa di Dio; non gli veniva chiesta cosa che egli non desse, poi attingeva daccapo alle sue provviste di un anno, ma preferiva gli altri a se stesso, tanto che talvolta era in stato di bisogno prima che l’anno terminasse, se non aveva nuovi introiti. Si ricuciva da sé i sandali e si rappezzava gli abiti, prestava aiuto per le faccende domestiche alle sue donne e tagliava la carne con loro.

Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) fu il più timido/ritroso (verecondo) degli uomini: non fissava lo sguardo in viso a nessuno. Rispondeva all’invito del servitore e del libero. Accettava il dono, anche se consisteva in un sorso di latte o in un cosciotto di lepre, lo contraccambiava e lo mangiava; non toccava l’elemosina legale (zakàt). Non era pieno di sé (orgoglioso) tanto da non rispondere [in modo altezzoso]alla serva e al povero [se discutevano con lui]. Si adirava per il suo Signore (Allàh) e non per se stesso. Dava corso ai provvedimenti giusti, anche se ciò tornava a danno suo e dei Compagni. Gli capitò di potersi giovare dell’aiuto di politeisti (mushrikùn) per combattere altri politeisti, mentre aveva scarsezza di uomini con sé e bisogno anche di un solo individuo per accrescere le sue forze, ma rifiutò dicendo: «Non prendo come ausiliario un politeista». Fu trovato ucciso in mezzo agli Ebrei uno fra i suoi più virtuosi e migliori Compagni, ma egli non se la prese con loro, ne trasgredì la giustizia; dette come prezzo del sangue cento cammelle; eppure i suoi Compagni avevano bisogno perfino di un cammello per sostentarsi.

A causa della fame Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) si legava talvolta una pietra sul ventre; mangiava quel che gli capitava, non rifiutava quel che gli davano né si asteneva da alimento lecito. Se trovava da mangiare un dattero e non aveva pane, lo mangiava, se un arrosto, se un pane di frumento o orzo, se un dolce o del miele, li mangiava; se latte senza pane, se ne contentava, se un melone o datteri freschi, ne era soddisfatto. Non mangiava sdraiato o servendosi di un vassoio sorretto da zampe con tovaglia che gli coprisse i piedi. Non si saziò mai, fino a che non morì, con pane di grano tre giorni di seguito, preferendo gli altri a se stesso, non quindi per povertà o avarizia.

Accettava di partecipare a banchetti (di festa), visitava gli ammalati, seguiva i funerali, passeggiava da solo fra i suoi nemici senza guardia. Era il più umile degli uomini, il più silenzioso, ma senza superbia; era il più eloquente, e senza mai andare per le lunghe [senza lunghi discorsi o tante parole]. Era il più bello per il suo viso lieto, nessuna delle faccende di questo mondo suscitando in lui terrore. Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) indossava ciò che aveva a portata di mano, quindi: ora una vestaglia che tutto lo copriva, ora un abito yemenita di stoffa rigata, ora una cappa corta di lana. Tutto quel che trovava di lecito gli serviva per vestirsi. Il suo anello [con il sigillo] era d’argento; lo portava al mignolo della destra o a quello della sinistra. Faceva salire il servo o altri dietro di lui in sella e montava qualsiasi cavalcatura, ora un cavallo, ora un cammello, ora un mulo grigio, ora un asino; talvolta andava a piedi senza sandali, senza mantello, turbante o copricapo. Visitava i malati nei luoghi più distanti della città. Amava i profumi e aveva ripugnanza per gli odori sgradevoli.

Sedeva in compagnia dei poveri e mangiava con i più indigenti. Mostrava riguardo per i virtuosi in onore dei loro costumi e si conciliava i nobili mostrando benevolenza verso di loro. Faceva donazioni ai familiari, senza però preferirli a chi fosse più virtuoso. Non trattava con durezza nessuno e accettava le scuse di chi gliele chiedeva. Amava scherzare, ma non diceva che la verità; rideva, ma senza sghignazzare. Assisteva a divertimenti leciti e non li disapprovava. Faceva gare con gli intimi, mentre si levavano grida contro di lui ed egli sopportava. Aveva cammello e pecore che fornivano latte a lui e alla famiglia. Aveva delle persone a servizio, maschi e femmine, ma non si trattava meglio di loro nel mangiare e nel vestire. Non passava momento in cui non facesse un’azione per Dio e ciò che era necessario per il bene della sua anima. Si recava negli orti dei suoi Compagni. Non disprezzava una persona misera per la povertà e malattia cronica; non aveva timore di un Re per il suo potere, invitando egualmente questo e quello a credere in Dio.[11]

Dio riunì in lui la condotta virtuosa e la perfetta capacità di governare, pur essendo egli un illetterato (ummi), che non sapeva leggere o scrivere. Crebbe in un paese d’ignoranza e in deserti. Povero, pascolava le pecore. Era orfano di padre e madre. Iddio gli insegnò tutte le belle qualità di carattere, le vie encomiabili, le storie degli antichi [popoli] e dei vicini a lui nel tempo e quanto è causa di salvezza e successo nell’Aldilà e gioia e liberazione in questo mondo; Dio gli insegnò a osservare ciò che è obbligatorio e ad evitare ciò che è inopportuno.

  • ALTRA SINTESI DELLE BUONE MANIERE (ADÂB) E DEI BEI COSTUMI DI MUHAMMAD (su di lui le benedizioni e la pace divine)

(Scelta fra gli hadîth riferiti da Abu al-Bakhtari): L’Inviato di Dio mai ingiuriò un musulmano senza far seguire all’ingiuria un atto di espiazione o di misericordia. Mai maledì una donna o uno schiavo. Mentre era nella battaglia di Uhud gli fu detto: «Oh, Profeta magari tu invocassi Allàh contro di loro [i nemici]!». Rispose: «Io non sono stato mandato a maledire, piuttosto sono stato mandato a invitare ad Allàh e come misericordia». Ogniqualvolta era richiesto di imprecare contro qualcuno, fosse egli musulmano o miscredente, uno del volgo o persona di riguardo, invece di invocare Dio contro di lui, invocava Dio in suo favore.

Mai egli colpì qualcuno di sua mano, salvo che per la causa di Dio. Ne mai si vendicò di azione fatta a lui, salvo che quando la santità di Dio era offesa. Mai gli fu dato a scegliere per altri fra due cose che non scegliesse la più agevole, salvo che questa non comportasse colpa o rottura di rapporti fra parenti, essendo egli il più contrario fra gli uomini dal fare una cosa simile.

Nessuno, libero, schiavo o schiava, venne a cercarlo senza che egli non gli venisse incontro in quel che gli occorreva. Anas ibn Malik (che visse in casa del Profeta) disse: «Per Colui che lo mandò apportatore della Verità, Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) mai mi disse a proposito di qualcosa che disapprovava: “Perché hai agito così?” Ne le sue donne mai mi biasimarono senza ch’egli dicesse: “Lasciatelo stare; quel che ha fatto era scritto in un Libro, era prestabilito dal destino”». Si racconta che l’Inviato di Dio mai trovò a ridire su un giaciglio; se gli stendevano un qualcosa su cui stendersi, vi si stendeva, altrimenti si sdraiava sulla nuda terra.

Iddio lo aveva già descritto nel primo rigo della Tòràh (Bibbia) prima di mandarlo agli uomini in veste di Profeta così dicendo: «Muhammad, l’Inviato di Dio, è il mio servo eletto, non è rozzo ne grossolano, e non è chiassoso nei mercati. Egli non ricambia azione cattiva con altra cattiva, ma perdona ed è indulgente. Nascerà in Mecca, la sua emigrazione sarà a Tàba[12] e il suo regno in Siria. Egli e i suoi indosseranno l’izàr[13], saranno portavoci del Corano e della Scienza, faranno l’abluzione delle membra». Analoga è la sua descrizione nel Vangelo.

Consuetudine di Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) fu salutare lui per primo chi incontrava. Chiunque gli si parava davanti, per un qualche bisogno, egli pazientava finché non fosse l’altro ad allontanarsi. Mai avvenne che qualcuno gli prendesse la mano nella sua e che egli la ritraesse prima che l’altro la lasciasse. Quando incontrava qualcuno dei Compagni era lui il primo a stendere la mano. Prendeva quella dell’altro nella sua e ve la racchiudeva e la stringeva forte. Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) non si alzava né si sedeva senza far menzione di Dio. Nessuno andava a trovarlo mentre pregava senza che egli abbreviasse la preghiera, venisse a lui e dicesse: «Ti serve qualcosa?». Soddisfatto il bisogno del visitatore, tornava alla sua preghiera.

Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) sedeva il più del tempo con le gambe tirate su, tenendole ferme con le mani a mo’ di cintura. Il posto dove egli sedeva non poteva distinguersi da quello dei Compagni, perché si era messo a sedere dove terminava la fila. Mai fu visto allungare le gambe fra i Compagni, non volendo con esse dar fastidio ad altri, a meno che non vi fosse spazio sufficiente sì da non mettere alle strette nessuno. La più parte del tempo Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) sedeva col volto in direzione della Ka’ba [a Mecca].

Egli trattava con riguardo chi veniva a fargli visita, tanto da stendere il suo abito per farvi accomodare sopra l’ospite che non fosse un suo parente o un suo fratello di latte. Dava la preferenza all’ospite su se stesso, offrendogli il cuscino che aveva sotto, e se quello rifiutava d’accettarlo, insisteva con lui finché non cedeva. Nessuno mai s’intrattenne con Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) senza ritenersi il più considerato degli uomini da parte di lui, tanto Muhammad si interessava di ciascuno dei partecipanti alle sue riunioni, col risultato che il suo intrattenersi con loro, il suo ascoltare, il suo conversare, le sue cortesie, il suo riguardo sembravano dedicati unicamente a quell’ospite e con ciò la riunione era improntata a modestia, a umiltà e confidenza.

Dio ha detto: «Per quale Misericordia da parte di Allàh [oh Muhammad] hai mostrato dolcezza nei loro confronti? Se tu fossi stato rude e duro di cuore, essi lontani si sarebbero dispersi lontani da te. Usa loro clemenza, chiedi perdono per loro (…)» (Cor. IlI:159).

Egli si rivolgeva ai Compagni con la kunya (ossia con l’appellativo: padre di…) per onorarli e farseli amici[14] e dava questo appellativo anche a chi non lo aveva, sicché costui era poi chiamato così: si rivolgeva anche alle donne che avevano figli con: «madre di…» e designava egli per primo la kunya a quelle che ancora non erano madri; usava la kunya anche rivolgendosi a giovanotti e così inteneriva i loro cuori.

Di tutti gli uomini Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) era il meno facile all’ira e il più pronto alla compiacenza. Era fra gli uomini il più pietoso, il più benefico, il più utile al prossimo. Nelle sue adunanze non si alzava mai la voce.

Quando egli si levava per mettere fine alla riunione, diceva:

«O Allàh gloria a Te e con la Tua Lode, testimonio che non c’è divinità all’infuori di Te, chiedo il Tuo perdono e a Te mi pento». (Subhàna-ka Allàhumma wa bi-hamdi-ka, ashhadu an là ilàha illà Anta, astaghfiru-ka wa atùbu ilay-ka). Quindi diceva: «Jibril mi ha insegnato queste frasi».

Che Dio ci aiuti ad ubbidire al comando di Sayyidinà Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) e a prenderlo come modello nel suo operare.

– Fine citazione Al-Ghazali-

Oh Dio Misericordioso e Clementissimo  aiutaci a  fare conoscere la Bellezza e la Misericordia della Tua Religione: l’Islam, inviata come Salvezza per tutti gli uomini. Amin.

Mawlà yà salli, wa sallim dàiman, abadan/

‘alà habibì-ka khayri-l khalqi kulli-himi

«O nostro Supremo Protettore prega sempre ed eternamente/

Sul Tuo amato, la migliore di tutte le creature»

«Al-hamdu li-Llàhi Rabbi ’alamìn» – e la Lode appartiene ad Allàh il Signore dei mondi

(Documento a cura di Umar A.F. )  

NOTE

[1] Corano Sura Imràn 3:31.

[2]Abu Hāmid Mohammad ibn-Mohammad al-Ghazālī, conosciuto come Algazel nell’Europa medioevale è nato nel 450 AH./1058 AD a Tus città situata nel Khorasan in Persia (morto nel 505 AH/1111 AD). E’ uno dei più grandi giuristi, teologi e mistici del XII secolo. Egli scrisse su un gran numero di argomenti tra cui giurisprudenza, teologia, mistica e filosofia. Per scritti on-line di questo grande Sapiente vedi link: Ghazali.org (una libreria virtuale in rete) fornisce i lavori completi di Al-Ghazali in lingua originale che hanno avuto una pubblicazione e traduzione, oltre al materiale di ricerca –centinaia di libri e articoli.  http://www.ghazali.org/site-it/index.html

[3] Compagno del Profeta, morto guerreggiando nel Makran (Belucistan); a lui risalgono molte tradizioni.

[4] In questa battaglia del l’anno 3 dell’Egira Muhammad (sas) fu sconfitto e ferito.

[5] Il cugino e genero di Muhammad, in quanto ha sposato sua figlia Fatima.

[6] Dopo la battaglia di Hunain del 9 Egira.

[7] Personaggio dell’età preislamica famoso per la sua generosità.

[8] Questo compagno del Profeta, noto soprattutto con la sua kunya Abu Burda, si chiamava Hani’ ibn Niyar. Fu tra i primi Medinesi a farsi musulmano, partecipò alla battaglia di Badr, a tutte le spedizioni di Muhammad e alla campagna d’Egitto. Morì in data imprecisata tra il 41/661 e il 45/665.

[9] Il servitore di Muhammad cui risale un gran numero di tradizioni.

[10] Compagno del Profeta.

[11] Allusione alle lettere che egli avrebbe scritto a vari Sovrani del tempo per invitarli all’Islam.

[12] Ossia a Medina, perché Taba (o Taiba) era un nome di questa città.

[13] Panno cinto ai lombi, d’uso rituale per il pellegrinaggio musulmano.

[14] Rivolgersi a qualcuno con la kunya significava familiarità con lui, come sarebbe per noi usare nella conversazione con qualcuno il nome di battesimo invece del cognome.

assalamu ‘alaykum

Muhammad - rosa

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“I Diritti dell’Uomo” negli insegnamenti dell’Islam

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In nome di Allàh, Misericordioso e Clementissimo

Assalàmu ‘alaykum wa rahmatullàhi wa barakàtuHu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio sia su di voi

Fiori colorati e cielo

“I DIRITTI DELL’UOMO”

negli insegnamenti dell’Islam 

 (Domenica 19 Aprile 2015)

a cura di ‘Umar A. Frigo

Dice Allàh l’Altissimo, il Signore e Creatore di tutte le creature:

«Noi [Allàh] non ti abbiamo inviato [oh Muhammad] se non come una misericordia (rahma) per i mondi»  (wa mà arsalnà-ka illà rahmatan li-l-‘àlamìn).                        (Corano Sura  An-Nabiyà 21:107)

«È venuto a voi un Inviato (Rasul) che è uno di voi. Egli ha pena per ciò che vi risulta gravoso, è pieno di premure nei vostri confronti, e coi credenti è pietoso e clementissimo (rahìm)» (Corano Sura At-Tawba 9:128)

«Non c’è costrizione nella Religione (là ikràha fì d-Dìn). La Via diritta ben si distingue dall’errore»  (Corano Sura Baqara 2:256)

«Lode ad Allàh per questo dono – favore divino (fadl) dell’Islâm e ci sia sufficiente questo dono» (Al hamdu li-Lllàh ‘alà ni‘mati al-Islàm, wa kifà bihà ni‘mata).»(hadith).

E la preghiera e le benedizioni di Allàh siano su sayydinà Muhammad, il migliore della creazione (khayru-l-khalq), il sincero (al-siddìq), il sigillo di tutti I Profeti e gli Inviati (khàtam al-Anbiyà wa al-Mursalìn), il nostro migliore esempio da seguire come dice Allàh nel Corano: «Avete nel Messaggero di Allah un bell’esempio per voi» (laqad kàna lakum fì rasùli-llàh iswuatun hasanat) (Corano Sura Sajda 33:21), il nostro migliore Maestro (Shaykh), “colui che è stato inviato – come Misericordia- per tutto il Creato” «wa mà arsalnàka illà rahmatan li l-‘àlamìn» (Corano Sura Anbiyà’ 21:107). E cosi sia anche sui suoi Compagni (Sahàba) e sulla sua Famiglia e su tutti coloro che li seguono fino all’ultimo giorno del Giudizio.

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Mai come oggi si parla così tanto della «Religione dell’Islam» e questo perché così ha decretato Allàh l’Altissimo; come dice un nostro vecchio adagio italiano, “non si muove foglia che Dio non voglia”, e nell’Islam si dice: «non c’è forza e non c’è potenza se non in Allàh» (là hawla wa là quwwata illà bi-Llàh). Esiste però molta ignoranza, mista anche a malafede, sul vero Messaggio dell’Islam, Messaggio Divino (Risàlat ilàhiyya) che è lo stesso Messaggio portato da tutti gli altri Inviati di Dio: «Gesù», «Mosè», «Abramo», «Noè», e cosi fino al nostro padre «Adamo» (sia su tutti loro la benedizione di Dio).

Si è cercato di riassumere in queste poche righe alcuni dei molteplici insegnamenti sapienziali della Tradizione islamica sul corretto atteggiamento e comportamento che Dio richiede alle Sue creature.

Il vero Messaggio dell’Islam è: «l’attestazione dell’Unicità di Dio (Tawhìd)», “Là ilàha illà Allàh”, cioè che “non vi è altra divinità se non Dio” e la conseguente «sottomissione (islàm) al Dio Unico». Nella “sottomissione a Dio” sono comprese anche “l’adorazione di Dio”, “la conoscenza di Dio” e il seguire i Suoi ordini e i Suoi insegnamenti, e cioè la Sua Legge Divina (Sharì‘a).

Dice Allàh l’Altissimo: «E non ho creato i jinn e gli uomini se non affinché essi Mi adorino» (Wa mà khalaqtu al-jinna wa al-insa illà li ya‘budùn). (Corano Sura Adh-Dharyat 51:56).

E ancora: «Non inviammo prima di te [o Muhammad] nessun Messaggero senza rivelargli: «Non v’è divinità all’infuori di Me: adorateMi » (là ilàha illà Anà fa-‘budùn)» (Corano  Sura Al-Anbiyà 21:25).

E: «Ad ogni comunità Noi abbiamo mandato un Messaggero, che dicesse: “Adorate Dio, e allontanatevi dagli idoli”» (Corano Sura An-Nahl 16:36).

Dice Allàh l’Altissimo: «Rivolgi il tuo volto alla Religione (Dìn) come puro monoteista (hanìf), natura originaria (fitra) che Allàh ha connaturato agli uomini; non c’è cambiamento nella Creazione di Allàh. Ecco la vera Religione (Dìn)». (Corano Sura Ar-Rùm 30:30).

E: «Invero la Religione presso Allàh è l’Islàm» (inna ad-Dìn ‘inda Allàhi l-islàm)» (Corano Sura Imràn 3:19).

Dice inoltre Allàh l’Altissimo: «Tenetevi (i‘tasimù) tutti insieme (giamì‘an) alla corda (habl) di Allàh, e non dividetevi» (Corano Sura Imràn 3:103).

Tra i nobili insegnamenti di Allàh l’Altissimo ci sono «i diritti dell’uomo» creatura di Dio. «I diritti umani devono considerarsi come privilegi accordati da Dio alla sua creatura prediletta: l’uomo, il quale è quindi vincolato a dare loro seguito in virtù della natura divina che deriva da tale connessione».

Allàh (subhàna wa Ta‘àla) dice all’uomo: «O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. In verità presso Allàh, il più nobile [il più degno di onore] tra di voi è colui che ha più timore di Dio (taqwà)» (Corano Sura al-Hujuràt 49:13).

Ed ancora: «Invero i credenti sono fratelli: portate quindi la pace (salam) tra i vostri fratelli e temete Allàh» (Corano Sura Al-Hujuràt 49:10).

Perciò, Allàh l’Altissimo, il nostro Creatore, Gloria a Lui, ci insegna che siamo tutti uguali e fratelli e inoltre specifica che il migliore tra noi, colui che ha più valore, è colui che ha più ‘timore di Dio’ (taqwà Allàh).

Il nostro amato Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam) pronunciò il suo ultimo Sermone (khutba) il giorno 9 del Mese di Dhùl-Hijja, 10 anni dopo dell’Egira (emigrazione da Mecca a Medina, febbraio 632 D.C.), nella Valle Uranah del monte Arafat (circa 20km da Mecca), davanti a circa 100.000 pellegrini. Le sue parole erano molto chiare e concise e sono state dirette a tutta l’umanità.

Dopo aver lodato e ringraziato Allàh dicendo “Sia lode ad Allàh, noi lo lodiamo” (al-hamdu li-Llàh, wa bi-hamdi-Hi), chiediamo soccorso ad Allàh, imploriamo il Suo perdono e a Lui ritorniamo; noi cerchiamo la sua protezione contro i vizi della nostra anima (nafs) e contro le nostre cattive azioni. Chiunque è guidato da Allàh non si smarrisce, e chiunque non è da Lui guidato non può essere guidato da nessuno. Vi prescrivo, o servitori di Allàh, il timore di Allàh (taqwà) e v’incito alla Sua obbedienza. Poi il Profeta ha iniziato cosi il suo Sermone (Khutba).
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Ultimo Sermone (khutba) del Profeta Muhammad

(sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam)

«O Gente (Ahl), ascoltatemi con attenzione, poiché non so se dopo quest’anno io sarò ancora tra di voi. Perciò ascoltate bene le mie parole e memorizzatele, affinché possiate tramandarle a coloro che oggi non sono qui presenti.

O Gente, cosi come considerate sacri questo mese (Dhùl-Hijja), questo giorno (‘arafa) e questa città (Mecca), allo stesso modo considerate la vita e la proprietà di ogni musulmano come una cosa di fiducia (amàna). Restituite i beni che vi sono stati affidati ai legittimi proprietari. Non fate del male (non nuocete) a nessuno in modo che nessuno possa fare del male a voi. Ricordate che un giorno incontrerete il vostro Signore (Allàh) e che Egli vi chiederà conto delle vostre azioni. Allàh ha proibito il prestito ad interesse e l’usura (ribà), quindi tutti gli obblighi d’interesse (che avete) sono d’ora in poi revocati, tuttavia il vostro capitale è una cosa da proteggere. Non potrete né infliggere né subire alcuna iniquità. Allàh ha giudicato che non vi è alcun interesse (ribà) e che tutti gli interessi dovuti ad ‘Abbas ibn ‘Abd al-Muttalib (lo zio del Profeta), sono d’ora in poi revocati.

State attenti a Satana (shaytàn), che minaccia la vostra Religione (Dìn). Satana ha perso ogni speranza di poter essere adorato da voi in questa terra, cosi se voi non lo seguite nelle grandi cose, non seguitelo neppure nelle piccole.

O gente, com’è vero che voi avete determinati diritti per quanto riguarda le vostre donne, così pure anche esse hanno dei diritti su di voi. Ricordatevi che le avete prese come vostre mogli solo con il favore di Allàh e con il Suo permesso. Se loro rispettano i vostri diritti, a loro appartiene il diritto di essere nutrite e vestite da voi con gentilezza. Vi raccomando le donne: trattate bene le vostre donne e siate gentili con loro perché sono le vostre compagne ed il vostro aiuto. E tra i vostri diritti vi è quello che esse non frequentino e non facciano amicizia con chi voi disapprovate, affinché l’adulterio sia bandito per sempre.

O Gente, ascoltatemi con sincerità, adorate Allàh l’Unico senza associati, eseguite le vostre cinque preghiere quotidiane (salàt), digiunate durante il mese di Ramadan, e date delle vostre ricchezze in elemosina (zakàt), e se potete, fate il Pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca.

Tutta l’Umanità deriva da Adamo ed Eva, un arabo non ha alcuna superiorità su un non-arabo, né un non-arabo ha alcuna superiorità su un arabo; anche un bianco non ha alcuna superiorità su un nero, né un nero ha una superiorità su un bianco, eccetto che per il timore di Allàh (taqwà) e le buone azioni (a‘màl hasana).

Imparate che ogni musulmano è fratello di ogni musulmano e che i musulmani costituiscono una fratellanza. Nulla è legittimo per un musulmano se appartiene ad altro fratello musulmano, i beni di un fratello sono inviolabili, salvo con il suo consenso libero e volontario. Perciò non fate ingiustizia tra di voi.

Ricordate! un giorno sarete davanti ad Allàh e risponderete delle vostre azioni, perciò fate attenzione e state in guardia, non allontanatevi dal sentiero della giustizia dopo che io sarò andato (dopo la mia morte). O gente, nessun Profeta o Inviato di Allàh verrà dopo di me, né sorgerà una nuova Fede. Perciò o Gente, questo è un motivo affinché voi comprendiate e capiate bene le parole che ora vi trasmetto.

Lascio dietro di me due cose: il Corano e il mio esempio (la Sunna) e se seguirete queste due cose non andrete mai fuori dalla Retta Via (siràt al-mustaqìm). Tutti coloro che oggi mi ascoltano, che trasmettano le mie parole agli altri, e questi ad altri ancora. E può essere che gli ultimi possano comprendere queste parole meglio di voi che oggi le ascoltate. Oh Allah, sii mio testimone del messaggio che oggi ho trasmesso al Tuo popolo. E la pace scenda su di voi» .     [Fine del Sermone]   (riportato da da Al-Bukhàri nel Sahih).

L’Inviato di Allàh (sallà Allahu ‘alayhi wa sallam) ha detto anche: «Conosco un versetto del Corano tale per cui se la gente vi si attenesse sarebbe loro sufficiente. Sono le parole: «A chi teme (taqwà) Allàh, Egli dà una via di uscita, e gli concede provvidenza (rizq) da dove non si aspetta». (Corano Sura at-Talàq 65:2-3).

Dice Allàh: «Questo è il Paradiso (al-Janna), che Noi diamo in eredità, tra i Nostri servi, a chi è timorato (taqiyy)» (Corano 19:63).

Cari Fratelli e Sorelle, abbiamo sentito nelle parole di Allàh l’Altissimo e del Suo Inviato Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine), che ciò che distingue gli uomini, come superiorità tra di loro, è solo il timore di Allàh (taqwà): «In verità presso Allàh il più nobile [il più degno di onore] tra di voi è colui che ha più timore di Dio (taqwà)».

Ma cos’è il timore (taqwà) di Allàh? E chi sono i timorati? (*)

Il termine taqwà («timore di Allàh») deriva da ittaqà, “guardarsi da”, “premunirsi”, “proteggersi”, “stare in guardia” (dalla radice verbale w-q-y di wiqàya, “protezione”, “prevenzione”) generalmente inteso nel senso di “guardarsi dal castigo di Dio per mezzo dell’obbedienza ai Suoi ordini e ai Suoi divieti”. Timore di Allàh è (anche) guardarsi da tutto ciò che è altro da Lui. Il termine taqiyy («timorato») deriva anch’esso da ittaqà: Taqwà Allàh consiste perciò nel ‘proteggersi’ e nel ricercare ‘la soddisfazione (ridà) di Allàh’, sia nelle nostre parole (kalimàt) che nelle nostre opere (a‘màl), perché Lui è il più Generoso dei generosi (al-Karìm) verso di noi e verso le Sue Creature, e noi dobbiamo perciò rispettare tutte le creature di Allàh, e Allàh è il più meritevole della nostra adorazione (‘ibàdàt) e del nostro ringraziamento (ash-shukr), Gloria a Lui l’Altissimo. I timorati sono perciò coloro che obbediscono ad Allàh, nelle gioie e nei dolori, coloro che reprimono l’ira e sono indulgenti con le persone. (*) note prese da uno studio del fratello Idris Zamboni che ringrazio.

Vediamo ora più nello specifico, cosa dice l’Islam sui “diritti dell’uomo” rifacendoci all’inizio della Storia dell’Islam.

LA LIBERTÀ (Hurriyya), UN VALORE INTRINSECO NELL’ISLAM

Hanno detto alcuni Sufi in merito alla libertà: «La vera libertà consiste nella totale dedizione di servitù (‘ubùdiyya) ad Allàh»; E ancora: «Chi adempie a tutti i doveri che incombono al servo di Dio Altissimo, è libero da tutto quello che è altro da Allàh».

Alcuni Riferimenti attraverso il nobile Corano

Dice Allàh: «Non c’è costrizione nella Religione» – (là ikràha fì d-Dìn) 2.256

(Corano Sura al-Baqara 2:256).

Gli esegeti del Corano, riportano che questo versetto è stato rivelato a proposito di un uomo musulmano di Medina che ha voluto convertire con la forza all’Islam i suoi due bambini cristiani. Questo versetto è un richiamo all’ordine per lui e per tutti i suoi simili.

Dice Allàh: «[O Profeta] Fa’ loro ricordare (fa-dhakkir), perché altro non sei uno che fa ricordare (mudhakkir), e non sei certo il loro dominatore.» (Corano Ghashiya 88:21-22).

E dice ancora Allàh: «Se il tuo Signore volesse, tutti quelli che sono sulla terra crederebbero (sarebbero dei credenti). Potresti forse tu costringere (tukrihu) gli uomini a diventare credenti?» (Corano Sura Yùnus 10:99).

Riferimenti dalla Sunna del Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam).

L’Islam è stato all’origine «della prima carta dei diritti dell’Uomo e del rispetto della natura».

La «Costituzione di Medina» (sahìfat al-Medina), nota anche come la «Carta di Medina», è la costituzione del primo Stato islamico nella città di Medina fatta dal Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam). Essa costituiva un accordo formale tra il Profeta e tutte le tribù più significative e le famiglie di Yathrib (più tardi conosciuta come Medina), compresi i Musulmani, gli Ebrei, i Cristiani e i Pagani-idolatri (mushrikùn). Questa costituzione ha costituito la base del futuro Califfato. Il documento è stato redatto con la preoccupazione esplicita di portare a termine l’amaro scontro fra tribù, tra i clan degli ‘Aws e i Khazraj all’interno di Medina, che durava da più di 100 anni. A tal fine ha istituito una serie di diritti e responsabilità per le comunità musulmane, ebraiche, cristiane e pagane di Medina, per formare un’unica Comunità. Gli storici convengono inoltre sul fatto che questa Costituzione ha stabilito principalmente ciò che è poi stato seguito a Medina dal Profeta dell’Islam (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam).

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«CARTA DI MEDINA»

Alcuni punti fondamentali

– La Pace e la sicurezza delle Comunità.

– La Libertà religiosa per tutte le Comunità.

– L’accettazione di Medina come un luogo sacro (interdizione di ogni violenza e porto di armi per il combattimento).

– La Sicurezza delle donne.

– Nessun credente monoteista deve uccidere un altro credente, o sostenere un non credente (kàfir) contro un credente (mu’min).

– La protezione di Dio è su tutti i credenti monoteisti, indipendentemente della loro classe o della loro origine tribale.

– I credenti monoteisti devono aiutarsi.

– Gli Ebrei (Yahùd) sono una comunità con i credenti.

– Gli Ebrei possono continuare a professare la loro religione e la libertà di praticare la loro religione è garantita.

Nota- Il testo conosciuto sotto il nome di “Costituzione di Medina”, chiamata anche “Carta di Medina”, è tratto dal Libro di Ibn Ishàq, nel quale figura sotto il titolo: «Il patto tra gli Emigrati [di Mecca] e gli Ausiliari di Medina (Ansàr), e le riconciliazioni con gli Ebrei».

Il Profeta Muhammad e i Cristiani (esempio di trattato)

Nell’anno 631 una delegazione di circa sessanta Cristiani partì dal villaggio di Najràn, posto circa a 600 Km a sud di Medina, la città dove viveva il Profeta Muhammad, per incontrare il Profeta. L’incontro fra i rappresentati di una comunità monoteista quali erano i Cristiani di Najràn e il fondatore di un’altra religione anch’essa monoteista durò tre giorni.

I colloqui resero chiaro una volta per tutte il modello di comportamento etico dei musulmani rispetto alle altre religioni. L’incontro con i Cristiani di Najràn non fu un evento isolato nella vita del Profeta: il patto già concluso con i Cristiani del Sinai presso il monastero di S. Caterina (Carta dei privilegi), la cui documentazione è esistente tutt’ora, ci dà la prova che il Profeta costantemente e permanentemente manteneva rapporti interreligiosi.

Lodo concesso dal Profeta Muhammad (sas)

ai Cristiani di Najràn

TESTO DEL TRATTATO

(conservato presso il Museo Topkapi di Istanbul)

«Nel nome di Allah, il Misericordioso, il Clementissimo. “Carta di protezione ispirata da Allàh al suo Inviato e per il popolo del Libro (Corano), per i Cristiani che vivono a Najràn e/o di qualsiasi altra Comunità Cristiana.

È stata scritta per loro da Muhammad, l’Inviato di Allàh, vicino a tutti gli uomini, come pegno di protezione da parte di Allàh e del Suo Apostolo, affinché questo sia per le generazioni musulmane future l’impegno ad ammettere e riconoscere l’autenticità della Carta di protezione e ad osservarla per il bene di tutti. Venga difesa da ogni uomo, sia esso governatore o detentore di autorità, la faccia rispettare e non la si modifichi.

Non prendano i Credenti (musulmani) alcuna arbitraria responsabilità verso i Cristiani nell’imporre delle condizioni al di fuori di quelle dettate in questo scritto.

Chi preserverà rispetterà, chi si conformerà a ciò che la Carta insegna adempierà al suo dovere religioso e affermerà il patto dell’Inviato di Allàh.

Al contrario, chi la violerà chi si opporrà, chi cambierà il contenuto compirà un crimine che ricadrà sulla sua coscienza perché avrà tradito un patto con Allàh, avrà violato la sua fede, avrà rovesciato la Sua autorità (di Allàh) e violato la volontà del Suo Apostolo: resterà un impostore agli occhi di Allàh perché la religione che Allàh ha imposto e il patto che ha stipulato, rendono la Carta di protezione obbligatoria.

Per qualsiasi credente che non rispetti il patto concordato fra Allàh il Suo Inviato Muhammad e la gente di altre Religioni monoteiste violerà i suoi doveri sacri, e chi compie questo è infedele e sarà sconfessato da Allàh e da tutti i credenti sinceri.

Poiché i Cristiani hanno ottenuto il patto di protezione da Allàh e dal Suo Messaggero e da tutti i Credenti, esso è un diritto acquisito che impegna chi è musulmano a mantenere questa Carta a loro favore e per il bene comune di tutti quelli che professano altra religione monoteista e che costringe ogni musulmano a prestare manforte per conservarla, tenerla perennemente e rispettarla con precisione.

La protezione di Allàh e la garanzia del Profeta Muhammad possano estendersi su Najràn e tutti i paesi vicini, sui loro beni, sulla loro gente, la pratica del loro culto, a chi è assente e a chi è presente, alle loro famiglie, ai loro santuari e a tutto ciò che di grande o piccolo è in loro possesso.

Nessun vescovo verrà spostato della sua sede episcopale,

né nessun monaco dal suo monastero,

e nessun sacerdote della sua chiesa.

Nessuna umiliazione peserà su di loro,

né il sangue per vendetta.

Che nessuno venga assoggettato per soldi.

Nessuna truppa invaderà le loro terre e quando uno di loro sostiene la sua, siate giusti nell’imporre parità di diritti.

Non vi saranno né oppressi né oppressori.

Chiunque di loro in futuro praticherà l’usura venga messo fuori dalla mia protezione. Nessun uomo fra loro sarà responsabile degli errori di un altro.

Mostrate loro “Il Patto di Najràn” ottenuto dai Cristiani per l’autorità del Profeta dell’Islam».

Fonte inglese:http://www.explore-quran.com/Exploratory%20works/dars/Treaty%20of%20Najran.htm

Traduzione tratta da : https://it-it.facebook.com/notes/hamza-roberto-piccardo/lodo-concesso-dal-profeta-mohammad-ai-cristiani-di-najran/10152573604518926

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ll Patto di ‘Umar

Tra i «successori ben guidati», ovvero coloro che assunsero legittimamente la funzione di «Vicario» (Khalìfah) dell’Inviato di Allàh (su di lui le benedizioni e la pace divine) anziché arrogarsela al di fuori di qualsiasi contesto di legittimità tradizionale, come accade in questi giorni, vi fu ‘Umar ibn al-Khattâb, secondo Califfo dell’Islam (che Dio ne sia soddisfatto); colui che in seguito alla conquista di Gerusalemme fece il suo ingresso in città a piedi, conducendo il suo servitore a dorso di mulo. Quando il Patriarca Cristiano lo invitò a svolgere le sue orazioni nella Chiesa del Santo Sepolcro, egli declinò cordialmente l’offerta, spiegando che non avrebbe voluto che questo gesto potesse successivamente indurre i Musulmani a trasformare quella Chiesa in una Moschea, in virtù della preghiera svolta al suo interno da parte del Califfo. La scelta del Califfo fu quindi dettata dalla prudenza rispetto a possibili fraintendimenti, e dalla premura per la conservazione di quel luogo a beneficio della locale comunità Cristiana.

Il Califfo ‘Umar (che Dio sia soddisfatto di lui), seguendo l’esempio del Profeta Muhammad, (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam) stipulò nella città di Gerusalemme con il Patriarca di Gerusalemme Sofronio un trattato di pace e di libertà religiosa chiamato

Il «PATTO DI UMAR» (Al-‘Uhda Al-‘Umariyya)

Egli si presentò come segue:

– Dal servitore di Allàh (‘abd Allàh) Comandante dei credenti (Amìr al-mu’minìn)- ‘Umar,

– Gli abitanti di Gerusalemme sono tutelati sulla sicurezza della loro vita e dei loro beni.

– Le loro Chiese e croci saranno preservate.

– I loro luoghi di culto resteranno intatti.

– Essi non potranno essere confiscati o distrutti.

– Questo trattato si applica a tutti gli abitanti della città.

– Le persone saranno completamente libere di seguire la loro religione, ed essi non dovranno subire nessun disagio o disturbo».

N.B. Questo «Patto di ‘Umar» è ancora conservato in originale alla chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Alcune altre considerazioni sull’Islam

L’Islam è la Religione di Allàh (Dìn-Allàh). La Religione della Natura originale e primordiale di Adamo (Dìn al-fitra), la Religione Pura e immutabile (ad-Dìn al-hanìf), la Religione vera (Dìn al-haqq), la Religione retta (ad-Dìn al-mustaqìm), arrivata da Dio l’Altissimo tramite il Suo ultimo Inviato sayyidinà Muhammad, sigillo della Profezia (su di lui la preghiera e la pace divine) per tutta l’umanità.

– L’Islam è Pace (Salàm). Il termine arabo Islàm, oltre che “sottomissione a Dio”, significa anche “Pace”, poiché la radice triconsonantica araba s-l-m è la medesima. Pace con Dio, pace con se stessi, pace con gli altri, e pace con il mondo. Uno dei 99 Nomi di Dio è as-Salàm (la Pace): «Egli è Dio, non vi è altro Dio che Lui, il Re (al-Malik) il Santo (al-Quddùs) la Pace (as-Salàm)» (Corano Sura Al-Hasr 59:23).
Allàh è la fonte autentica di ogni Pace, la Salvezza suprema. L’Islam sprona l’uomo a realizzare la pace in questa terra, per continuare poi a gustarla in Paradiso: «In esso [Paradiso] non ascolteranno discorsi vani, né eccitanti al peccato, ma solo una parola: “Pace, Pace” (Salàm, Salàm)» (Corano Sura AlWaqi’a 56:25-26).

Ha detto il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine): «La creatura più amata da Dio è quella che è la più utile agli altri» (hadith).

– L’Islam è Amore (Mahabba). In primo luogo Amore per Dio l’Altissimo al quale tutti noi dobbiamo Lode e riconoscenza per tutti i Doni che Lui continuamente ed in abbondanza elargisce, anche a coloro che non credono in Lui, o che gli sono ribelli. In primo luogo il Dono della vita stessa, e poi il Dono dell’intelligenza, il Dono del sostentamento quotidiano (rizq) ed altri innumerevoli Doni ancora. Amore inoltre per i Suoi Inviati, portatori del Suo Messaggio e istruzioni utili all’uomo. Amore per i Suoi Santi (Awliyà’) sostenitori del mondo e dalla cui compagnia spirituale (suhba) i cuori trovano pace e stimolo per avvicinarsi a Dio. Ed infine Amore per tutte le creature dell’Universo, perché come dice Allàh: «O uomini, voi siete i poveri (fuqarà’) i bisognosi di Dio, mentre Allàh è il Ricco (al-Ghanì), Colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode» (Corano Sura Fàtir 35:15).

Ha detto l’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine):

«Colui che non ha misericordia per gli uomini, Dio non ha misericordia per lui» (hadith).

L’Islam è Conoscenza (‘Ilm). Esso stimola l’uomo all’utilizzo dell’intelletto (‘aql), il grande dono che Dio ha dato all’uomo e che ha fatto si che per questo dono gli angeli si siano dovuti inchinare a lui. Stimola l’uomo a porsi delle domande e a cercarne le giuste risposte. L’Islàm è contro l’ignoranza, e con le verità che esso porta scioglie l’ignoranza come neve al sole. La prima parola del Corano che Allàh ha rivelato al Suo Inviato Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) è stata «Iqrà’» che ha tra i suoi significati: “Leggi”; “Studia”; “Conosci” (ed anche “ricomponi [ciò che è sparso e frammentato]”, poiché scopo dell’uomo è ritrovare “l’Unità” perduta).

Così recitano i primi  versetti Coranici:

«Leggi (iqrà’) nel Nome del tuo Signore (bismi Rabbi-ka) che ha creato, ha creato l’uomo da una aderenza [‘alaq: “aderenza”, “grumo di sangue”, “sanguisuga”: il che ci rimanda alle prime fasi dello sviluppo dell’essere umano nell’utero materno]. Leggi! Il tuo Signore è il più Generoso, Che ha insegnato mediante il Calamo, ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva» (Corano Sura Al-‘Alaq 96:1-5).

Shaykh ‘Abdel Qàdir al-Jazà’irì

Un esempio significativo della difesa dei diritti dell’uomo, tra tutti quelli che sarebbe possibile enumerare, è quello di Shaykh ‘Abdel Qàdir al-Jazà’irì (1808-1883): leader della resistenza algerina alla penetrazione coloniale europea, fu sconfitto nella sua lotta (jihàd) di liberazione nazionale ed esiliato a Damasco; qui, quando nel 1860 scoppiarono dei tumulti popolari ostili alle minoranze (compresi i Cristiani) presenti in città – tumulti sobillati spesso dagli ambasciatori europei, che da queste situazioni di disordine traevano vantaggi di ordine politico nei confronti della giurisdizione dei locali governanti Ottomani – egli assunse pubblicamente un ruolo di tutela e di protezione nei confronti di tali minoranze, contribuendo in maniera decisiva alla loro salvaguardia ed alla pacificazione dei tumulti cittadini.

Riportiamo queste parole di Shaykh ‘Abd al-Qàdir scritte in una sua risposta a Monsignor Pavy, Vescovo Cristiano di Algeri, che gli inviò una lettera di ammirazione per la nobiltà del suo comportamento verso tutte le persone (lettera datata 10 luglio 1862):

“Perché, tutte le creature sono la Famiglia di Dio, e i più amati di Dio sono quelli che sono più utili alla sua Famiglia. Tutte le Religioni portate dai Profeti, da Adamo fino a Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) riposano su due principi:

 L’esaltazione di Dio l’Altissimo (il lodare Dio)

e la misericordia per le Sue creature.

(cfr La revue « Itinéraires » n° 2, janvier/juin 1998, p.21)

Si potrebbe continuare per ore, per giorni, per anni interi, a parlare e scrivere dei ‘Nobili insegnamenti’, dei ‘Nobili valori’ e della ‘Bellezza’ dell’Islam – la Religione di Dio portata a tutta l’umanità, per aiutare l’uomo a ripristinare in se stesso la “Nobiltà Primordiale” di nostro padre Adamo, Nobiltà alla quale gli Angeli stessi si sono inchinati – e ancora non si riuscirebbe a svelare tutti gli immensi e preziosi tesori, gli abbondanti benefici, e i Preziosi Doni contenuti in questo Immenso Oceano Benedetto dell’Islam, lode a Dio per la Sua Generosità.

Questo è nella sua essenza, il Messaggio dell’Islam:

– l’Attestazione di un Dio Unico;

– la sottomissione fiduciosa a Lui;

– la Fratellanza e l’Amore verso tutte le Sue creature;

– diffondere l’Amore;

– praticare la Misericordia;

– agire costantemente per il Bene di tutti.

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Lodato sia Allàh per le sue innumerevoli benedizioni e benefici.

Possa Allàh accettare da tutti noi le nostre buone opere e perdonarci quelle cattive.
Possa Allàh unirci attorno a «Là ilàha illà Allàh»

e riconciliarci nei nostri cuori.

Amìn, Amìn, Amìn

E Allàh è più Sapiente – (wa Allàhu ‘a‘lam)

E la lode spetta ad Allàh, il Signore dei mondi

(Wa l-hamdu li-Llàhi Rabbi l-‘àlamìn)

Assalàmu ‘alaykum wa rahmatullàhi wa barakàtu-Hu

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RAMADAN MUBARAK Anno 1438 Hegira – 2017

In Nome di Allàh, Misericordioso (r-Rahmàn) e Clementissimo (r-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni.

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assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio sia su tutti voi

Ramadan Mubarak

R A M A D A N    M U B A R A K –

(Anno 1438 Hegira – Maggio-Giugno 2017)

AUGURI PER UN “MESE DI RAMADAN” PIENO DI BENEDIZIONI

Una tradizione (hadith) riportata da Anas (Allah sia soddisfatto di lui) dice: quando l’Inviato di Allàh (su di lui le benedizioni e la pace divine) vedeva la luna nuova (hilàl) crescente del mese di Ramadan si voltava verso la qibla (Ka’ba) e recitava:

“Allahumma, fa che questa luna nuova ci porti la sicurezza e la felicità, la Fede (imàn), la Pace (Salàm) e la sottomissione (islàm) alla Tua volontà, la buona salute (‘afyat) e la buona ricchezza (rizq hasan), l’allontanamento dalla sfortuna, e l’assistenza per il compimento della Preghiera (Salàt), del digiuno (siàm), e della recitazione del Corano”.

L’Inviato di Allàh (salla Allahu ‘alayhi wa sallàm) a proposito di questo Mese di Ramadan ha riportato moltissimi detti (hadith), ne riportiamo alcuni:

Salman al-Farisi riporta che l’ultimo giorno di Sha’bàn (mese che precede Ramadan) l’Inviato di Allah ha detto: «Oh gente, un grande Mese benedetto viene a voi, un Mese che comporta una notte migliore di mille mesi (Laylatul Qadr). Digiunare durante la sua giornata (di questo Mese) è obbligatorio (fard), vegliare durante la sua notte è raccomandato. Gli atti surerogatori (nawafil) che saranno compiuti in questo Mese avranno il valore di atti obbligatori (fard) fatti negli altri mesi e l’atto obbligatorio (fard) fatto in questo Mese varrà settanta atti obbligatori (fard) fatti negli altri mesi. È un mese di pazienza (sabr) e non v’è altra ricompensa per la pazienza che il Paradiso (…)”.

“Quando arriva il Mese di Ramadan, le porte del Paradiso vengono spalancate, le porte del Fuoco (dell’Inferno) vengono solidamente chiuse, e i demoni (shayatin) sono accuratamente incatenati”. (hadith da Al-Bukhari e Muslim)

“Non vi è servitore che digiuni un giorno sulla Via di Allàh, senza che per questo giorno di digiuno, Allàh gli tenga lontano il suo volto dal fuoco dell’Inferno per settanta anni”.(hadith Bukhari e Muslim)

Si tramanda da Abù Usama: Dissi: “Oh Inviato di Allàh, ordinami un opera di adorazione di eccellenza”. Egli ripose: “Pratica il digiuno, perché non c’è nulla di equivalente”. (hadith da A-Nasa’i)

“Colui che non rinuncia a dire delle menzogne e ad agire ingannevolmente durante il mese di Ramadan, Allàh non ha nessun bisogno che lui rinunci al suo cibo e alla sua bevanda”. (hadith da Al-Bukhari, At-Thirmidi)

Il Mese di Ramadan è il Mese nel quale, durante il giorno, il corpo fa digiuno del cibo, delle bevande e dei piaceri sessuali; la nafs (l’ego) fa digiuno delle passioni (hawà) e dei richiami di questo basso mondo (dunya). Per contro, è il Mese in cui i nostri cuori si alimentano del cibo spirituale (ruh) che è il cibo di cui essi necessitano per rimanere vivi, cibo fatto di preghiere, di lettura del Sacro Corano e del ricordo di Allàh (dhikr -Allàh), perciò è bene approffitarne.

Che Allàh Altissimo alimenti continuamente con il Suo Amore (Mahabba) e con il Suo cibo spirituale (ruh) i nostri cuori affinché rimangano vivi, che Allàh accetti i nostri digiuni e le nostre richieste (du’à) fatte in questo Mese benedetto di Ramadan, che Allàh perdoni le nostre dimenticanze ed errori, e che nei nostri cuori splenda la Sua Luce (Nur) e regni la Pace (Salàm), Amìn!

E la Lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi

al hamdu li-Llàhi Rabbi ‘alamin

assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

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DA LEGGERE:

NB- Si possono leggere alcuni Articoli sul Mese di Ramadan nella sezione specifica del Blog: Categorie – MESE DI RAMADAN

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La Festa ‘Aid

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In Nome di Dio, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la Benedizione e la Pace di Allàh siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), il nostro migliore esempio, inviato come misericordia (rahma) per tutto il Creato, il sigillo (al khàtim) dei Profeti, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio sia su tutti voi.

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LA FESTA ‘AID

Perché in lingua araba la Festa si chiama «‘Aid»?

Perché essa è una «Festa ricorrente», «che ritorna» ogni anno, e in arabo la parola «ritorno» è «‘awda».

l’Aid è un giorno di Festa, nel quale la gente è allegra, felice, e non arrabbiata, o infelice.

E’ un giorno di riposo spirituale per l‘uomo.

E’ proibito fare digiuno in questo Giorno, perché è un Giorno di Festa dove si mangia, si beve, si parla con i fratelli e le sorelle in Allàh, e si sta’ fraternamente in loro compagnia.

La Festa dura tre giorni, nei quali non si digiuna, e sono tre giorni di Festa speciali.

Awda è un ritorno, ritorno di una festa.

Nel Ritorno al-‘awda (ad una cosa lecita, buona e utile): ci sono cose positive e felicità. Esempio:

L’uomo virtuoso (salih), può momentaneamente sviare dalla Retta Via (as-siràt al-mustaqim), ma con il pentimento (tawba) ritorna nella Retta Via.

L’Aid è una bella Festa, che ritorna ogni anno, e che porta cose positive e felicità.

La visita ai propri parenti lontani, nelle vacanze estive, è un ritorno a stare con loro, che ci rende felici.

Nell’abbandono al-taraja’ (di una cosa lecita, buona e utile): ci sono invece cose negative e infelicità.

Il valore del «sacrificio» al-fadhiyya, componente necessaria per avere successo in qualche cosa di utile che si intraprende e che si inizia a fare.

Questi alcuni punti emersi su cui riflettere, contenuti nel sacrificio (al-fadhiyya):

  • Al-ibtilàl: Allàh mette l’uomo alla prova, in questa vita, per verificare la sua fede, per cancellargli dei peccati, e per innalzarlo spiritualmente di grado.
  • As-sabr: la pazienza e la costanza, per sostenere le prove e per continuare un percorso intrapreso verso il Bene.
  • Al-iradàt: la Volontà. Senza la volontà non si fa nulla.
  • Al-‘atà’: il donare agli altri. Vedi l’esempio del Profeta Abramo che ha donato suo figlio a Dio, a seguito di una Sua richiesta. L’Inviato di Allàh (sas) ha detto che «fare entrare la gioia nel cuore di un fratello vale più di un mese in Moschea».
  • Al-imtilùl: seguire gli ordini di Dio. Quando c’è l’adhàn della preghiera, si va a farla, quando c’è il mese di Ramadan si digiuna etc.
  • Al-tahdì, il grande sforzo, la sfida, per raggiungere un risultato, una meta.

Queste attitudini interiori sono necessarie e sono da sviluppare da coloro che desiderano  arrivare al successo spirituale.

La Necessità della ricerca della scienza (‘ilm)

Uno degli ordini di Allàh, se non il primo, che ha dato all’uomo è la ricerca della Scienza ‘Ilm, le prime parole rivelate da Dio al Profeta Muhammad (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallam) sono state: «Iqrà! bismirabbika alladhì khalaq» «Leggi! in nome del tuo Signore che ha creato.»[2]

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Perciò il ricercare la Scienza religiosa, il sacrificare del nostro tempo per studiare l’Islam, la Religione di Dio (Ad-Dìn Allàh) è rispondere a questo ordine divino, e questo comporta da parte nostra un sacrificio, un impegno, molta pazienza e costanza, ma la ricompensa per questi sforzi è enorme, sia in questa vita (dunyà) che nell’Altra vita (akhira).

Inoltre è molto importante comprendere che la questione dello studio della scienza (‘ilm) non riguarda tanto, il riferirci o meno ai Sapienti per il nostro Din (Religione), ma piuttosto il riferieci “a quali” Sapienti, in accordo con le Parole di Allah riportate nella Sura al-Nahl:

Chiedete alle Genti del Ricordo, se non sapete” (Corano 16:43)

L’Inviato di Allàh (sallà Allàhu ‘alayhi wa sallàm) ha detto inoltre: «Non seguite le cose di questo basso mondo (dunyà), ma ricercate piuttosto i beni dell’Altra vita (akhira)» (hadìth).

E ha detto ancora: «Per Dio: se qualcuno di voi vuole conoscere il rapporto esistente tra la vita terrena di questo basso mondo (dunyà) e l’Altra vita (akhira), immerga un dito nel mare, [quindi lo tolga], e guardi quanto ne riporta» (hadith).

Dice Allàh l’Altissimo, sia gloria a Lui:

«Chi desidera la vita fuggente (al-‘àjilat), [sappia che] Noi ci affrettiamo a dare ciò che vogliamo di essa a chi Noi vogliamo, dopo di che brucerà nella Gehenna (Inferno), umiliato e respinto. Chi invece desidera l’Altra vita (akhira) e con sforzo ne percorre il cammino, da credente (mu’mìn), ebbene, lo sforzo di costoro viene accettato con gratitudine.»[3]

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E dice ancora Allàh:

«Ma  voi piuttosto amate l’effimero (al-‘àjilat) [di questa vita terrena], e trascurate l’Altra vita (akhira).»[4]

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E ricorda ancora Allàh:

«Ma voi preferite la vita terrena (dunyà), mentre è l’Altra vita (akhira) ad essere migliore e più duratura.»[5]

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E Allàh è il più Sapiente (wa Allahu ‘Alìm)

«Subhàna-ka Allàhumma wa bi-hamdi-ka, ashhadu an là ilàha illà Anta, astaghfiru-ka wa atùbu ilay-ka».

«O Allàh gloria a Te e con la Tua Lode, testimonio che non c’è divinità all’infuori di Te, chiedo il Tuo perdono e a Te mi pento».

Note

[1] Hadith riferito da al-Bukhari e Muslim (riportato nei 40 Hadith di Nawawi – hadith nr.3).

[2] Corano Sura Al-Alaq 96:1.

[3] Corano Sura Al-Isrà 17:18-19.

[4] Corano Sura Al-Qiyàma 75:20-21.

[5] Corano Sura Al-’Alà 87:16-17.

assalamu ‘alaykum

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Pubblicato in 4° CORSO- "I Pilastri dell'Islam" (Al Arkàn al Islàm) (2013) | Lascia un commento

La Festa del sacrificio (‘Aid al-Kabir -‘Aid Adhà) Anno2016 – 1437H.

Bismillah (quadro azzurro)

In nome di Dio, Misericordioso e Clementissimo

assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio sia su di voi

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SULLA «FESTA DEL SACRIFICIO»

(‘AID AL-ADHÂ o ‘AID AL-KABIR)

– Alcuni riferimenti –

(Lunedì 12 Settembre 2016)

10 Dhùl-Hijjah 1437 Hegira

Oggi parliamo della «Festa del Sacrificio» che è in arrivo, nei suoi riferimenti Coranici, Storici, di Diritto/Giurisprudenza (Fiqh) e in alcuni suoi significati simbolici.

Questa Festa si festeggia il giorno 10 del Mese di Dhùl-Hijja (che dovrebbe essere Lunedì 12 Settembre 2016)  in shà Allàh. (…)

il seguito dell’Articolo si può leggere al link sotto riportato:

La Festa del Sacrifico – ‘Aid al-Adhà

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assalamu ‘alaykum

Pubblicato in 4° CORSO- "I Pilastri dell'Islam" (Al Arkàn al Islàm) (2013) | 1 commento

Il Comportamento con i non musulmani e la corretta immagine dell’Islam

In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

As-Salàmu ‘alaykum wa Rahmatullàhi wa Barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

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IL ‘COMPORTAMENTO’ (Mu’àmala) CON I NON MUSULMANI

E LA ‘CORRETTA IMMAGINE’ DA DARE DELL’ISLAM

– [Fonte: http://www.doctrine-malikite.fr/forum/Le-comportement-avec-les-non-musulmans-et-l-image-de-l-Islam_m54486.html ]

– Libera traduzione italiana e note, a cura di Umar A.Frigo (Vr, 20 aprile 2015)

DOMANDA

Sentiamo parlare, dalle varie fonti d’informazione, degli orribili atti commessi nel nome dell’Islam, o degli atti di discriminazione o d’insulto o anche di omicidi che si vogliono attribuire all’Islam.

So che una parte di responsabilità di queste notizie, ricade sui mezzi moderni d’informazione (media) che fanno spesso degli amalgami e confondono cultura e religione o confondono il vero Islam e i suoi principii chiari (da più di 1400 anni) con le ideologie e le varie sette (di fanatici) che hanno solamente come scopo il potere e questo basso mondo (dunya). Ma penso che una parte di responsabilità ricada anche sui nostri Sapienti (Ulamà) musulmani che a mio avviso non fanno abbastanza per parlarci del corretto comportamento (mu’àmalàt) del musulmano, dei principii dell’Islam, e per mostrare la ‘bellezza’ dell’Islam all’umanità intera.

L’Islam è la Religione della pace e dell’amore, la radice trilittera araba stessa della parola Islam  “S-L-M” che deriva da Salâm (pace) ed Istislâm (sottomissione), dunque sottomissione a Dio e pace con le creature, mostra questo. I principii dell’Islam, e la Storia della vita (Sira) del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) e dei suoi Compagni (Sahàba), mostra con chiarezza che l’Islam significa: «Il buon comportamento» (mu’àmala).[1]

Avrei piacere perciò che voi cari Sapienti musulmani (‘Ulamà), ci esponiate ciò che ha detto l’Islam a proposito delle Genti del Libro (Ebrei e Cristiani) e dei non musulmani e come deve essere il comportamento del musulmano – soprattutto nei paesi non musulmani – dove esso è spesso visto (suo malgrado) come un ambasciatore dell’Islam?

RISPOSTA                                                                                                    

Abbiamo parlato in modo dettagliato sull’argomento del dialogo interreligioso e del dialogo in Islam nella rubrica «dialogo interreligioso», vedi Articolo al seguente link: http://www.doctrine-malikite.fr/Dialogue-interreligieux_a65.html

Così come abbiamo parlato del comportamento islamico ispirato dal nostro beneamato Profeta (il nostro modello) nella rubrica «comportamento» e nella rubrica «misericordia e saggezza nella scuola profetica» vedi link: http://www.doctrine-malikite.fr/Comportement_a45.html

Vedere anche l’Articolo «Il rispetto per gli altri e per le loro opinioni e prevenire gli inconvenienti» link: du respect de l’autre et la prévention de l’inconvénient

Cercheremo qui di riassumere le ‘idee essenziali’ sul dovere del buon comportamento del musulmano verso gli altri, ivi compreso verso i non musulmani. Citiamo in prima istanza alcuni versetti coranici intorno all’argomento, questi versetti si rivolgono difatti all’umanità intera e non solo ai musulmani.

ALLAH (DIO) DICE NEL CORANO        Corano

«O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. In verità presso Allàh, il più nobile [il più degno di onore] tra di voi è colui che ha più timore di Dio (taqwà). Allàh è perfettamente Sapiente e ben informato».[2]

«Per questo abbiamo prescritto ai Figli di Israele che chiunque uccida una persona senza che questa abbia ucciso un’altra o portato la corruzione sulla terra, è come se avesse ucciso l’umanità intera. E chiunque avrà salvato una persona, sarà come se avesse salvato l’umanità intera».[3]

«(…) Aiutatevi l’un l’altro a praticare la pietà (birr) e il timore di Allàh (taqwa), e non appoggiatevi gli uni agli altri per commettere iniquità e prevaricazioni. Temete Allàh, Egli è severo nel castigo».[4]

«Se uno degli idolatri (mushrikìn) ti chiede protezione [dovuta ai vicini], accordagli protezione, così che ascolti la Parola di Dio (kalàm Allàh), poi fallo pervenire là dove egli si trova in sicurezza» (Corano Sura At-Tawba 9:6)

«Allàh non vi vieta di essere buoni e giusti con coloro che non vi combattono nella Religione e non vi cacciano dalle vostre case – [5], perché Allàh ama i giusti (muqsitìn). Allàh vi vieta unicamente di frequentare coloro che vi combattono nella Religione e vi cacciano dalle vostre case e aiutano gli [altri] alla vostra espulsione. Egli vi proibisce di prenderli come amici intimi [alleati] e quelli che li prendono per alleati, quelli sono gli ingiusti».[6]

IL PROFETA DELL’ISLAM – MUHAMMAD –      4.muhammad-300x291

(su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Sono stato inviato per perfezionare la nobiltà del comportamento (akhlàq karim)».[7]

Ed anche: «Niente ha più peso per un credente, nella bilancia del Giorno della Risurrezione di un buon carattere. Dio detesta l’uomo grossolano che pronuncia delle parole oscene».[8]

Numerosi sono i detti (hadîth) autentici del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) che vietano di fare del male o di recare danno alla vita che Dio ha reso sacra. Suicidio, omicidio, farsi del male, fare il male, o dire del male, tutto ciò è chiaramente vietato nei testi del Corano e della Sunna. Perché la vita è il deposito (amâna)[9] di Dio in ciascuno di noi.

Allàh nel Corano promette l’inferno a colui che si uccide o a colui che uccide un’altra persona senza una ragione legale (come per esempio l’auto difesa): «Chi uccide un credente volontariamente, ha come compenso l’inferno, dove resterà eternamente. Allàh si adira contro di lui, lo maledice e gli prepara immenso castigo».[10]

Cosi pure per quanto riguarda le Battaglie (guerre) l’Islam ha stabilito sin dal loro inizio un ‘Regolamento’ che protegge: le donne, i vecchi, i civili, i bambini, gli uomini di religione e i loro luoghi di culto così come gli alberi da frutto (o viventi) e gli animali. Anche per i prigionieri di guerra c’è l’obbligo di un buon comportamento nei loro confronti.

Si può vedere a proposito del rispetto della vita l’articolo: «La Legge divina (Sharia) e la conservazione della vita e della persona» di Muhammad Tantawî, Mufti dell’Egitto.

  1. IL BUON COMPORTAMENTO VERSO LA “GENTE DEL LIBRO”  (AHL AL-KITAB) EBREI E CRISTIANI : E’ UN DOVERE

Allàh dice nel Corano: «E non disputate con la Gente del Libro se non nel modo migliore (wa là tujàdilù ahl al-kitàb illà bi-llatì hiya ahsanu)».[11]

Il Profeta Mohammad (su di lui la preghiera e la pace divine) durante la sua missione, sia come capo religioso che come uomo di stato, ha dato prova di una grande sensibilità e di rispetto nelle sue relazioni con “La Gente del Libro”, gli Ebrei ed i Cristiani. Nello spirito della Rivelazione divina, il Profeta Mohammad vietava di fare del male ai non musulmani e chiedeva ai musulmani di trattarli bene. A questo proposito egli ha detto: «Colui che fa del male ad un Ebreo o ad un Cristiano, troverà in me il suo avversario nel Giorno del Giudizio». (hadîth)

La prima cosa che il Profeta Mohammad (su di lui la preghiera e la pace divine) fece dopo essersi stabilito a Medina, dove era stato invitato dagli stessi Medinesi come capo, fu di concludere un «Trattato»[12] tra i musulmani e la Gente del Libro (gli Ebrei e i Cristiani). Secondo questo trattato, i musulmani garantivano a ebrei e cristiani la libertà di praticare la loro religione e accordavano loro gli stessi diritti e obblighi dei quali godevano i musulmani stessi.

Quando una delegazione di Vescovi Cristiani venne a Medina in provenienza di Najran, una città del sud-ovest dell’Arabia, il Profeta li ricevette nella sua Moschea e li invitò a fare le loro preghiere dentro alla Moschea. I Musulmani recitavano da un lato della moschea le loro preghiere, e i Cristiani le recitavano dall’altro lato. Nel corso di questa visita, il Profeta discusse cortesemente con essi su numerosi argomenti.[13]

Questo prova la considerazione del Profeta per la Gente del Libro e la grande preoccupazione di stabilire una solidarietà umana tra i credenti di tutte le religioni.

Allàh a proposito del Nègus, il Re Cristiano dell’Abissinia al tempo del Profeta ha rivelato: «Tra le genti del Libro, ci sono alcuni che credono in Allàh e in quello che è stato fatto scendere su di voi e in quello che è stato fatto scendere su di loro, sono umili davanti ad Allàh e non svendono a vile prezzo i segni Suoi. Ecco quelli che avranno la mercede da parte del loro Signore. In verità Allàh è rapido al conto».[14]

Il Profeta stesso ha compiuto la preghiera funebre islamica per il morto (salat janazah) in occasione ed in omaggio alla morte del Negus. Bisogna ricordare inoltre lo scambio proficuo tra questo Re dell’Abissinia nato nel Cristianesimo e i Compagni del Profeta, e della sua difesa dei musulmani che si erano rifugiati in Abissinia per sfuggire dai Quraisciti politeisti della Mecca, che volevano che il Re li consegnasse a loro, per riportarli alla Mecca [come prigionieri].

Potremmo citare anche lo scambio intercorso con i Vescovi Cristiani di Egitto e il loro Re.

I comportamenti del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) erano sempre il modello del perdono, della misericordia e della magnanimità.

«Zayd ibn Sa’na, un sapiente ebreo di Medina venne dal Profeta per esigere un suo credito. Strattonò l’abito dalla sua spalla, lo prese brutalmente al collo e gli disse con durezza: “voi, della tribù dei Bani ‘Abdul-Muttalib, ritardate (tumâtilûn) il saldo dei vostri debiti!” ‘Omar che era presente, rimproverò l’ebreo in tono duro. Il Profeta sorrise e disse: «Oh Omar, io e lui (l’ebreo), avevamo più bisogno di altre parole da parte tua, e cioè che tu mi raccomandassi di regolare bene il mio debito, e che raccomandassi a lui di richiedere il suo dovuto con buone maniere». Poi aggiunse: «Mancano al termine del debito, tre giorni». Ed egli ordinò a ‘Omar di pagare l’ebreo e di dargli in sovra più venti misure “‘”, per averlo spaventato.

Questo ‘buon comportamento’ (mu’àmala) del Profeta fu la causa dell’entrata nell’Islam di questo sapiente ebreo che disse: “Tra i segni della profezia di Muhammad che io conoscevo, non ne mancava nessuno, ed in lui li riconobbi tutti, salvo due: la sua magnanimità che vince la sua collera, e il surplus d’impeto d’ira cieco nei suoi confronti, che aggiunge solamente magnanimità alla sua magnanimità. Così io l’ho messo alla prova con la scusa ‘del debito’. Ed io lo trovai allora, com’è descritto (nei Libri antichi) [paziente e magnanimo]. Quanto al mio debito donatelo ai poveri tra i musulmani.»[15]

Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) aveva un vicino di casa ebreo, che ogni mattina scaricava delle immondizie davanti alla casa del Profeta. Uscendo da casa il Profeta toglieva queste immondizie, senza fare il minimo rimprovero al suo vicino. Un giorno, uscendo da casa il Profeta non trovò le solite immondizie. Chiese notizie del suo vicino di casa ebreo, e gli fu detto che era a letto malato. Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) andò allora a rendergli visita. Nel vederlo entrare, l’ebreo ebbe paura, credeva che venisse a fargli del male, o a vendicarsi di lui! Ma il nostro amato Profeta (sas) lo tranquillizzò e gli spiegò che veniva solamente per portargli sostegno e conforto per la sua malattia. Toccato da questo gesto [di generosità e di magnanimità], l’ebreo si converte all’Islam!

Si riporta anche a proposito di Abdullâh Ibn Amr (che Dio sia sodisfatto di lui) quanto segue. Quando si sacrificava un animale per farlo poi cuocere a casa sua, egli si assicurava che una parte di questa carne fosse offerta al suo vicino di casa che era ebreo, ricordando il seguente insegnamento del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) che ha detto: «Jibril (Gabriele) mi ha talmente raccomandato [il buon comportamento] a proposito del vicino di casa, che ho temuto che fosse designato come erede.» (hadith)

  •  Il Califfo Omar a Gerusalemme: un meraviglioso esempio Umar-300x300     

 Il Califfo Omar (2° Califfo dell’Islam) affidò gli affari dello stato ad Ali e si avviò verso Gerusalemme. Aveva con sé come scorta solamente un servitore e un solo cammello che cavalcavano ciascuno al loro turno. Il giorno del loro arrivo a Gerusalemme era il turno del servitore di cavalcare il cammello. Questi disse al Califfo Omar: «O Comandante dei Credenti (Amìr al-mu’minìn) ti cedo la montatura, sarebbe un misero effetto agli occhi delle persone se montassi io il cammello, mentre tu lo guidi a piedi.» «No»! rispose Omar, «non voglio mostrarmi ingiusto. L’onore dell’Islam è ampiamente sufficiente per noi tutti.»

Abu Obaid, Khalid, Yazid e gli altri ufficiali dell’esercito musulmano [già posizionati presso Gerusalemme] si erano avvicinati per ricevere il Califfo Omar, tutti loro portavano delle tuniche eleganti di seta, ciò rese il Califfo Omar furioso. Fece allora dei vivi rimproveri ai suoi generali dicendo loro: «Siete dunque cosi tanto cambiati nello spazio di due anni? Che cosa è quest’abbigliamento stravagante? Anche se aveste fatto ciò 200 anni fa, vi avrei dimesso.» Gli ufficiali risposero: «Siamo in un Paese, dove la qualità del vestito attesta il rango dell’uomo. Se portassimo dei vestiti ordinari, ispireremmo poco rispetto alle persone. Tuttavia, portiamo le nostre armi sotto i nostri abiti di seta.» Questa risposta acquietò la collera del Califfo.

In seguito il Califfo Omar, dopo essere entrato a Gerusalemme, senza l’uso delle armi, firmò il ‘Trattato di pace’ conosciuto fino ai nostri giorni sotto il nome di «Patto di Omar» (Patto Ummariyya).   Si presentò come segue:

«Dal servitore di Dio (abd Allàh) e Comandante dei credenti (Amir al mu’minìn) Omar. Gli abitanti di Gerusalemme sono garantiti sulla sicurezza della loro vita e dei loro beni. Le loro chiese e croci saranno preservate. I loro luoghi di culto resteranno intatti. Essi non potranno essere confiscati o distrutti. Questo trattato si applica a tutti gli abitanti della città. Le persone saranno completamente libere di seguire la loro religione, essi non dovranno subire nessun disagio o disturbo».[16]

Il Patriarca Cristiano Ortodosso di Gerusalemme ha pubblicato il 1 gennaio 1953 una copia dell’originale del manoscritto della libreria di Al-Fanar (in uno dei distretti amministrati da Istanbul) di ciò che sarebbe «Il Patto di Omar».[17]

Le porte della città di Gerusalemme erano aperte [senza l’uso delle armi, ma su ordine del Patriarca Cristiano]. Omar si diresse direttamente verso il Tempio di Davide (Masjid Al-Aqsa) e fece la sua preghiera sotto l’arcata di Davide. Visitò poi la più grande Chiesa Cristiana della città. Egli si trovò lì proprio quando venne l’ora della preghiera islamica del pomeriggio (Salàt al-‘Asr). Il Patriarca Cristiano Sofronio disse a Omar: «Puoi fare la tua preghiera nella Chiesa». Omar rispose: «No!, se faccio questo, potrebbe arrivare un giorno che i musulmani prendano questa scusa per impossessarsi della vostra Chiesa.»

Così, preferì fare la sua preghiera sulla gradinata all’esterno della chiesa. Di più, diede uno scritto al Patriarca Cristiano nel quale decretava che le gradinate delle chiese non dovevano essere utilizzate per la preghiera in comune né per la chiamata alla preghiera.

  • La Moschea di Omar     Moschea di Omar .2

Il Califfo Omar volle costruire una Moschea a Gerusalemme. Chiese prima al Patriarca Cristiano di Gerusalemme quale posto sarebbe stato più conveniente per questo suo progetto. Il Patriarca suggerì il Sakhra, vale a dire la roccia dove Allàh si rivolse al Profeta Yakub (Gacobbe). I cristiani avevano ammucchiato in quel luogo delle immondizie per irritare gli ebrei. Omar accettò il consiglio ed egli stesso prese parte alla pulizia del luogo. Gerusalemme, città di Gesù era così testimone del senso dell’equità che caratterizzava l’Islam e che è una conseguenza del buon dialogo, del rispetto, del riconoscere e dell’accettazione dell’altro. Quando ogni traccia d’impurità fu tolta, si costruì una Moschea in questo luogo, che esiste ancora ai nostri giorni, ed è conosciuta sotto il nome di “Moschea di Omar”.

  1. RELAZIONE CON GLI ATEI  (I NON CREDENTI) E CON I PAGANI 

La madre di Asmà (la figlia di Abu Bakr) venne a Medina per rendere visita a sua figlia e a portargli anche dei regali. Asmà però non ha voluto fare entrare sua madre in casa sua e nemmeno accettare i suoi regali, perché sua madre era ancora pagana. E’ in questa situazione che fu rivelato al Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) questo versetto coranico: «Allàh non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allàh ama coloro che si comportano con equità».[18]

Asma accettò allora di ricevere sua madre in casa e di prendersi cura di lei.

Il versetto coranico mostra bene come il dialogo vada oltre la tolleranza che è un termine estraneo all’Islam, perché tollerare, è accettare a malincuore; l’islam esalta piuttosto “l’amore” del prossimo (amare il bene per gli altri) e “la bontà”, che sono i motori del conoscersi a vicenda e del buono scambio: «O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda».[19]

Si può citare inoltre, sempre in questo senso, anche il patto di Hudaybiyya e la delegazione di Thaqîf e di altri esempi della Storia della vita del Profeta (Sîra).

  1. IL ‘RICONOSCIMENTO RECIPROCO’ : UN’ALTRA DIMENSIONE DEL DIALOGO

Spesso, il concetto di «tolleranza» è utilizzato nella cornice del dialogo inter-religioso. Questo concetto, sia nel Corano sia nella Sunna, non si trova da nessuna parte. Tollerare, può condurre ad accettare qualcuno a malincuore o di contro voglia o con delle riserve che poi alimentano una certa distanza nei suoi confronti. Alcuni storici pretendono che questa parola è nata dai conflitti tra protestanti e cattolici.

Nell’Islam, la tolleranza è sostituita dall’amore del prossimo e ad un “riconoscimento reciproco”, vale a dire che esige un dialogo permanente ed una condivisione tra le parti del dialogo. «O uomini! in verità Noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù, affinché vi conosciate a vicenda».[20]

Il credente (mu’min) grazie alla sua educazione spirituale (adab) è portato ad amare l’altro, perché il suo cuore è riempito di amore di Dio e del suo Profeta e «Dio non ha posto due cuori nel petto di nessun uomo»[21] perciò ne deriva che il credente può solamente amare le creature senza distinzione (mawaddata[22] ishfâq, una misericordia verso l’universo) e comunicare con esse senza pregiudizi.

Il ‘vero credente’, attraverso la pratica delle prescrizioni divine e dell’educazione spirituale Muhammadiana comprende che: il solo giudice è Allàh!

Comprende anche che le credenze possono essere differenti o divergenti, ed egli comprende e comunica con l’altro amando per lui il bene e rispettandolo: perché l’essere umano, qualunque sia la sua razza o la sua religione, è generato dal soffio di Allàh.[23]

  • Il Profeta Mosè (a.s.) e il Faraone

Leggiamo nel Corano come Allàh ha ordinato al Profeta Mosè e a suo fratello Aronne (su di loro la pace) di – parlare bene –  e di – essere dolci – nella comunicazione (Da’wa) nei confronti di uno dei più grandi tiranni che il mondo abbia mai conosciuto: il Faraone

«Andate da Faraone: in verità si è ribellato! Tenetegli un linguaggio dolce. Forse ricorderà o temerà [Allàh]. Dissero: «O Signor nostro, temiamo che si scagli contro di noi o che accresca la ribellione». Rispose: «Non temete. Io sono con voi ed ascolto e vedo. Andate pure da lui e ditegli: ”In verità noi siamo, tutti e due, gli Inviati (Rasul) del tuo Signore. Lascia partire con noi i figli di Israele e non tormentarli più. Siamo venuti da te con un segno da parte del tuo Signore e sia la Pace su chi segue la retta via».[24]

Si può dire perciò in conclusione che, il musulmano deve rispettare tutti e usare delle buone maniere con ogni creatura di Dio. L’Islam ci ordina inoltre di rispettare anche il mondo animale e vegetale (cioè tutta la Creazione di Dio).

  • Perché bisogna avere il “rispetto” per tutti?

Perché (tra l’altro) si potrà avere uno scambio corretto con qualcuno solamente quando si ha rispetto per lui, senza il rispetto nessuna buona comunicazione è possibile, e il dialogo cederà allora il posto all’odio, ai pregiudizi, alla violenza, alla discordia e al disordine sulla terra.

I Sufi [25] dicono: «Nell’essere umano (qualunque sia l’essere umano) c’è la Luce di Dio, “il soffio di Dio” (an-nafkh al-ilàhì), è a questo soffio divino che gli Angeli si sono prosternati ed è ciò che Satana (Iblis) invece non ha visto. Non ha visto nell’essere umano che l’argilla e fu velato [su ciò che c’era dietro e al disopra dell’argilla]».

Allàh dice a proposito della creazione dell’uomo:

«[Allàh] gli diede [all’uomo] la sua forma perfetta e ha insufflato in lui del Suo spirito (ruh).»[26]

Perché i nostri Maestri Spirituali (Shuyukh) dicono che non occorre giudicare (o disprezzare) nessuno? Perché difatti nessuno può sapere come sarà la fine della sua vita (una buona o una cattiva conclusione Khâtima), e gli atti valgono solamente per la loro conclusione finale come è risaputo nell’Islam. È probabile che un politeista si trasformi (per la volontà, la guida, e la grazia del Signore) in un santo monoteista (muwahhid) giusto prima della fine della sua vita. Ed è probabile che quello che era musulmano praticante muore infine nell’idolatria o nel peggiore dei peccati (che Dio ci preservi da ciò), come viene detto anche in questo detto (hadith) del nostro Profeta (salla Allahu ‘alayhi wa sallam):

«Il concepimento di ciascuno di voi, nel ventre di sua madre, si compie in quaranta giorni sotto forma di seme, poi come grumo di sangue per uno stesso periodo e come pezzo di carne per pari tempo. Dopo gli viene inviato l’angelo che gli soffia lo spirito di vita e gli ordina le quattro parole prescritte: il suo sostentamento , il termine della sua vita, le sue azioni e la sua infelicità o felicità. Giuro su Allah, oltre al quale non c’è altro Dio, che anche chi agisce come le genti del Paradiso, tanto da non esserci che la distanza di un braccio tra lui e il Paradiso, sarà sopraffatto da quanto è prescritto e agirà come le genti dell’Inferno e in esso entrerà. Chi agisce come le genti dell’Inferno, tanto da non esserci che la distanza di un braccio tra lui e l’Inferno, sarà sopraffatto da quanto è prescritto e agirà come le genti del Paradiso e in esso entrerà».[27]

E Dio fa ciò che vuole, guida chi vuole, Egli è il Solo a conoscere le (vere) intenzioni profonde delle Sue creature ed Egli è il Giusto, il Generoso ed il Potente.

Ciò non esclude evidentemente il buon consiglio reciproco (nasiha)[28], costruttivo, dolce e saggio, dato con le sue buone maniere e le giuste convenienze (‘adab) e le sue corrette condizioni.

Il nostro buon consiglio (nasihaè che il musulmano deve seguire il modello del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) e dei suoi Compagni (Sahaba), ed avere così sempre il ‘migliore comportamento’ (mu’amala) ed il più bel e virtuoso carattere (akhlàq karim) per servire la sua Religione (Dìn) e non nuocere alla sua immagine e per essere un vero e fedele ambasciatore dell’Islam, dovunque esso si trovi.

*

«E’ Allàh che dona il successo, ed è a Lui che chiedo aiuto»  (wa Allàhu al-muwaffiq, wa bi-Hi nasta’ìn)

E la lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi”  (al hamdu li-Lllàh rabbi l-‘alamìn)

 NOTE

[1] «mu’àmala» ha tra i suoi significati in italiano: relazione sociale, comportamento, pratica dei doveri comunitari, condotta verso gli altri. Vedi anche «mu’amàlat»: gli obblighi del credente verso gli uomini, la relazione con gli altri, gli atti con cui gli uomini entrano in contatto fra loro. Vedi inoltre «adab»: buon comportamento, buone convenienze, la buona creanza nel comportamento, garbo, cortesia, buone maniere, educazione, condotta appropriata, attitudine giusta.

[2] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[3] Corano Sura Al-Mà’ida 5:32.

[4] Corano Sura Al-Mà’ida 5:2.

[5] La madre di Asma, la figlia di Abu Bakr, era arrivata a Medina per fare visita a sua figlia portandole inoltre dei regali. Asma non ha voluto fare entrare in casa sua madre ne accettare i suoi regali in quanto sua madre era ancora pagana. E’ in questa situazione che è stato ispirato al Profeta questo versetto coranico, dopo il quale Asma accetta di ricevere in casa sua madre e anche i suoi regali.

[6] Corano Sura Al-Mumtahana 60:8-9.

[7] Hadîth riportato da Al-Bukhârî in “Al-adab Al-mufrad” (273) e Ahmad Ibn Hanbal nel Musnad 2/381.

[8] Hadîth riportato da At-Tirmidhî.

[9] «Amàna»: deposito di fiducia, mandato divino, è complementare alla Luogotenenza (Khilàfa). Dice Allàh: “Noi abbiamo proposto il deposito (amàna) ai cieli e alla terra, e ai monti, ed essi rifiutarono di portarlo, e ne ebbero paura. Ma se ne caricò l’uomo (…)”. (Corano Al-Ahzàb 33:72).

[10] Corano Sura An-Nisà 4:93.

[11] Corano Sura Al-Ankabut 29:46.

[12] «La Costituzione di Medina» o «La Carta di Medina» (Sahìfat al-Medina) che è la costituzione del primo Stato o Comunità islamica nella città di Medina, che ha inoltre messo fine a quasi 100 anni di lotte tribali tra le due tribù più importanti quelle degli “Aws” e quella dei “Khazraj”.

[13] Riferimento: ‘La Sira’ di Ibn Ishâq, vedere anche ‘Nûr Al Yaqîn fî sîrati sayyidi almursalîn’ di Sheikh Muhammad Al Khadrî, Ed.Dar al-jîl Beyrût e Dar ammâr, Oman, 1995, p. 309.

[14] Corano Sura Imràn 3:199.

[15] Riportato da Ibn Hibbàn 1/521.

[16] Rif. At-Tabarì, op.cit.2^ parte, pag. 449.

[17] Biblioteca del Patriarcato di Gerusalemme, Documento n° 552. NB- L’originale di questo Patto è ancora conservato alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

[18] Corano Sura Al-Mumtahana 60:8.

[19] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[20] Corano Sura Al-Hujuràt 49:13.

[21] Corano Sura Al-Ahzàb 33:4. Si vuole fare qui allusione al fatto che i sentimenti opposti al riguardo di qualcuno o di qualche cosa non possono coesistere nello stesso tempo nel cuore di un uomo credente.

[22] «Mawadda» ha i seguenti significati: Amore mutuo, affetto reciproco, attaccamento; (Vedi Cor. Rùm 30:21); «Isfhaq» è la sollecitudine.

[23] Corano Sura As-Sajda 32:9: «[Allàh] gli diede [all’uomo] la sua forma perfetta e ha insufflato in lui del Suo spirito (Ruh)».

[24] Corano Sura Ta-Hà 20:43-7.

[25] «Sufi» sono coloro che sono ricollegati al Tasawwuf (Sufismo) la Via mistica dell’Islam, e che praticano la “purificazione del cuore” (tazkiya).

[26] Corano Sura As-Sajada 32:9.

[27] Riportato da Abu Abd ar-Rahmàm Abdullah ibn Masud nel Sahih di Al-Bukari e Muslim. E vedi anche “I Quaranta hadit” di An-Nawawi nr.4.

[28] Il ‘Buon consiglio’ «nasiha».

as-Salàmu ‘alaykum

la Pace sia su di voi

Rose

 

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“Un Hadith al giorno” sul Mese di Ramadan e il Digiuno

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In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

tuttelelune

«UN HADITH [1] AL GIORNO»

SUL MESE DI RAMADAN E IL DIGIUNO 

  1.  «Nel Paradiso c’è una Porta che si chiama “Ar-Rayyàn[2] per la quale verranno fatti entrare i digiunatori il Giorno della Resurrezione. Nessun altro che loro potrà entrare da questa porta.  Sarà detto: “Dove sono i digiunatori?”, allora essi si alzeranno, e nessun altro che loro entreranno dalla porta. E quando saranno entrati, questa Porta sarà chiusa, e nessun altro sarà introdotto.»[3]
  1. Si tramanda da ‘Abdullah ibn ‘Umar che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Il Digiuno e il Corano intercederanno in favore del servitore il Giorno della Risurrezione. Il Digiuno dirà: “Oh mio Signore, gli ho impedito di nutrirsi e di soddisfare il suo desiderio, prendimi dunque come intercessore in suo favore!” Ed il Corano dirà: “Gli ho impedito di dormire la notte, prendimi dunque come intercessore in suo favore!”, ed essi faranno da intercessori.» 

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine), ha detto:

«Ogni cosa ha la sua elemosina purificatrice e l’elemosina purificatrice del corpo è il digiuno. Il digiuno è la metà della pazienza (sabr).»[4]

  1. Si tramanda da Abû Usama:

«Dissi: “Oh Inviato di Allàh! Ordinami una opera (di adorazione e di eccellenza)! Egli rispose: “Pratica il digiuno, perché non c’è nulla di equivalente”. Io ripetei: “Oh Inviato di Allàh! Ordinami un’opera (di adorazione e di eccellenza)! Egli rispose: “Pratica il digiuno, perché non c’è nulla di equivalente”. Io (ripetei una nuova volta): “Oh Inviato di Allàh! Ordinami un’opera (di adorazione e di eccellenza)! Egli rispose: “Pratica il digiuno, perché non c’è nulla di simile”.»[5]

Una variante citata da An-Nasà’ì riporta:

«Andai a trovare l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) e gli dissi: “Oh Inviato di Allàh! Ordinami un opera per merito della quale, Allàh mi accordi un profitto, (spirituale)!” “Egli disse: “Pratica il digiuno, perché non c’è nulla di simile.»

  1. Si tramanda da Abu Sa’id che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Non vi è servitore che digiuni un giorno (solo) sulla Via di Allàh senza che, per questo giorno di digiuno, Allàh non gli tenga lontano il suo volto dal Fuoco (dell’ Inferno) per settanta annate.»[6]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra: l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) incitava molto i suoi Compagni a passare le notti del mese di Ramadân in veglia e preghiera, senza però loro ordinarlo e renderlo un obbligo. Poi diceva:

«Chi passa (le notti del mese di) Ramadân in veglia e preghiera, con fede (profonda in Allàh) e (ferma) convinzione (della ricompensa), i suoi peccati precedentemente commessi gli saranno perdonati.»[7]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

   «Allàh (Sua è l’Onnipotenza e la Maestà) ha detto: Ogni atto del figlio di Adamo gli appartiene eccetto il digiuno, perché il digiuno appartiene a Me, e sono Io che ne do la ricompensa. Il digiuno è come una corazza. Quando per uno di voi è giorno di digiuno, che egli non nutra dei propositi osceni e che non vociferi. Se qualcuno lo insulta o lo combatte, che egli dica: “Sono in stato di digiuno, sono in stato di digiuno”. Per Colui nella Cui Mano si trova l’anima di Muhammad, l’alito cattivo di colui che digiuna è presso Allàh più profumato del profumo del muschio. Colui che digiuna ha due gioie di cui rallegrarsi: quando rompe il digiuno, egli si rallegra della sua rottura, e quando incontra il suo Signore, si rallegra del suo digiuno fatto.»[8]

  1. Si tramanda da Anas ibn Mâlik che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

   «Prendete il “suhûr”[9] perché nel suhûr c’è benedizione e prosperità.»[10]

Abdallàh ibn Al-Harith riporta che uno dei Compagni del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Entrai dal Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) mentre prendeva il suhùr ed egli disse: “È certamente una benedizione (barakà) che Allàh vi ha accordato, perciò non la abbandonate!»[11]  

  1. Si tramanda da Zayd ibn Thàbit:

«Noi prendemmo (prima del fajr) il pasto notturno del suhùr con il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine).  Poi lui si alzò per la preghiera e noi gli domandammo: “Qual è il tempo che separa la fine del suhùr dall’appello alla preghiera (Adàn)?” Egli rispose: “giusto il tempo che ci vuole per leggere cinquanta versetti (ayat) del Corano.»[12]

  1. Si tramanda da Abu Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Se qualcuno di voi si dimentica che è in digiuno e mangia o beve, che egli riprenda il suo digiuno poiché è Allàh che gli ha dato da mangiare e da bere.»[13]

  1. Si tramanda da Zaid Ibn Khâlid Al-Juhannî che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Chi dona ad un digiunatore del cibo con cui rompere il suo digiuno, ha la sua stessa ricompensa, senza che niente sia diminuito della ricompensa del digiunatore.»[14]

  1. Il Profeta Muhammad (su di lui benedizioni e la pace) ha detto:

«Chi dona a un digiunatore di che rompere il suo digiuno con cibo e bevanda leciti, gli Angeli pregano per lui tutte le ore del mese di Ramadân e Gibril (l’arcangelo Gabriele) prega per lui la “Notte del destino” (Laylatu l-qadr).»[15]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Ci sono tre (persone) dei quali la supplica non è respinta: Il digiunatore quando rompe il suo digiuno; l’Imam giusto; E l’implorazione di colui che subisce un’ingiustizia. Allàh eleva le loro suppliche al disopra delle nuvole, le Porte del Cielo sono loro aperte ed il Signore dice: “Per il Mio Potere e la Mia Maestà! certo ti porterò aiuto, fosse questo anche dopo un certo tempo!»[16]  

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Quando arriva il mese di Ramadân, le Porte del Paradiso vengono spalancate, le Porte del Fuoco (dell’Inferno) vengono solidamente chiuse e i demoni (shayàtìn) sono accuratamente incatenati.»[17]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Le cinque Preghiere (rituali quotidiane), la Preghiera del Venerdì (Salàt al-jumu’at) e il Digiuno del mese di Ramadân, sono un Perdono che copre i peccati commessi tra il periodo di una preghiera e quella successiva, tra una Preghiera del Venerdì e la successiva e tra un digiuno del mese di Ramadân e il successivo, se i peccati  gravi sono evitati.» [18]

  1. Si tramanda da Ibn ‘Abbâs:

«L’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) era il più generoso degli uomini, ed è durante il mese di Ramadân,  quando Gabriele (Jibrìl) lo incontrava, che lui era più generoso. Jibrìl  lo incontrava ogni notte di Ramadân per insegnargli il Corano e, quando Jibrìl lo incontrava, l’Inviato di Allàh (su lui la Grazia e la Pace) era certamente più generoso del vento (portatore di pioggia).»[19]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ripeté due volte:

«Guardatevi dal praticare il digiuno continuo!” Noi gli dicemmo: “(Ma) tu, pratichi il digiuno continuo!” Egli Rispose: “Il mio Signore durante la notte, mi nutre e mi dà da bere. Non imponetevi (dunque) come opera di adorazione, se non ciò che è nelle vostre forze.»[20]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Chi rompe il digiuno un giorno del mese di Ramadân senza dispensa (per motivi consentiti dalla Legge) né malattia, il digiuno di tutta una vita non potrebbe compensare il suo giorno di rottura ingiustificata anche se lo compisse effettivamente.»[21]

  1. Si tramanda da Salmân ibn ‘Amir Ad-Dabbî che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Quando uno di voi rompe il digiuno, che rompa con dei datteri perché essi sono una “barakà” (benedizione) e se non trova dei datteri che rompa con un sorso di acqua, perché essa è purezza.»[22]

  1. Si tramanda da Abû Huraira che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Colui che non rinuncia a dire delle menzogne e ad agire ingannevolmente durante il mese Ramadân, Allah non ha (nessun) bisogno che lui rinunci al suo cibo e alla sua bevanda.»[23]

  1. Si tramanda da Â’isha (Allàh sia soddisfatto di lei):

«Quando arrivavano le ultime 10 notti del mese di Ramadân, il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) aggiustava i suoi vestiti (serrava il mantello)[24],vivificava le sue notti per l’adorazione di Allàh, e svegliava la sua famiglia (per pregare).»[25]

  1. Si tramanda da Abû Salama ibn Abd Rahmân che chiese ad Â’isha (Allàh sia soddisfatto di lei) come era la Preghiera dell’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) durante il mese di Ramadân. Lei rispose:

«Durante il mese Ramadân o ogni altro mese, egli non superava undici rak’àt: pregava quattro rak’at di cui non potrei descriverti la bellezza né la durata, poi quattro rak’at di cui non potrei descriverti la bellezza né la durata, poi  tre rak’at. Un giorno gli chiesi: “Oh Inviato di Allàh! dormi tu, prima di compiere la preghiera del Witr[26]? Egli rispose: “Oh Â’isha, i miei occhi dormono, ma il mio cuore non dorme.»[27] 

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Ci sono dei digiunatori che non avranno (altro effetto) del loro digiuno che la fame senza ricompensa, e ci sono degli uomini che passano le loro notti in piedi in preghiera che non avranno (altro effetto) della loro preghiera che la veglia senza ricompensa.»[28]

  1. Si tramanda da Â’isha (Allàh sia soddisfatto di lei) che Hamza ibn’Amr al-Aslami chiese al Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine):

«”Devo digiunare quando sono in viaggio”? (quest’uomo digiunava molto). Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) rispose: «Se tu vuoi, digiuna, e se tu non vuoi farlo, non digiunare.»

  1. Si tramanda da ‘Ubâda ibn As-Sâmit: Il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) uscì da casa sua per informarci della data della Notte del Destino (Laylatu l-Qadr). In quel momento due tra i musulmani litigarono e il Profeta allora disse:

«Ero uscito per informarvi della data della Notte del Destino (Laylatu l-qadr), ma un tale ed un tale hanno litigato e la data di questa Notte mi fu allora tolta: senza dubbio questo è un bene per voi. Cercate dunque questa notte nella nona, nella settima e nella quinta (delle ultime dieci notti del mese di Ramadân).»[29]

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

 «Colui che passa la Notte del Destino (Laylatu l-Qadr) in veglia e preghiera, con fede profonda in Allàh e ferma convinzione della Sua ricompensa e che la sua adorazione coincida con l’avvenimento di questa Notte, i suoi peccati passati gli sono perdonati.»[30]

  1. Si tramanda da Ibn Abbâs:

«L’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha dichiarato obbligatorio (fard) l’Elemosina della Rottura del digiuno (Zakàt al-fitr); l’ha istituita come purificazione per il digiunatore dei propositi futili e indecenti, e cibo per i poveri. Per colui che la versa prima della Preghiera della Festa della Rottura (‘Id al-Fitr) è Elemosina purificatrice gradita da Allàh, per colui che la versa dopo la Preghiera della Festa della Rottura essa non è che una (semplice) elemosina tra le altre.»[31]

  1. Si tramanda da Al-Bukhârî che l’Inviato di Allàh (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Allàh dice: il digiunatore abbandona per Me il suo cibo, la sua bevanda ed il suo desiderio. Il digiuno Mi appartiene e sono Io che ne attribuisco la ricompensa e la buona opera verrà ricompensata moltiplicata per dieci.»

  1. Si tramanda da Abû Hurayra che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:

«Digiunate alla sua visione (della luna nuova del Mese di Ramadân) e rompete alla sua visione (della luna del Mese di Sawwal) e se vi è nascosta (dalle nuvole), terminate il mese di Sha’bân contando trenta giorni.»[32] 

  1. Si tramanda da Ibn Umar che alcuni Compagni del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) ebbero durante il sonno una visione che indicava la Notte del Destino tra le ultime sette notti (del mese di Ramadàn). L’Inviato di Allàh disse allora:

«Vedo che le vostre visioni concordano (nello stabilire la Notte del Destino) fra le ultime sette notti (del mese di Ramadân), colui che ricerca questa Notte la ricerchi dunque tra le ultime sette notti.»[33]

 *

Che Allàh l’Altissimo accetti i nostri digiuni fatti per Lui  e le nostre suppliche di aiuto du’à fatte a Lui, il Misericordioso e il Clementissimo, Amin.

NOTE

[1] «Hadith» detti e fatti del Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine).

[2] La parola “Ar-Rayyàn” (bevanda che satura) contiene al tempo stesso l’idea di un’acqua abbondante e dissetante.

[3] Hadith riportato da Al-Bukhari.

[4] Perciò secondo questo hadith il digiuno è “un quarto della Fede (Iman)” perché è la metà della pazienza e “La pazienza (sabr) è la metà della Fede”. (Hadith riportato da ibn Mâjah) .

[5] Hadith riportato da A-Nasà’ì.

[6] Hadith riportato da Al-Bukhàrì, Muslim, At-Tirmidhi.

[7] Hadith riportato da Bukhârî, Muslim, Abû Dâwûd, At-Tirmidhî.

[8] Hadith riportato da Al-Bukhârî et Muslim.

[9]Suhùr” è il pasto preso nella notte prima del chiarore dell’Aurora (Fajr).

[10] Hadith riportato da Al-Bukhârî, Muslim, At-Tirmidhî, An-Nasâ’î.

[11] Hadith riportato da An-Nasà’ì.

[12] Hadith riportato da al-Bukhari.

[13] Hadith riportato da al-Bukhâri. NB- Nella Scuola Malikita, in base ad altri hadith, questo giorno si deve recuperare.

[14] Hadith riportato da at-Tirmidhî, an-Nasâ’î e Ibn Mâjah. 

[15] Riportato da Tabarànì e da Abu Shaykh.

[16] Hadith riportato da Ibn Hanbal, At-Tirmidhî et Ibn Mâjah.

[17] Hadith riportato da Al-Bukhârî e Muslim.

[18] Hadith riportato da Muslim.

[19] Hadith riportato da Al-Bukhârî e Muslim.

[20] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

[21]Hadith riportato da At-Tirmidhî, An-Nasâ’î ed Ibn Mâjah.

[22] Hadith riportato da Abù Dâwûd, At-Tirmidhî ed Ibn Mâjah.

[23] Hadith riportato da Al-Bukhârî, Abû Dâwûd ed At-Tirmidhî.

[24] Si asteneva dall’atto coniugale imponendosi la continenza.

[25] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

[26] Preghiera di una sola rakàt che sigilla le preghiere della notte (ultima preghiera della notte).

[27] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

[28] Hadith riportato da Ibn Mâjah.

[29] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

[30] Hadith riportato da Muslim.

[31] Hadith riportato da Abû Dâwûd ed Ibn Mâjah.

[32] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

[33] Hadith riportato da Al-Bukhârî.

assalamu ‘alaykum

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Il Digiuno: Purificazione del corpo e dello spirito e suoi benefici

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In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu –  Che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

Giglio

IL DIGIUNO:

PURIFICAZIONE DEL CORPO E DELLO SPIRITO E  SUOI BENEFICI

(di Umar A. Frigo)

Siamo entrati nel «Mese di Ramadan», il Mese Benedetto e di digiuno per i musulmani, il mese nel quale è disceso il Corano. E’  il nono mese del Calendario lunare Islamico, ed è uno dei quattro “mesi sacri” del calendario.

Allàh l’Altissimo dice: «O voi che avete fede, vi è stato prescritto il digiuno come è stato prescritto a coloro che sono venuti prima di voi, che possiate essere timorati (…). E’ il mese di Ramadân, nel quale fu fatto discendere il Corano, Guida per gli uomini e chiare evidenze della Guida e del discrimine. Chi di voi attesti il mese, digiuni in esso”. (Corano Al-Baqara 2:183.5) 

In questo “Mese di Ramadan” più di un miliardo e mezzo di persone che praticano l’Islam, uomini e donne, di tutte le razze e sparse in tutti i Paesi del mondo, digiunano durante tutta la giornata, astenendosi dal cibo, dalle bevande e dai rapporti intimi sessuali coniugali, e questo per obbedire all’Ordine del loro Signore l’Altissimo e ricercarne la Sua soddisfazione.

In questa nostra  cosiddetta “Società dei Consumi” praticare per l’intera giornata il – non-consumo – di cibo, bevande e piaceri coniugali, e questo per la durata di un intero mese, sembrerebbe essere una cosa illogica, sciocca se non addirittura dannosa per il corpo e per la mente. Ma è proprio cosi? Vediamolo assieme.

  • I “Benefici fisici” del Digiuno: dal punto di vista della Scienza Medica.

Riportiamo di seguito alcune brevi dichiarazioni ufficiali prese dal mondo scientifico e medico, che evidenziano i grandi benefici del digiuno nel corpo umano.

«Autotrofia»: La parola, di origine greca, è formata dai termini αὐτός (stesso) e τροφή (nutrimento). L’autotrofia è la condizione nutrizionale di un organismo in grado di sintetizzare le proprie molecole organiche a partire da sostanze inorganiche e utilizzando energia non derivante da sostanze organiche assimilate. A digiuno – il corpo si nutre di sé stesso – e guidato dall’intelligenza somatica elimina le cellule invecchiate e degenerate, i tessuti e gli accumuli sovrabbondanti, rigenerando profondamente le componenti organiche e riequilibrandone le funzioni. Questi cambiamenti ci rendono comprensibili i benefici organici del digiuno.

Ai nostri giorni, è stato dimostrato il meccanismo fisiologico che permette di digiunare senza alcun danno, ma traendone anzi grandi vantaggi: vari studi medici hanno dimostrato che il cervello è dotato di enzimi in grado di metabolizzare i corpi chetonici [1]. In particolare, è stato dimostrato che il cervello, durante un digiuno, è in grado di utilizzare proprio i corpi chetonici per produrre gli zuccheri necessari.
 Dunque accade che appena i corpi chetonici raggiungono un valore di soglia nel sangue, l’organismo e, in particolare, le cellule del sistema nervoso, li utilizzano per produrre energia, senza dover più “scomodare” le proteine: si tratta di un adattamento fisiologico perfetto, che consente anche di risparmiare le proteine.

Il digiuno polarizza la bio-energia verso la rigenerazione cellulare e la guarigione. Il digiuno può essere considerato uno dei bioritmi fondamentali per l’equilibrio vitale e la condizione ideale per la guarigione: gli animali sospendono l’alimentazione in caso di traumi o malattie. L’istintiualità del digiuno come via di riequilibrio e guarigione è in gran parte andata perduta dall’uomo, tuttavia è innegabile la importanza  del digiuno tra  i metodi di guarigione di vari popoli fin dall’antichità.

Digiuno terapia:

I seguenti cambiamenti funzionali che si determinano durante il digiuno sono tra i fattori più importanti nell’attivazione dell’auto guarigione. La inattività dell’apparato digerente non solo asseconda la guarigione di patologie localizzate negli organi preposti alle funzioni digestive ma  intensifica i processi di riparazione e guarigione nella totalità del corpo. Risparmio energetico generale.

Durante il digiuno il corpo trae nutrimento dalle sue riserve e dai suoi tessuti, ma utilizza a questo scopo gli elementi deteriorati, involuti e meno sani come nutrimento per quelli più ricchi di vitalità, ringiovanendo così e rivitalizzando l’intera struttura organica.

Conclusione: possiamo affermare a seguito di questi studi della Scienza medica ufficiale che il digiuno fa bene al corpo umano.

  • I “Benefici Spirituali” del Digiuno (da Al-Ghazali)

Riportiamo alcuni passaggi del grande Sapiente Al-Ghzali (che Allàh sia soddisfatto di lui) su alcuni dei benefici spirituali del digiuno: «Il digiuno, essendo astensione e rinuncia, è in se stesso un segreto, mancandovi azione che si possa vedere, a differenza di tutte le azioni pie che sono esposte allo sguardo delle creature. Non vedendolo se non Allàh, Grande e Potente, il digiuno è opera del tutto interiore attuantesi con mera pazienza. Il digiuno serve a soggiogare il nemico di Allàh, il diavolo (shaytan), lo maledica Allàh! i cui mezzi (per far deviare) sono gli appetiti (desideri) i quali si fortificano col mangiare e col bere. A questo proposito il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto:  «Satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa maniera del sangue; restringetegli quindi i suoi canali (le vene) con la fame» (hadith). E a sua moglie ‘Aisha (che Allàh sia soddisfatto di lei) ha detto: «Continua a bussare alla porta del Paradiso», «Con cosa» chiese lei, «Con la fame!» rispose il Profeta.»

L’uomo, è di grado superiore agli animali, potendo egli con il lume della ragione domare gli appetiti, ma di grado inferiore agli angeli, potendo gli appetiti prendere il sopravvento su di lui. Trovandosi l’uomo in questo stato di lotta, quanto più egli viene preso dagli appetiti tanto più si riduce “degli abietti il più abietto”, aggregandosi agli animali; quanto più, invece, riesce a dominare gli appetiti, più si solleva “al sommo del Paradiso raggiungendo il mondo degli angeli”. Dice Allàh : «Chi digiuna trascura appetito, cibo e bevande per Me. Il digiuno Mi appartiene ed Io ne stabilisco la ricompensa» (Hadith quasi). Questo Mese aiuta al Bene perché come recita un detto del Profeta «Quando arriva il mese di Ramadân, le porte del Paradiso sono spalancate e quelle del Fuoco dell’Inferno ermeticamente chiuse mentre i demoni vengono incatenati. E ogni notte riecheggia: “tu che ricerchi il bene, approfittane e tu che ricerchi il male astieniti”.» (Fine citazione di Al-Ghazali tratto da  ‘I misteri del digiuno’ ).

Il digiuno fortifica la volontà dell’uomo, lo aiuta a non essere schiavo degli appetiti dei suoi sensi ma bensì a domarli e a padroneggiarli, come fa il cocchiere che guida i cavalli tramite le redini. Il digiuno rafforza la pazienza (sabr) nell’uomo facendolo cosi diventare forte di fronte alle prove della vita. Il digiuno insegna inoltre all’uomo la pietà e la misericordia (rahma), facendogli sentire la fame che provano i poveri che non hanno di che nutrirsi. Il digiuno rafforza inoltre nell’uomo la ‘sottomissione a Dio’ (islam), a Colui che gli da la vita e il sostentamento (rizq).

Questi sopra descritti sono alcuni ‘benefici spirituali’ per l’essere umano che digiuna per amore di Dio.

  • I diversi tipi di Digiuno (da Al-Jilani)

Ci sono inoltre diversi tipi di digiuno, vediamoli assieme con le parole del grande Sufi Shaykh Abd al-Qadir al-Jilani (che Allàh sia soddisfatto di lui).

«Il digiuno obbligatorio» e il «digiuno spirituale»

Il «digiuno obbligatorio» prescritto dalla Legge divina (sawm as-Sharia) consiste nell’astenersi dal mangiare, dal bere e dalle relazioni sessuali coniugali, dall’alba al tramonto.

Il «digiuno spirituale» (sawm at-Tariqa) richiede che si trattengano tutti i sensi ed i pensieri dall’accostarsi a ciò che è illecito. Esso ha in vista l’abbandono, sia interiore che esteriore, di tutto ciò che non ha armonia e la minima incrinatura di tale intenzione rompe il digiuno. Il digiuno prescritto dalla Legge è circoscritto nel tempo, mentre quello spirituale è ininterrotto e permane sia nella vita temporale che in quella eterna.

Il Profeta Muhammad (su di lui la preghiera e la pace divine) ha detto: «Vi sono molti di coloro che digiunano ma che non ottengono, dal loro sforzo, che fame e sete, senza altro beneficio». Vi sono anche coloro che rompono il digiuno quando mangiano e quelli il cui digiuno continua nonostante abbiano assunto cibo. Questi ultimi sono coloro che mantengono sensi e pensieri liberi dal male mentre le loro mani e le loro lingue non ingiuriano gli altri. E’ a questi che è stata indirizzata la promessa divina: «II digiuno è Mio, e sono Io che ne do la ricompensa

Il «digiuno  della Verità» (sawm al-Haqiqa). Più eccellente ancora di queste due specie di digiuno (sopra riportati) è  il «digiuno della Verità» che consiste – nel prevenire il cuore dall’amare qualunque cosa che non sia Allàh -. Questo digiuno si attua rendendo “l’occhio del cuore” (ayn al-qalb) cieco a tutto quel che esiste, perfino ai mondi nascosti al di là di questo nostro mondo, ad esclusione dell’amore per Allàh. Poiché anche se l’Altissimo ha creato tutto per l’uomo, ha nondimeno creato l’uomo per Sé, ed ha detto: «L’Uomo è il Mio segreto ed Io sono il suo segreto». Quel segreto è una luce che procede dalla Luce divina di Allàh. E’ il centro del cuore, fatto della più sottile sostanza; è lo spirito (ruh) che conosce tutte le verità nascoste; il legame segreto tra il creato e il suo Creatore. Quel segreto non ama ne è incline ad altro che ad Allàh.

 Non vi è nulla che valga la pena d’essere ambito, nessun fine, nessun oggetto d’amore in questo mondo o nell’altro, tranne Allàh. Se un atomo di qualcosa che non sia l’amore per Lui entra nel cuore, il «digiuno della Verità», il «vero digiuno», è rotto. Allora l’uomo deve rifarlo, vivificando quell’aspirazione ed intenzione sublimi, ritornando all’amore di Lui (Allàh), qui e nell’Aldilà, poiché l’Altissimo ha detto: «II digiuno è Mio, e sono Io che ne do la ricompensa.» (fine citazione di Abd al-Qadir al-Jilani).

Che Allàh accetti i nostri e i vostri digiuni, Amin.

Note:

[1] «corpi chetonici» sono tre composti che sono normalmente presenti nel sangue in piccole quantità. Questi composti, sintetizzati dalla cellula epatica in caso di eccesso di acetil-CoA, sono l’acetone, l’acido acetoacetico e l’acido beta-idrossibutirrico. I corpi chetonici sono dei derivati dei lipidi (derivano dal metabolismo dei lipidi, quasi esclusivamente epatico) ma hanno caratteristiche che li fanno assomigliare agli zuccheri: Elevata velocità di immissione; Rapidità di utilizzo.

Anche alcuni aminoacidi, in particolari condizioni metaboliche, possono originare corpi chetonici (Leucina, Lisina, Fenilalanina, Isoleucina, Triptofano e Tirosina). I corpi chetonici sono di piccole dimensioni, perciò vengono veicolati molto velocemente (molto più degli acidi grassi che, invece, hanno bisogno di proteine trasportatrici come l’albumina); i corpi chetonici vengono usati quasi esclusivamente dai muscoli e dai tessuti periferici, ma anche dal cuore (il 20-30% dell’energia da esso utilizzata proviene dai corpi chetonici) e dal cervello (in caso di digiuno prolungato).

assalamu ‘alaykum

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Brevi appunti: sul Digiuno del Mese di Ramadan

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In Nome di Allàh, Misericordioso (Ar-Rahmàn) e Clementissimo (Ar-Rahìm)

E la benedizione e la Pace siano sul nostro Profeta sayydinà Muhammad, il veridico (siddiq), la promessa (wa’d), il sigillo (al-khàtim) dei Profeti, inviato come Misericordia (Rahma) per tutti mondi, e sulla sua Famiglia e sui suoi Compagni

Assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

che la Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio, sia tutti voi

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BREVI APPUNTI: SUL DIGIUNO DEL MESE DI RAMADAN 

NB-Questi che riportiamo  sono solo alcuni brevi e semplici appunti introduttivi sul Digiuno (Siyàm), 4° Pilastro dell’Islam,  che non vogliono sostituire lo studio appropriato delle regole sul digiuno, regole riportate dalla Giurisprudenza  islamica (fiqh). 

  • Definizione del Digiuno legale (Siyâm)

Il digiuno islamico (siyâm) consiste in questi divieti  divini:

  • Non mangiare.
  • Non bere.
  • Non avere dei rapporti sessuali, né del piacere che va in questo senso.

Periodo di osservanza di questi divieti:

Dall’apparizione dell’aurora (Fajr) e cioè prima del sorgere del sole, fino al tramonto del sole  (maghreb). (Dopo il maghreb e fino al fajr non si è tenuti a questi divieti divini).

Condizioni che rendono obbligatorio il Digiuno:

  • Essere musulmani.
  • Avere raggiunto l’età della pubertà.
  • Avere l’uso della ragione.
  • Essere in stato di salute.
  • Per la donna: non essere in periodo di mestruazioni.

Ragioni valide per interrompere il Digiuno:

  • Il Viaggio, quando è si è già a oltre 80 Km dalla propria abitazione.
  • La Malattia, (se il digiuno aggrava la malattia diventa vietato).
  • Quando una persona è di età avanzata.
  • Per la donna: la gravidanza e l’allattamento (se c’è timore per il bambino).

Il digiuno del mese di Ramadân costituisce il 4° dei cinque pilastri dell’Islam [1].

Il mese di Ramadân è il nono mese, dei dodici mesi lunari islamici che sono i seguenti:

1) Muharram;

2) Safar

3) Rabî’ Awwal -I

4) Rabî’ Thàni -II

5) Jumâda Awwal -I

6) Jumâda Thàni – II

7) Rajab

8) Sha’bân

9) Ramadân

10) Shawwàl

11) Dhû Al-Qi’dah

12) Dhû Al-Hijja

  • L’obbligazione (fard) del digiuno del Mese di Ramadân – nel Corano

Il digiuno del Mese di Ramadân è un obbligo d’istituzione divina (fard). Dice Allàh, gloria a Lui l’Altissimo:

«O voi che credete, vi è prescritto il digiuno com’era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; [digiunerete] per un determinato numero di giorni.»[2]

Nota: Quest’obbligo (fard) di Allàh del digiuno del mese di Ramadàn per il musulmano, non è arrivato subito all’inizio della Rivelazione a Mecca, ma esso è arrivato a Medina nel secondo anno dell’Hégira, e cioè 14 anni dopo l’inizio dell’Islam. Forse perché a Medina i credenti avevano finalmente rafforzato e stabilizzato la Fede (imàn) nei loro cuori e potevano cosi accettare quest’ordine divino.

  • Alcuni detti (hadith) del Profeta Muhammad (sas) sul digiuno del Mese di Ramadan

L’Inviato di Allàh sayyidinà Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) a proposito del digiuno e del mese di Ramadân ha detto:

«Quando arriva il mese di Ramadân, le Porte del Paradiso vengono spalancate, le Porte del Fuoco (dell’Inferno) vengono solidamente chiuse ed i demoni (shayàtin) sono accuratamente incatenati.»[3]

«Non vi è servitore che digiuni un giorno (solo) sulla via di Allàh senza che, per questo giorno di digiuno, Allàh gli tenga  lontano il suo volto dal Fuoco (dell’Inferno) per settanta anni[4]

«Allàh (Sua è l’Onnipotenza e la Maestà) ha detto: «Ogni atto del figlio di Adamo gli appartiene eccetto il digiuno, perché il digiuno appartiene a Me, e sono Io che ne do la ricompensa. Il digiuno è come una corazza. Quando per uno di voi è giorno di digiuno, che egli non nutra propositi osceni e che non vociferi. Se qualcuno lo insulta e lo combatte, che egli dica: “Sono in stato di digiuno, sono in stato di digiuno”. Per Colui nella Cui Mano si trova l’anima di Muhammad, l’alito cattivo di colui digiuna è presso Allàh più profumato del profumo del muschio. Colui che digiuna ha due gioie di cui rallegrarsi: quando rompe il digiuno, egli si rallegra della sua rottura, e quando incontra il suo Signore, si rallegrerà del digiuno fatto.»[5]

  •  Alcuni Consigli e Raccomandazioni
  • Ecco alcune raccomandazioni generali per questo Sacro Mese che ci arrivano dalla Tradizione Profetica (Sunna). Il Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine) ha raccomandato vivamente di osservare queste pratiche, specialmente nel Mese di Ramadân.
  • Fare uno spuntino leggero prima del sorgere dell’aurora (fajr), spuntino noto come Suhùr.
  • Mangiare tre datteri o bere un po’ d’acqua subito dopo il tramonto (maghrib) per rompere il digiuno (iftàr), dicendo questa frase: «Allàhumma, la-Ka sumnà wa ‘alà rizqi-Ka aftarnà» (Oh Dio, per Tua causa abbiamo digiunato e adesso interrompiamo il digiuno col cibo che Tu ci hai dato).
  • Fare pasti leggeri, poiché come dice il Profeta (su di lui le preghiere e la pace divine) la peggior cosa che un uomo possa fare è riempirsi lo stomaco.
  • Osservare le preghiere surerogatorie dopo la Salàt ‘Ishà (della sera) note come “Salàt Tarâwîh”, in gruppo in Moschea o da soli o con la famiglia nella propria abitazione.
  • Fare visita ai Fratelli e intensificare le pratiche di solidarietà.
  • Incrementare lo studio e la recitazione del Sacro Corano.
  • Esercitare al massimo la pazienza (sabr) e l’umiltà.
  • Esseri attenti e cauti nell’uso dei propri sensi, della mente, e soprattutto della lingua. Astenersi dalle chiacchiere inutili, dai pettegolezzi e soprattutto dalla maldicenza. Controllare lo sguardo ed evitare azioni riprovevoli.
  • Breve Glossario dei termini arabi sul digiuno

Siyàm:       (anche sawm) Digiuno.

Ru’yà:        Visione/avvistamento (della Luna nuova).

Hilàl:          La nuova luna del Mese.

Niyya:        Intenzione

Suhùr:       Piccolo pasto notturno che si fa prima dell’alba (fajr).

Iftàr:           Pasto di rottura del digiuno da fare dopo il tramonto (maghreb).

Fard:          Atto obbligatorio d’istituzione divina.

Mandùb:    Atto consigliato e raccomandato.

Makrùh:     Atto sconsigliato e riprovevole

Kadà:          “Digiuno compensatorio”, da fare per un giorno di digiuno perso  ‘involontariamente’ per malattia, mestruazioni e altri casi ammessi.

Kaffàra:     “Espiazione”, da fare per chi rompe ‘con intenzione e volontariamente’ il digiuno al di fuori dei casi ammessi.

Fidya:        “Compensazione” dei giorni non digiunati, da fare per gli anziani e gli ammalati cronici.

Mudd:        (unità di misura) Quantità di cereali contenuti nelle due palme delle mani aperte e unite.

Sa’:            (unità di misura) Un «sa’» equivale a quattro «mudd», ed è la misura utilizzata per quantificare il valore della Zakàt al-fitr, (Sunna del Profeta).

Zakât al-fitr: “Elemosina rituale della rottura del digiuno” da fare alla fine del mese di Ramadan, per ogni musulmano membro della famiglia. E’ una norma tradizionale resa obbligatoria (sunna-wàijb) dal  Profeta (sas).

  • In chiusura

Fratelli e Sorelle in Allàh, in questo sacro Mese, come abbiamo letto sopra nell’hadith, Allàh l’Altissimo chiude le porte dell’Inferno e incatena i demoni (shaytan), e ciò fa pensare che  vengano cosi imprigionate da Allàh le forze malefiche, forze che salgono dal basso verso di noi. Abbiamo perciò in questo Mese Benedetto: il massimo dell’aiuto da parte di Allàh, Gloria a Lui l’Altissimo, e una grande facilità per controllare tutto ciò che solitamente ci arriva dal basso e cioè le nostre passioni, i nostri bassi desideri (hawà) della nostra anima inferiore (nafs), e abbiamo cosi l’occasione per “digiunare” (non alimentarci) di tutto ciò che proviene da questo basso mondo perituro (dunyà).

Sempre in questo mese Benedetto, Allàh l’Altissimo, spalanca le porte del Paradiso, liberando cosi le forze Benefiche che ci arrivano dal Mondo spirituale, il Regno celeste ed angelico (‘àlam almalakùt) e che cosi discendono fino a noi. Abbiamo perciò in questo Mese benedetto: il massimo dell’aiuto per beneficiare e “alimentare” spiritualmente il nostro cuore, con tutto ciò che ci proviene dall’Alto e che porta con sé la Benedizione divina (Barakà) e lo spirito (ruh) e poter cosi ‘elevarci a Dio’, e questo soprattutto con il ricordo di Allàh (dhikr Allàh) e con lo sguardo verso l’Alto, rivolto a Lui il Misericordioso e il Clementissimo, e nel ricercare il Suo gradimento (ridà).

E la Lode spetta ad Allàh il Signore dei mondi

(al-hamdu li-Llàhi Rabbi ‘alamìn)

NOTE

[1] I 5 Pilastri (Arkan) dell’Islam sono: 1) La Testimonianza di Fede (Shahada); 2) La Preghiera (Salàt) 5 volte il giorno; 3) l’Elemosina rituale (Zakat); 4) Il digiuno del mese di Ramadàn (Syàm); 5) Il Pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca.

[2] Corano Sura Baqara 2:183-187.

[3] Hadith riportato da Al-Bukhari, Muslim, At-Tirmidhì.

[4] Hadith riportato da Al-Bukhari e Muslim.

[5] Hadith riportato da Al-Bukhari e Muslim.

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